Brunetta e le minoranze che bloccano il Paese

Quale sarà il prossimo traguardo da tagliare nel cammino impetuoso verso il baratro della beceraggine? Black bloc alla prima comunione? No Tav al battesimo? O magari direttamente le Br al funerale? Il matrimonio modello blitzkrieg di Renato Brunetta segna in effetti un precedente inquietante, di sicuro una brutta pagina per lo stato della convivenza civile in questo Paese.

La beffa di Brunetta

Il ministro della Funzione pubblica, infatti, si è sposato sabato sera, a mezzanotte, e non più domenica pomeriggio alle 19.30, come programmato da tempo. Il motivo del cambiamento di programma è stato l’annunciata contestazione dei precari politicizzati, decisi a rovinare il giorno più bello all’ormai nemico giurato. Si tratta, come è facile immaginare, degli ultimi strascichi della polemica sulla “Italia peggiore”. Il fatidico “sì” è quindi avvenuto nella cornice di Villa Rufolo, a Ravello. Brunetta e Tommasa Giovannoni si sono uniti in matrimonio cinque minuti dopo la mezzanotte. Il tutto al termine di una giornata non senza depistaggi, resa pubblica in serata dall’entourage di Brunetta ed in particolare da Secondo Amalfitano, che ha materialmente celebrato il rito civile. Un grande bluff con tanto di depistaggio congegnato ad arte. «Una scelta – ha spiegato la sera stessa Brunetta ai suoi invitati – di cui mi sono convinto mettendo insieme l’amore per Titti e l’amore che nutro per Ravello». I dubbi sono cominciati a sorgere quando domenica, alle 19.35, non solo non c’era traccia del ministro con il pallino della puntualità ma neanche degli attesi ospiti, diversi ministri e parlamentari.

Gli assedianti
Una brutta beffa per la cinquantina di attivisti con le bandiere rosse dei Cobas, i sacchi di immondizia con le facce di ministri, i tamburi e soprattutto i cori di scherno rivolti a Brunetta: «Cretino, cretino» e «Sei un fannullone» o un più articolato «Siamo l’Italia peggiore, abbiamo un sogno nel cuore, Brunetta a San Vittore». Un presidio rumoroso ma ben poco rappresentativo, nonostante le pretese di monopolizzare tutta una categoria (“i precari”) e l’intero conflitto sociale. Eppure il manipolo sgraziato è bastato per alimentare un clima di tensione. Ad esempio, quando in piazza è passato il presidente della Provincia di Salerno, Edmondo Cirielli, che si è mandato a quel paese senza tanti giri di parole con i manifestanti. Mentre la piazza rumoreggiava, del resto, Brunetta era gia all’hotel Caruso a ricevere gli ospiti: assente il premier Silvio Berlusconi, a felicitarsi con gli sposi c’erano i due testimoni di Brunetta, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto (due amiche di vecchia data, invece, i testimoni di Tommasa Giovannoni) e i ministri Galan, Alfano, Carfagna, Fitto, Meloni oltre al presidente del Senato, Renato Schifani. La voce che si era sparsa in paese era che Brunetta stesse pronunciando in quella sede e in quei minuti il fatidico sì. Ma poco prima delle 22 l’ultimo colpo di scena con l’annuncio dell’ex sindaco di Ravello, Secondo Amalfitano: «Brunetta si è regolarmente sposato a Villa Rufolo la scorsa notte, cinque minuti dopo la mezzanotte». La festa con un paio di centinaia di invitati è proseguita con menù a base di mozzarelle e pizza con torta ricotta e pera.

Se questa è democrazia
Tutto è bene quel che finisce bene, insomma. O forse no. Perché a prescindere dalla buona riuscita delle nozze del ministro, l’episodio rimane inquietante. D’accordo, per un politico il confine tra dimensione pubblica e dimensione privata è assai labile. Ciò non toglie che trasportare la polemica politica – e con toni così incattiviti – in un momento così intimo della vita di una persona appare veramente una pericolosa forzatura. C’è da chiedersi in quale altro paese del mondo accadano cose del genere. Del resto se la parola democrazia ha un senso, quello in cui viviamo dovrebbe essere il governo della maggioranza. E allora come è possibile che un pugno di scalmanati tenti di impedire addirittura il matrimonio di un ministro? Mentre i “precari” scesi in piazza contro Brunetta hanno una rappresentatività solo immaginaria, peraltro, il ministro rappresenta pur sempre un’espressione della sovranità popolare. Tutto questo, in Italia, nel 2011, ha ancora un senso? Oppure siamo tutti ostaggio delle minoranze (i cui diritti devono certo essere garantiti, senza tuttavia mettere in ginocchio un Paese intero)? Dalle vicende della Tav alle nozze di un ministro della Repubblica, rimane comunque aperta una questione: può l’Italia rimanere bloccata a causa di microgruppi violenti che non rappresentano nessuno e vanno all’assalto delle istituzioni democratiche? La risposta, ovviamente, è “no”. Con il corollario che forse qualcuno (Maroni?) dovrebbe trovare soluzioni in proposito…