«Centrodestra superiore? È vero, ma non ci adagiamo»

«Caro Brunetta, non copiamo la sinistra anche nei suoi difetti…». Potrebbe cominciare così la lettera aperta della destra del centrodestra italiano indirizzata idealmente al ministro della Pubblica amministrazione. Nell’intervista al quotidiano Libero Renato Brunetta ha rivendicato una supremazia che nessuno finora aveva sbandierato in termini così roboanti: «Con tutti i suoi difetti – ha attaccato il ministro – la superiorità della classe dirigente di centrodestra è indiscutibile. Non ne posso più di questa sinistra col ditino alzato. Ma da quale pulpito arriva tanta arroganza? Sono solo dei poveretti, relitti del passato senza identità». Poi una serie di urticanti dichiarazioni contro gli esponenti del Partito democratico, definiti «camaleonti, transfughi, paguri». Altro che riformisti, «non sono più nulla. Non sono più comunisti, non sono liberali, non sono mai diventati socialdemocratici. Sono solo dei naufraghi del potere» che «difendono i fannulloni della Pubblica amministrazione e i baroni dell’università. Proteggono le rendite parassitarie delle “public utilities”. È una sinistra fuori dal mondo che mi fa leggermente schifo».
Frasi esplosive che Paola Frassinetti arricchisce di distinguo. «Un’intervista abbastanza forte nei toni – nota la deputata del Popolo della libertà – che tuttavia sono giustificati da una presa di posizione continua della sinistra che sale in cattedra senza averne i motivi. Penso che l’aggressività sia dovuta all’esasperazione per queste continue lezioni non richieste impartite dai maestrini in cattedra». Ma al di là dei toni, precisa la parlamentare ex An «il concetto è condivisibile. Abbiamo i rappresentanti della sinistra italiana che rappresentano il vecchio, sia nei periodi in cui sono stati al potere che nel modo di fare politica. Se guardiamo ai loro fallimenti politici sono eclatanti». La Frassinetti apprezza il passaggio dove viene ricordato che l’unica volta che hanno vinto è stato grazie «a un papa straniero», un ex ministro democristiano come Romano Prodi. Anche il futuro riserva scenari non dissimili: «Corteggiano Luca Cordero di Montezemolo che è una figura che non solo non è di sinistra, ma è espressione di quei poteri forti che la sinistra ha sempre detto di combattere».
È ancora più dialettica la posizione di Pasquale Viespoli: «Per quelli che hanno una storia come la mia l’intervista di Brunetta parte da un presupposto che non condivido. Noi che veniamo del Movimento sociale italiano non ci siamo mai sentiti figli di un dio minore, né ci siamo sentiti subalterni rispetto alla presunta egemonia culturale della sinistra». Semmai, osserva il capogruppo al Senato di Coesione nazionale, «quando si parla di classe dirigente, non si deve parlare solo dal punto di vista qualitativo, ma anche da quello quantitativo. La sinistra ha avuto una presenza pervasiva in tutti i settori. Che però ci sia stato un problema di egemonia culturale, al di là della rappresentanza, è stato un fatto reale». Viespoli ricorda anche lo sforzo della destra italiana di «controbattere sullo stesso terreno, sul piano del gramscismo di destra, sul piano culturale prima ancora che sul piano partitico e politico». E poi, ricorda l’ex sottosegretario al Welfare, «chi proviene da una certa storia politica deve rivendicare come il Msi abbia rappresentato una palestra importante all’interno delle istituzioni. Quando si valuta una classe dirigente, non solo sul piano della professionalità, va ricordato che chi proviene dalla nostra storia politica sa che cosa significa avere a cuore l’interesse nazionale. In questo abbiamo qualcosa in più».
Roberta Angelilli da vicepresidente del parlamento europeo sperimenta ogni giorno la differenza di stile tra la sinistra italiana e quella internazionale. «Il ministro della Pubblica amministrazione da questo punto di vista non può essere smentito. A Strasburgo conta quello che fai, non c’è un pregiudizio morale o ideologico sulle azioni che invece contraddistingue la politica del centrosinistra nei palazzi romani». La premessa, però, è che «non bisogna avere il complesso di superiorità nei confronti degli avversari che ha rovinato la sinistra». A Brunetta il consiglio rivolto dall’europarlamentare europea è di non avere quella identica presunzione degli avversari. «Hanno smarrito il contatto con l’opinione pubblica. Non si sono più sintonizzati con le istanze dei cittadini presi proprio dalla loro presunta superiorità culturale e morale». Ecco perché, secondo Angelilli, la supremazia del centrodestra sta invece nelle azioni, nelle cose fatte. «Ci sono provvedimenti che hanno avuto un risalto internazionale. A parlare per noi ci sono politiche molto efficaci, all’avanguardia a livello internazionale. Mi riferisco alla legislazione che riguarda la protezione delle donne: nel contrasto allo stalking, siamo il Paese più avanzato d’Europa. Come pure siamo all’avanguardia con la legislazione contro le mutilazioni genitali femminili. Non solo, l’Italia vanta anche le azioni più efficaci nella lotta alla pedopornografia». Tutte leggi varate dal centrodestra, «che preferisce parlare con i fatti».
Sull’intervista incendiaria di Brunetta si concede un lapidario commento un altro ex An, oggi senatore Pdl, Antonino Caruso: «Anche io non ne posso più della sinistra con il ditino alzato – premette il parlamentare milanese – per il resto mi piacerebbe che si aprisse un processo per una politica migliore per tutte le parti che ne sono attrici. Senza contrapposizioni becere. Non mi piace questa competizione a chi è più bravo, a chi è più comunicativo». Secondo Caruso «è invece giunta l’ora che tutti tirino giù il dito, che si lavori per una politica che sia meno autoreferenziale e più incentrata sui veri interessi dei cittadini».    
Maurizio Castro esordisce lanciando un avvertimento: «Dobbiamo evitare di scivolare su un atteggiamento speculare a quello del centrosinistra. Non è che siamo antropologicamente superiori, lo siamo programmaticamente e politicamente». Per il senatore Pdl, «la sinistra si è arenata mentre la destra ha saputo puntare alla modernizzazione partendo dalla tradizione». Per il parlamentare veneto, da sempre impegnato nelle politiche del lavoro, «non è un caso che il centrosinistra sia innovatore sui temi etici, sulla famiglia e sulle grandi questioni della vita e invece sia profondamente conservatore sulle proposte sociali ed economiche». Tra gli avversari dell’innovazione, c’è più che altro «quella borghesia elitaria che con un atteggiamento snobistico frena la crescita dell’Italia». Corteggiata dalla sinistra, ma sempre più lontana dai cittadini. L’invito di Castro, rivolto a Brunetta e a chi si sente sicuro della supremazia della classe dirigente di centrodestra è di non fare lo stesso errore: «Noi non siamo i migliori, siamo i più bravi, perché abbiamo le migliori idee. Ma è un consenso che dobbiamo meritare ogni giorno. Guai ad adagiarsi».