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Conferma di voto per questo ristorante che si trova a due passi dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Aperta negli anni ’60, la trattoria propone un menù prevalentemente regionale, con diversi piatti della tradizione romana e un focus sul baccalà declinato in vari modi. Siamo partiti bene con l’antipasto di alici fritte (solo leggermente sapide), con una panatura croccante al mais e nastri di zucchine alla scapece e maionese al basilico e menta a rinfrescare. Poco mordente, invece, per le fettuccine condite con cacio e pepe, servite, inoltre, nel piatto a forma di cappello del prete che non consente un buon amalgama del sugo con la pasta, in quanto il condimento tende a scivolare sul fondo. Ben fatti, tra i secondi della tradizione, gli involtini di carne al sugo, farciti con un trito di sedano, carota, prosciutto e pecorino, mentre meno entusiasmante si è rivelata la catalana di baccalà, con cubetti di patate lesse, anelli di cipolla e ciuffi di purè di patate, in cui, a nostro avviso, il contrasto tra la nota acetica della cipolla e la sensazione di caldo-freddo dato dal baccalà caldo e gli altri ingredienti freddi, non ha funzionato a creare il giusto equilibrio. Un discreto tiramisù destrutturato con una calotta concava di cioccolato fondente con all’interno la crema di mascarpone e due savoiardi spezzati come guarnizione ha concluso il pasto, seguito da un caffè ben estratto ma non particolarmente complesso.
I giovani in sala sono attenti e cortesi, molto volenterosi nel far stare a proprio agio i clienti, con il titolare che supervisiona.