La crisi? Da noi fa notizia solo lo scoop della lettera

C’è chi lavora per ottenere risultati e chi si affida allo scoop di una lettera confidenziale per dare qualche puntura di spillo al governo. Due fatti, due binari nello stesso giorno. I fatti: l’Europa comincia a muoversi in maniera più forte per fronteggiare la crisi economica. Meglio tardi che mai. Ieri il Parlamento tedesco ha dato il via libera al rafforzamento del fondo salva-stati (Esfs), da 250 a 440 miliardi di euro. Tutto qui? No, c’è anche dell’altro. Viene autorizzata la possibilità di acquistare titoli di Stato europei sul mercato secondario e vengono aperte delle linee di credito per i Paesi in difficoltà. La Germania ratifica così (523 voti a favore, 85 contrari e 3 astensioni) l’accordo raggiunto in seno al Consiglio europeo il 21 luglio. Già 9 Paesi su 17 avevano fatto altrettanto, gli altri se ne occuperanno nelle prossime settimane. Il voto tedesco, in ogni caso, ha abbattuto un muro. La Germania, infatti, era il Paese più riottoso alla novità; ora la Merkel ha più libertà di movimento, potendo annoverare il voto come una sua vittoria personale e anche la spinosa questione greca si presenta ai mercati con nuove sfaccettature.

L’Italia sorvegliata speciale

Per quanto riguarda l’Italia, osservato speciale sul fronte del debito, l’appuntamento di ieri era parecchio importante. Il nostro Paese ha piazzato sul mercato 7,86 miliardi di euro di titoli, riscontrando una richiesta molto buona anche se con rendimenti in rialzo fino all’1,10 per cento. Si può dire, in sostanza, che le cose stanno comiciando ad andare per il verso giusto, anche perché lo spread rispetto al bund tedesco continua a mantenersi sotto controllo. Anche le Borse hanno girato in positivo. Bene Milano (+2,07 per cento), ma bene anche tutte le altre piazze europee e Wall Street (apre in positivo e poi migliora), dopo il voto positivo del Bundestag e dopo i dati Usa sui sussidi di disoccupazione e sulla crescita del Pil, definita al di sopra delle attese. Le due manovre economiche di questa estate, dunque, qualche risultato sembrano averlo dato. Chi non lo ammette è in malafede. Il governo si è mosso come ha potuto di fronte all’attacco della speculazione, supportato dalle valutazioni delle agenzie di rating, che non consentiva tentennamenti.

La Bce scende in campo
Quanto la situazione fosse difficile lo si capisce anche leggendo la lettera “segreta” della Bce, spedita il 5 agosto al governo italiano e firmata da Jean-Claude Trichet e da Mario Draghi, futuro presidente dell’Eurotower. Su di essa si è polemizzato a lungo, soprattutto da parte di Pd, Idv e Sel che, per un verso, accusano Palazzo Chigi di aver lavorato sotto dettatura e, per un altro, gli contestano l’insufficienza delle decisioni prese. In realtà, stando al testo reso noto dal Corriere della Sera, si tratta di argomentazioni totalmente infondate. Abbiamo davvero un esecutivo incapace di mettere in pratica quanto gli è stato suggerito da autorevoli esperti economici internazionali? Ma quando mai. Trichet e Draghi in quella lettera hanno scritto cose di buonsenso che, in gran parte, costituiscono il patrimonio genetico del centrodestra. E gli atti parlamentari sono là a dimostrare che molte delle decisioni assunte erano già sul tavolo a prescindere dalle richieste arrivate da Francoforte. Del resto per mesi e mesi è stato lo stesso centrosinistra ad accusare Silvio Berlusconi di andare avanti per proprio conto e di essere «insensibile» ai richiami che arrivavano dall’estero. In realtà non c’è stata incapacità come non c’è stata insensibilità. L’esecutivo ha preso atto di quello che gli veniva richiesto e si è comportato di conseguenza. Alla fine a contare è stato il risultato e questo è stato garantito dall’impegno per il pareggio di bilancio a fine 2013 e dal varo di una manovra che ha tranquillizzato i mercati.

La ricetta italiana
Accanto alla ricetta della Bce che era sul tavolo Berlusconi e Tremonti hanno messo la ricetta italiana e i provvedimenti che ne sono scaturiti sono stati tali da garantire il risultato senza ammazzare il Paese. Si è intervenuti sulla parificazione dell’età della pensione per le donne del pubblico e del privato, ma non sugli assegni di anzianità; si è agito sul pubblico impiego, ma non si sono tagliati gli stipendi degli impiegati dello Stato; si è affrontato il problema dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ma senza autorizzare, sic et simpliciter, i licenziamenti delle persone. Il problema delle province è in via di superamento e liberalizzazioni e privatizzazioni non costituiscono più un tabù, anche se, su questo fronte, nessuno può aspettarsi rivoluzioni indolori. Si poteva fare di più? Certo che si poteva, ma con il rischio di sfociare in scioperi e manifestazioni di piazza, come succede oggi in Grecia. La Cgil ha messo in piedi una sorta di “rivolta sociale” di cui ancora adesso si sente l’eco. E la Marcegaglia ha fatto il resto, impedendo che la svolta in materia di occupazione, richiesta dalla stessa Confindustria, si concretizzasse del tutto. È prevalsa la politica in chiave anti-Cav. E su questo altare Viale dell’Astronomia è arrivata perfino a strizzare l’occhio alla Camusso. Il diavolo e l’acqua santa insieme per dare la spallata al premier che proprio in quei giorni si dava da fare per convincere la Bce a comprare i nostri Btp.