Di Pietro avverte il Cav: «via o ci scappa il morto…»

Attenzione, Silvio, o vai via “o qui ci scappa il morto”. Presagio o minaccia, il confine è sottile, pericoloso: un confine che ieri Antonio Di Pietro ha superato abbondantemente, rivendicando la leadership morale di eventuali “rivolte sociali” che potrebbe innescare il voto di oggi alla Camera sull’arresto del deputato Marco Milanese. Quasi una sorta di legittimazione politica a eventuali movimenti di piazza, annunciati per oggi, all’esterno di Montecitorio, dal popolo viola, che sembra muoversi in tandem con il leader dell’Italia dei Valori. «Il governo non ha più nulla da dire o da dare e  chiuso nel suo bunker, pensa di poter ancora governare il Paese – ha spiegato Di Pietro sul suo blog – mentre nel Paese sta sbocciando la rivolta sociale. Prima che ci scappi il morto, mandiamo a casa questo governo». Toni da incendiario che fanno impallidire quelli che la Lega ha utilizzato nei giorni scorsi sulla secessione e che tante polemiche avevano sollevato. Al punto che ieri perfino dal Pd sono arrivate parole di riprovazione all’indirizzo dell’alleato: voci isolate, ma solo per pudore.

Il tandem col popolo viola

Poco prima che Di Pietro paventasse la rivolta sociale, il popolo viola aveva annunciato la manifestazione di oggi, all’esterno della Camera, con altrettanta aggressività. «Il malcontento è grande in tutto il Paese, ed è soprattutto generalizzato: i parlamentari devono pensare bene a quello che fanno perchè il voto sul caso Milanese potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso e far scoppiare la rivolta contro la casta», aveva detto Gianfranco Mascia, uno dei leader del movimento, presentando il presidio di domani “5 cent – quanto costa la democrazia?” che inizierà oggi alle 12 davanti a Montecitorio. Un pressing mirato a far pressione sul Palazzo affinché voti per l’arresto di Milanese, altrimenti… «… qualora il collaboratore di Tremonti sia salvato, ma ognuno sarà poi libero di agire come vuole…», concludeva Mascia, che faceva riferimento anche alle monetine di Craxi, sostenendo che certe cose “possono ripetersi”.

La reazione bipartisan

«Antonio Di Pietro ha toccato il fondo. Con la sua frase “prima che ci scappi il morto”, l’ex pm si conferma un incendiario irresponsabile. Ora il Pd ha il dovere politico di rompere con chi usa questi toni e soffia sul fuoco, in una situazione già delicata», attacca il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone. «Con le parole di Di Pietro e il popolo viola che invita al lancio delle monetine – dice il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ai cronisti – siamo ormai sul terreno dell’irresponsabilità più pura. Sul caso Milanese la Camera non può decidere accerchiata da questo tipo di pressioni e minacce». Dal Pd, nel silenzio di Bersani, si alza una voce isolata, quella di Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei. «Quello di Di Pietro è un linguaggio che va oltre ogni legittima critica al governo. Un motivo in più per ragionare sulle future alleanze», dice. «Il centrosinistra deve dialogare, non urlare – continua Farinone –. L’esempio è Prodi, non Di Pietro».

Bufera sul voto segreto
La richiesta di arresto di Marco Milanese, che ieri s’è autospeso dal partito, sarà votata oggi dalla Camera a scrutinio segreto, con il voto elettronico. La decisione del presidente Gianfranco Fini ha sollevato un vespaio di polemiche, ieri, alla Camera, con il Pdl che chiedeva di votare con il sistema delle palline, per garantire meglio la segretezza del voto. Ma Fini è stato irremovibile, ricordando che il regolamento prevede il ricorso alle palline solo quando si guasta il sistema elettronico. «Nessuno può impedire al deputato di rendere note le sue decisioni», ha spiegato Fini, che ha poi rivolto un appello «al senso di responsabilità di ciascun deputato e dei rappresentanti dei gruppi, per far sì che i comportamenti materiali siano tali da rendere concretamente efficaci le garanzie, anche tecniche, individuate nel tempo, come le più idonee per garantire la segretezza del voto». Cicchitto, però, ha duramente contestato la decisione: «Vista la stupefacente modifica di orientamento da parte dei gruppi che avevano contestato il voto segreto nella occasione precedente della votazione su Papa – ha spiegato il capogruppo del Pdl – abbiamo chiesto che questa votazione segreta venga assolutamente garantita e non si ripetano gli episodi che si verificarono l’altra volta, con il voto teleguidato dalle indicazioni dell’onorevole Franceschini che si riflettevano poi sul come il dito dei parlamentari del Pd doveva collocarsi». «Quindi abbiamo chiesto che la segretezza del voto, visto che è stata chiesta dagli altri, sia realmente garantita con il ricorso alle palline e a meccanismi a suo tempo definiti dal presidente Scalfaro – ha proseguito Cicchitto – C’è stato un orientamento diverso del presidente della Camera che non abbiamo condiviso. Sono curioso di vedere se l’onorevole Franceschini, avendo rovesciato completamente il suo parere sul voto segreto, darà o meno delle indicazioni, probabilmente non arriverà a questo punto di contraddizione».

Berlusconi da Napolitano
È stata una giornata di frenetici incontri, quella di Silvio Berlusconi, che in mattina ha tenuto un vertice con il leader della Lega Umberto Bossi, il segretario del Pdl Angelino Alfano, il sottosegretario Gianni Letta e i governatori del Veneto e del Piemonte Luca Zaia e Roberto Cota. Nel pomeriggio ha visto anche Fedele Confalonieri mentre in serata il premier s’è recato, di sua sponte, al Colle, per fare il punto della situazione e spiegare cosa il governo intende fare per rilanciare la crescita e lo sviluppo. Proprio martedì Napolitano aveva chiesto di accelerare su un pacchetto di misure per promuovere la crescita.