Libia, la Lega apre a modifiche: intesa più vicina

Nessuno dei due vuole la rottura, le distanze esistono, ma i margini per un’intesa in extremis tra Berlusconi e Bossi sulla mozione della Lega esistono. «Berlusconi non è scemo e non vota per far cadere il governo», ha fatto sapere ieri il leader della Lega Umberto Bossi, alla vigilia della discussione alla Camera sui termini e le modalità della missione militare in Libia. «Non è mai stata in dubbio, non è mai stata in dubbio», ha ripetuto il premier, mostrandosi ottimista, ieri mattina, su una domanda relativa alla compattezza della maggioranza. «La mozione della Lega può essere condivisa, e non credo che ci saranno difficoltà per il governo», ha aggiunto il Cavaliere, secondo cui «la Lega è una componente essenziale della coalizione, ha presentato una mozione, ho già dichiarato che la trovo una presa di posizione anche ragionevole». E nella discussione è intervenuto il capo dello Stato smentendo un suo intervento sul segretario del Pd Pierluigi Bersani a proposito della posizione del partito e ricordando che «la responsabilità sulle decisioni tocca a governo e Parlamento».
Il momento della verità arriverà questa mattina, con una riunione tra i capigruppo della maggioranza ed il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta per fare il punto della situazione prima dell’inizio della discussione sulle mozioni previsto per alla Camera. Un incontro che potrebbe essere seguito da un vertice tra i capigruppo di Lega e Pdl nel quale non è esclusa la presenza del ministro della semplificazione, Roberto Calderoli, o quella del ministro dell’interno, Roberto Maroni.
Il nodo sulla mozione della Lega, su cui cercare un accordo, è la possibilità di indicare un termine entro il quale porre fine alla missione in Libia, nel rispetto degli impegni assunti dal nostro Paese sul piano internazionale. «Potremmo approvarla integralmente oppure modificarla in parte», ha annunciato ieri mattina il premier ed è proprio sulle ipotesi di cambiamento che si è focalizzata «la pacata riflessione», come l’ha definita il vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato, Gaetano Quagliariello, che ha visto impegnati per quasi due ore a palazzo Chigi i sottosegretari alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta e Paolo Bonaiuti; i ministri degli Esteri, Franco Frattini, e della Difesa, Ignazio La Russa; lo stesso Quagliariello, i capigruppo al Senato, Maurizio Gasparri, e alla Camera, Fabrizio Cicchitto, e il vice di quest’ultimo Massimo Corsaro.
La Lega chiede di fissare un termine certo entro il quale far cessare le azioni militari e di evitare un’escalation che potrebbe portare anche ad attacchi di terra. Due condizioni, si è sottolineato durante la riunione di ieri mattina, che richiedono un approfondimento, sul quale appunto si starebbe lavorando in queste ore per arrivare, spiega Gasparri, ad «un testo condiviso». In particolare si tratterebbe di predisporre modifiche al documento che consentano di conciliare la richiesta del Carroccio di fissare tempi certi alla missione, con la necessità di rispettare gli impegni assunti dall’Italia sul piano internazionale, rispetto alle decisioni dell’Onu e della Nato. «Conto assolutamente di trovare con gli amici della Lega una linea comune. Gran parte della loro mozione  è assolutamente condivisibile», ha commentato anche il ministro della difesa, Ignazio La Russa. «Ci sono grandi sinergie con la mozione della Lega. Vanno precisati alcuni dettagli non del tutto marginali», ha aggiunto, riferendosi, ad esempio, ai criteri di finanziamento della missione. Ma con la Lega – ha concluso – «si potrà sicuramente trovare un’intesa». Ottimista anche il ministro per l’Attuazione del programma. Gianfranco Rotondi: «Nel nostro paese c’è libertà di pensiero anche quando si è al governo e quando c’è una alleanza. Non credo che la Lega esprima una idea che mette a rischio la stabilità del governo».
Anche a parere del ministro degli Esteri, Franco Frattini «il senso complessivo della risoluzione della Lega è buono e può essere condiviso, ci saranno forse delle integrazioni formali ma il senso non cambia». Il fatto che la mozione del Carroccio chieda di definire un termine per la missione in Libia non preoccupa Frattini. «Credo – ha sottolineato – che noi questo termine abbiamo intenzione di sollecitarlo agli alleati». «Nel quadro multilaterale – ha subito aggiunto – non può esserci una scelta unica. Anche su questo credo si troverà una formulazione insieme».
Ovviamente l’opposizione si prepara a dare battaglia in aula e confida in una rottura tra gli alleati di governo. Il Pd, con una propria mozione, spinge i tasti sulla protezione dei civili, ma non pone paletti sui bombardamenti, in linea con il Capo dello Stato. Il segretario Bersani, però, ironizza sul governo: «Il mondo ha sempre capito la posizione dell’Italia e qui, per questioni di cucina interna o addirittura regionale, si sta cancellando la coerenza e la credibilità italiana», dice, in riferimento alle richieste della Lega:
«Intervenire sullo stretto quadro Onu – aggiunge  Bersani – significa uso della forza per fermare i massacri di Gheddafi sulla popolazione civile e immediatamente dare spazio all’iniziativa diplomatica e politica. Il governo ci rende ridicoli al mondo attorno a equilibri che ruotano intorno a Radio Padania. Noi non ci stiamo».
Ieri, intanto, anche le mozioni della Lega Nord e dell’Idv sono state dichiarate ammissibili dal presidente della Camera Gianfranco Fini. «Circoscrivere la natura e l’estensione della presenza italiana nella missione deliberata nell’ambito della risoluzione 1973/2011 dell’Onu, escludendo esplicitamente la partecipazione attiva del nostro Paese ai bombardamenti contro obiettivi sul suolo libico», è l’impegno per il governo previsto nella mozione dell’Italia dei valori, prima firma Antonio Di Pietro. Il Terzo polo, invece, si allinea alle richieste del Pd sulla protezione dei civili, facendo esplicito riferimento all’utilizzo dell’aviazione militare. «Credo che la vicenda si chiuderà con l’ennesimo rattoppo tra Pdl e Lega, ma quello che conta è che ormai il partito di Bossi ha già iniziato lo sganciamento da Berlusconi. Forse non dal governo, ma di sicuro dalle scelte del premier», ha detto ieri l’esponente finiano Adolfo Urso. Più aggressivo il giudizio di Pierferdinando Casini: «Una mozione che fissa un termine alle ostilità è una buffonata. Se qualcuno vuole votare quella mozione la voti Berlusconi perché – ha aggiunto – significa dare un colpo alla missione cui l’Italia partecipa. Noi possiamo auspicare che duri poco, ma che ci sia un limite finale di tempo – ha concluso Casini – è semplicemente ridicolo».