Guarda, un tricolore sventola nello spazio

È inutile nasconderlo, fa sempre un certo effetto vedere la bandiera italiana dove meno te l’aspetti. Lo fa quando, per un motivo o per l’altro, sei nella lontana Mosca, magari tra la neve e il freddo, entri in un ristorante e trovi il gestore con accento calabrese che ti sorride e ti stringe la mano, mostrandoti alla parete un gagliardetto tricolore. Lo fa quando vai nella mitica New York e trovi il “compaesano” che ti fa festa trattandoti come un fratello oppure quando vedi sul podio olimpico un nostro atleta commosso mentre canta l’Inno stringendo tra le mani una medaglia d’oro conquistata con le unghie e con i denti. È vero, vedere quei colori regala sempre un pizzico d’orgoglio, anche se per molti (e lo si è sentito per tanti anni) si tratta di un sentimento che ha fatto il suo tempo, un po’ da nostalgici o da piccolo borghesi. Pensassero quello che vogliono. Ieri, però, quel pizzico d’orgoglio è tornato quando il tricolore è comparso pure nello spazio. A dispiegare la bandiera, nella diretta con il presidente della Repubblica, sono stati Paolo Nespoli e Roberto Vittori, entrambi dell’Agenzia spaziale europea. I due astronauti hanno sventolato il tricolore tenendolo ai lati, mentre oscillava per l’assenza di gravità. «Ancora una volta abbiamo portato in alto i colori italiani», ha detto Nespoli. E che il nostro Paese sia una presenza forte nel settore spaziale lo ha spiegato bene Vittori: «Avevo visto l’ultima volta la stazione spaziale nel 2005 e da allora è più che duplicata. I nuovi moduli sono stati tutti prodotti dall’attività dell’industria italiana. Il collegamento con il Quirinale è durato una ventina di minuti e c’è stata pure una curiosità. Napolitano ha infatti chiesto: «Da lassù riuscite a vedere le gondole sul Canal Grande?». È un nostalgico, vetero-patriottico, borghesuccio anche lui? No, la verità è che quel pizzico d’orgoglio, alle fine, ti conquista. Alla faccia di chi ironizza, con la puzza sotto il naso tipica dei radical chic.