«Ai giovani va offerta l’alternativa alla noia»

Si fa un po’ fatica a trovarla, ma quando la “bracchi” è un fiume in piena: dalla crisi libica al nucleare, dalla disoccupazione giovanile allo stato di salute del governo, passando per certi attacchi non proprio eleganti subiti nelle ultime ore, Giorgia Meloni non si sottrae al pressing, scherza, rilancia. Alla trincea è abituata fin dai banchi del liceo dove ha inziato la sua militanza politica a destra a quindici anni. Tosta (glielo riconoscono tutti, soprattutto gli avversari), controcorrente (quando è necessario, non per moda), il più giovane ministro della storia repubblicana è convinta che il governo riuscirà a mangiare il panettone e anche la prossima colomba («viene dato per spacciato un giorno sì e l’altro pure, ma ha più vite di un gatto»).

Ministero difficile, tante patate bollenti e qualche critica velenosa da “ex amici” come Italo Bocchino. Che l’accusa di aver fatto troppo poco, anzi di spendere i soldi che ha in marchette…

Di solito mi occupo delle critiche mosse da chi ha a cuore gli interessi degli italiani e non di quelle mosse da rancore, opportunismo o interesse di parte.

Lasciamo stare le marchette, allora, e ricordiamo le cose fatte. Da dove ha iniziato?

Da un sogno: una grande rivoluzione del merito per superare la cultura sessantottina dell’uguaglianza nel punto d’arrivo che ha livellato verso il basso e passare alla cultura delle pari opportunità nei punti di partenza, che permetta a tantissimi giovani  di talento di vedersi aprire quelle porte che oggi sono sprangate da baronie, privilegi e rendite di posizione.

Quali sono i provvedimenti più importanti adottati dal ministero?

Tra tutti, il pacchetto che abbiamo chiamato “Diritto al futuro”: trecento milioni di euro, frutto della convergenza di investimenti pubblici e capitale privato, per rispondere concretamente alle necessità dei giovani: lavoro, casa, diritto alla famiglia, alta formazione e orientamento professionale. Ognuno dei progetti serve a rimuovere una barriera, una discriminazione.

Qualche esempio?

Abbiamo investito 50 milioni che consentiranno l’accesso al mutuo per l’acquisto della prima casa alle giovani coppie con contratti atipici. Abbiamo investito 51 milioni di euro che aiuteranno i giovani genitori precari a trovare un lavoro stabile. Abbiamo creato il progetto “Campus mentis” che nei prossimi tre anni attiverà venti campus in tutta Italia per mettere i nostri migliori laureati a contatto con le imprese per dimostrare le proprie qualità. Abbiamo portato per la prima volta in Italia il prestito d’onore, che consentirà a circa 30mila ragazzi che non hanno alle spalle una famiglia di potersi mantenere durante gli anni dello studio attraverso un prestito garantito dallo Stato.

Qual è il progetto che le sta più a cuore?

Le posso dire qual è la prossima sfida a cui tengo molto. Insieme ai ministri Tremonti e Fitto stiamo lavorando perché sia possibile utilizzare i fondi europei destinati al Sud per riconoscere un credito d’imposta alle aziende che nel Mezzogiorno d’Italia assumano giovani a tempo indeterminato.

C’è un errore che non ricommetterebbe?

Forse il fatto di non aver saputo comunicare il senso di una grande proposta come le Comunità giovanili, lasciando il campo libero a detrattori e avversari per ricamare ogni sorta di assurdità e dietrologia politica attorno a un progetto che da generazioni appartiene agli ideali della destra giovanile.

Allora lo spieghi anche a noi. Su facebook è un tam tam di richieste a non rinunciare al disegno di legge sulle comunità…

Sono centri per l’aggregazione dei giovani, la cui fondazione, organizzazione e gestione è interamente affidata a ragazze e ragazzi. Immaginandole ho pensato a spazi comunali, caserme in disuso, immobili confiscati alla criminalità organizzata, in cui una libera associazione di ragazzi e ragazze possa svolgere attività di vario tipo. Dallo studio alla lettura di libri e giornali, dalla recitazione teatrale ai laboratori di pittura e fotografia, dalla musica ai cineforum, dallo sport alle iniziative di volontariato, e molto altro ancora. Tutto questo in un contesto democratico, stante il divieto di occupare abusivamente edifici, di propagandare droghe o violenza. In questo momento il ddl è in commissione Affari costituzionali.

Lei ha presentato di recente una proposta di equiparazione tra elettorato attivo e passivo. Crede davvero ci sia bisogno di baby deputati?

Visto che quest’anno festeggiamo i 150 anni dell’unità d’Italia, le faccio solo un esempio: quello di Goffredo Mameli. Aveva solo 22 anni quando morì in seguito alle ferite riportate durante l’assalto alla baionetta del Gianicolo. E già il suo canto degli italiani risuonava nei campi irredenti d’Italia. Crede fosse troppo giovane per sedere nel nostro Parlamento?

Ma lui era Mameli…

Vede, la nostra generazione ha poca voce in una politica dove i giovani eletti sono pochi e i giovani elettori in minoranza. Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri dice semplicemente che se sei considerato abbastanza maturo per votare devi essere considerato anche degno di essere votato.

Che aria si respira dalle parti del governo dopo l’altolà della Lega sull’intervento in Libia?

Intanto voglio far notare che i fatti positivi o negativi che si sono succeduti nel quadrante mediorientale, che hanno coinvolto l’Italia e tutta la comunità internazionale,  testimoniano comunque un’attenzione particolare verso il nostro paese frutto del nuovo protagonismo in politica estera. Non capisco la posizione della Lega, ma sono convinta che si ricucirà.

Il governo ha cancellato il programma nucleare, che cosa risponde alla sinistra che parla di una mossa esclusivamente tattica per evitare il referendum?

Bene ha fatto il governo a rivedere la propria posizione sullo sviluppo del nucleare da fissione dopo il disastro di Fukushima, in perfetta sintonia con la gran parte delle nazioni tra cui la Germania, che si è avviata sulla strada della dismissione delle sue centrali. Può essere l’occasione giusta per proiettate l’Italia in una posizione di avanguardia delle nuove tecnologie a cominciare dalle energie rinnovabili, idrogeno, fusione fredda e nucleare.

Montano le polemiche sul pestaggio dei poliziotti da parte di quattro giovanissimi. Non più bamboccioni, ma killer?

Troppo facile dare la colpa alla società. Chi commette atti del genere è totalmente responsabile e non ha attenuanti, non credo che il fatto di essere molto giovani possa essere considerato un alibi. Certo, la cultura dello sballo produce irresponsabilità e in casi estremi anche degenerazioni aberranti come quella che abbiamo visto in Toscana. È compito delle istituzioni e in generale della comunità fornire alternative credibili ai ragazzi. Alternative alla noia, al disimpegno, al nulla che si trova in molti quartieri delle grandi metropoli come in molte città di provincia. Incentivare la possibilità di coltivare passioni in ambienti sani. Magari proprio a partire dalle Comunità giovanili.