Favoriti Draghi, Emma & C.? Ma raccontatene un’altra…

Antonio Rapisarda
Tutti pazzi per il “trio” Mario Draghi, Emma Marcegaglia e Luca Cordero di Montezemolo. Già, alla domanda su chi dovrebbe essere il leader del futuro governo, gli italiani hanno risposto che vorrebbero rispettivamente il prossimo presidente della Banca centrale europea e membro della Goldman Sachs; l’attuale leader di Confindustria, il partito dei “padroni”; e il pupillo dell’avvocato Agnelli ed eterno enfant prodige della borghesia industriale italiana. Insomma, questa volta non si tratta dell’opzione nascosta e invocata da congreghe di tecnocrati ma, a quanto pare, tecnocrati e finanzieri sarebbero il desiderio più intimo degli elettori.
 
Un banchiere a palazzo Chigi?
Questo è stato snocciolato da Nando Pagnoncelli, sondaggista e direttore di Ipsos, in diretta a Ballarò martedì sera. Sì, tra le rilevazioni sulle intenzioni di voto che registrano un calo del Pdl (“pareggia” con il Pd) e sulle più variopinte formule (si teorizza anche un’alleanza che comprende tanto Vendola quanto Fini) che si prospettano per sconfiggere il centrodestra alle prossime elezioni, il dato più impressionante è stato che tra chi dovrebbe in qualche modo incarnare i leader che incassano maggiore gradimento ci sono personalità del mondo dell’economia. Sul podio, dicevamo, Mario Draghi e Emma Marcegaglia, entrambi al 52%. A questi segue il sempre invocato dai terzisti Luca Cordero di Montezemolo al 45%, a pari merito con Giulio Tremonti. Solo in seconda fila si trovano i politici: il primo dei quali è il ministro dell’Interno Roberto Maroni (44%) seguito dal leader del Pd Pier Luigi Bersani (43%), Nichi Vendola (42%), Antonio Di Pietro (40%), Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini (37%). Tra gli outsider vi sono Emma Bonino e Matteo Renzi (36%), Rosy Bindi e Roberto Formigoni (35%), e poi Gianni Alemanno (34%), Angelino Alfano (33%), Mario Monti (32%). Chiudono la rilevazione Silvio Berlusconi (26%) e Umberto Bossi (23%). La politica – almeno quella eletta direttamente – sta dietro, ma proprio dietro. E anche lo stesso centrosinistra, secondo la rilevazione, non sarebbe comunque ritenuto dagli stessi elettori in grado politicamente di gestire il dopo-Berlusconi. È chiaro: sono solo sondaggi. Ma in un momento del genere, con un attacco alla politica che arriva da più parti e ha quasi raggiunto il suo scopo, questi sondaggi rappresentano il termometro dell’indignazione o sono anch’essi agenti in campo?  
 
Il cortocircuito e l’antipolitica
Senza voler fare a tutti i costi i complottisti, questo dato testimonierebbe come, di fatto, proprio la politica è stata archiviata dal cuore e dalla mente degli italiani. Si dirà: le ultima performance in Parlamento non hanno di certo contribuito a stimolare l’appeal della classe dirigente nostrana. Ma resta il fatto che la fascinazione (oltretutto per archiviare l’esperienza politica di um homo oeconomicus come Silvio Berlusconi) per uomini e figure che provengono dal mondo della finanza, dell’industria e dei salotti buoni, sembra davvero un controsenso. Da una parte infatti si invoca come soluzione un referendum per una nuova legge elettorale che restituisca in qualche modo al cittadino la possibilità di scegliere personalmente il candidato, dall’altro però si registra la tentazione di cadere tra le braccia di chi – per professione e vocazione – rappresenta pubblicamente i poteri forti: gli stessi – oltretutto – che vengono presi di mira come corresponsabili del disastro della crisi economica. Questo cortocircuito, allora, che cos’è se non il frutto di una campagna antipolitica di delegittimazione che ha avuto l’appoggio della grande stampa, dei network di comunicazione, che hanno utilizzato gli “umori” delle agenzie di rating (le stesse che hanno giudicato con la tripla “A” i titoli di Lehman Brothers poche ore prima del crack finanziario) per ungere di vergogna, come unica responsabile, la classe politica, la sola istituzione – è sempre giusto ricordarlo – che viene eletta democraticamente? O, forse, proprio questo sarebbe la vittoria di chi intende restringere, con la scusa dell’urgenza economica e con la qualunquistica bocciatura della classe politica in toto, gli spazi di democrazia?
 
«Non è informazione ma indirizzo»
Ma davvero Mario Draghi è nei sogni degli italiani? «Credo che mettere assieme un banchiere, un’imprenditrice e un altro imprenditore ancora con i politici di governo e di opposizione sia un errore prima di tutto metodologico». Per Luigi Crespi, sondaggista e analista, è solo un grande pasticcio il calderone di nomi proposto da “Ballarò”. «È sbagliato perché la dinamica del consenso di un politico della maggioranza si può e si deve confrontare con il suo pari di opposizione perché si muovono sullo stesso mercato». Presentare assieme a questi, personaggi come il trio Marcegaglia, Draghi e Montezemolo, invece, «non mi ha mai convinto, è un errore, perché chi sta fuori dall’agone politico ha un vantaggio dal punto di vista di immagine perché non deve dare risposte concrete. Per questo consiglierei di fare una lista ad hoc sui personaggi che occupano posizioni differenti da quelle della politica. Draghi dovrebbe essere messo a confronto con altre istituzioni, come quella del presidente della Repubblica, che si pongono al di sopra delle parti. Lì il gioco cambierebbe». Che sia l’ennesima mossa per incentivare la retorica dell’antipolitica? «Per me l’antipolitica non esiste, prima di tutto perché è un’invenzione di chi fa i sondaggi e poi, quando la si invoca, è un fenomeno interno alla politica. È un’espressione politica di assoluto valore, tant’è che in questa fase non siamo di fronte a un’ondata di antipolitica ma a una selezione contro alcuni politici che secondo qualcuno devono essere sostituiti». Questo è il reale obiettivo di questa campagna. «L’obiettivo è quello di fare casino. E poi, diciamocelo, c’è molta sciatteria in queste cose. Certo, non do la colpa all’istituto di ricerca che propone ciò che dice Floris, che da parte sua fa una trasmissione di centrosinistra che più fa casino e meglio è. Alla base – e lo dice uno che guarda il programma e si diverte – non vi è la funzione di informare ma quella di indirizzare…».