E adesso torniamo a crederci

Nel momento più difficile, quando è accerchiato, ferito e tutti sono convinti che sia spacciato e a un passo dalla resa, riesce ad alzarsi e a dare il meglio di sé, a restituire entusiasmo alle truppe, a suonare la carica. Silvio Berlusconi ha rotto il silenzio alla festa di Atreju, mentre sui quotidiani impazzavano nuove intercettazioni e una parte consistente dell’opposizione insisteva con la “proposta indecente”, quella del “se ti ritiri, noi ti garantiamo che non finisci in galera”. Macché, la politica è un’altra cosa, non è un baratto. E proprio lui, che è considerato come un corpo estraneo, come uno che è diventato presidente del Consiglio quasi per caso (se non per tutelare i suoi interessi) ha dimostrato ancora una volta di poter dare lezioni ai Buttiglione e ai Bersani.
Si va avanti, dunque, facendo politica, quella con la “p” maiuscola, rafforzando il centrodestra, ridando l’anima al partito e al governo, facendo le riforme. E a chi, nelle ultime settimane, si era fatto condizionare dai sondaggi, Berlusconi ha garantito: «Nel 2013 vinceranno i moderati, nessun esponente della sinistra è degno di essere pensato come premier». I giovani di Atreju hanno applaudito, c’è stato il bagno di folla, le foto, gli slogan. La nostra gente vuole riprovarci, continuare a crederci, rimboccarsi le maniche, gettarsi in nuove sfide. Ed è compito di tutti farle riaccarezzare un sogno.