Governo: arriva il rimpasto. Ed è solo l’inizio…

Il rimpasto, la crisi, i comunisti, le scuole pubbliche (e quelle private), Fini, Casini, il successore, la casa a Lampedusa, Confindustria: è un Berlusconi a 360° gradi quello che ieri ha parlato prima in conferenza stampa, a Palazzo Chigi, e poi in un’intervista a Gold Tv. A tenere banco, soprattutto, l’annunciata infornata di sottosegretari che ieri si è concretizzata in nove nuove nomine (vedi box) pescate soprattutto fra Responsabili ed ex finiani. La sinistra e Fli attaccano, ma il premier difende la sua scelta: «So che ci saranno tante ironie – ha spiegato – ma non mi sembra siano fondate perchè questi sottosegretari fanno parte di quella terza gamba che si è formata in sostituzione del Fli che si è portato al centro e praticamente all’opposizione di questo governo, liberando posti che ci è parso assolutamente logico assegnare». Questo «consente al governo di operare in Parlamento con una maggioranza coesa e sicura e che ci permetterà di realizzare le riforme. Nell’altra legislatura non abbiamo potuto portare all’attenzione del Parlamento dei provvedimenti per il veto dell’Udc di Casini mentre in questa nuova legislatura la riforma della giustizia è stata bloccata sul nascere per il no deciso di Fini e della presidente della commissione Giustizia che poi hanno dato vita alla diaspora di Fli».
E tra le riforme previste, chissà, potrebbe anche starci quella sulla diminuzione dei parlamentari, dato che, ha detto Berlusconi, «siamo l’unico Paese al mondo ad averne 1000». Ma, a quanto pare, il rimpasto non sarebbe completato. «Intendiamo – ha aggiunto il Cavaliere – aumentare il numero delle componenti della squadra di governo» di una decina di persone, attraverso un disegno di legge, per «consentire a ministri e sottosegretari di essere sempre presenti» in Aula e in questo modo «tanti parlamentari potranno trovare soddisfazione» alle loro legittime aspirazioni. E mentre si delinea l’immediato futuro del governo sulla spinta dei nuovi ingressi, tiene banco anche la questione dell’avvenire meno prossimo dell’intero centrodestra. Insomma, si torna a parlare della successione. Dopo aver suggerito il nome di Alfano, il premier aveva indicato in Tremonti il più adatto a guidare la futura compagine di centrodestra.
E ieri ha spiegato così il senso delle sue esternazioni: «Dato che avevo letto delle cose che andavano al di là di quello che avevo detto» a proposito di  Alfano, ha chiarito, «ho detto che in primis c’è Tremonti, perchè è la persona che conoscete tutti, è stimata all’estero e in Italia e ha conseguito» i traguardi che sapete compiendo una vera «mission impossible» sui conti pubblici. In merito al ministro dell’Economia, il Cavaliere ha precisato che «Tremonti ha il ruolo di “cattivo” perchè dice sempre di no a colleghi, un ruolo non facile, io lo capisco e noi tutti lo ringraziamo». La digressione su Tremonti è stata l’occasione, per il premier, per chiarire il proprio rapporto con la stampa: «Mi vengono sempre attribuite l’uscita di certi giornali, come Panorama e altri: ora, voi sapete che io, anche prima di fare politica, sono stato l’editore più libero del mondo. Pensate che all’editore riconoscevo solo una cosa: la possibilità di cambiare un direttore se questo direttore non avesse corrisposto la linea editoriale suggerita dall’editore. Ma per il resto ho sempre lasciato la massima libertà. Immaginatevi se quello che scrivono certi giornali può essere attribuito a me. Io non telefono mai. Qualcuno che ha ricevuto mie telefonate qua?», ha chiesto più volte il premier rivolgendosi ai giornalisti in sala stampa. Berlusconi, comunque, ha svariato su diversi temi: dalla casa a Lampedusa («L’unica cosa che manca è la proprietà della casa per il presidente del Consiglio che ha messo i soldi, ma non li può spendere perchè pare che la casa sia costruita su un terreno demaniale») alla giustizia («La giustizia civile e la giustizia penale sono due punti molto negativi, che tutti giudicano con molta paura prima di venire» ad investire in Italia). Poi è stato il turno di Confindustria, cha ricevuto una stilettata dal Cavaliere: alla domanda su cosa chiederebbe a Confindustria ha spiegato che chiederebbe «di fare qualcosa per noi e di non aspettare che sia solo il governo a fare qualcosa per loro. Sarebbe ora». Sempre in tema di economia, Berlusconi ha spiegato che l’Italia sta «uscendo dalla crisi globale meglio di altri Paesi europei. Quest’anno abbiamo un deficit che è il meno alto dopo quello della Germania in Europa. Gran Bretagna e Francia hanno il deficit oltre il 10%, mentre noi ci attestiamo intorno al 4,5%-4,6%. Anche per quanto riguarda la produzione industriale siamo intorno all’1,5%».
Non è mancata, infine, qualche stilettata alla sinistra. Rivolgendosi ai giovani ha detto che se essi «guardano a sinistra vedranno una sinistra divisa, che non ha idee, ancora ancorata all’ideologia comunista e che annovera tra i suoi alleati i centri sociali». Sinistra da combattere nella politica, quindi, ma anche negli istituti scolastici, dove, ha spiegato, «abbiamo introdotto il buono scuola per le famiglie meno fortunate così se incontrano dei professori di sinistra che tentano di inculcare ai loro figli dei concetti diversi da quelli che hanno ricevuto in casa, con il buono possono mandare i figli nelle scuole private».