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Non sbaglia un colpo Stefano Gismundi. Prima l’Osteria del Borgo a Cesano da cui è uscito, poi l’Osteria di Maccarese e ora, sempre all’ombra del Castello, ha aperto sopra quest’ultima ad inizio 2025 un ristorante dedicato al pesce in cui non mancano divagazioni terragne. Il focus è come al solito sulle materie prime, selezionate con grande competenza a tutto tondo, partendo dalla pasta per arrivare agli oli EVO a cui è dedicata una carta. La cucina le valorizza in preparazioni centratissime e non prive di una giusta dose di creatività, pensate sia per appagare gli occhi che il palato. Accolti da una bella selezione di grissini, da una pagnotta di pane caldo proposta insieme all’olio EVO della casa e da uno squisito appetizer composto da un freschissimo gambero rosso appena scottato accompagnato da coppa di rana pescatrice, abbiamo dato il via al nostro pasto con una fresca tartare di gamberi viola agli agrumi con burratina di Palidoro, pomodorini confit e granella di mandorle di Maccarese; molto buona pure la parmigiana di polpo verace (solo un filo troppo tenace), ma la palma del miglior antipasto va all’eccellente trippa di rana pescatrice alla romana con mentuccia e pecorino “coccia nera”, un piatto equilibrato, ricco di sapore e dalla texture molto simile alla classica preparazione della tradizione romanesca. Impeccabili pure i primi: lo spaghettoro Verrigni con telline già sgusciate, i pici acqua e farina fatti in casa proposti con tartufi di mare sgusciati e bottarga di Orbetello messa in abbondanza al tavolo e, su tutti, il primo del giorno, le eccellenti fettuccelle con scorfano, pomodorini freschi e basilico. Provati da porzioni abbondanti (forse troppo, visto il tipo di cucina), siamo passati direttamente al dolce, nel nostro caso il goloso millefoglie con crema chantilly affiancato da gelato di mandorle e pinoli e miele di Maccarese, seguito da un espresso ben estratto e di buona persistenza servito in una tazzina con coperchio. Ultimo cenno per la presenza di un percorso degustazione al prezzo di 70 euro.
Per accedere al ristorante si sale una rampa di scale, su cui spicca una targa in pietra con inciso “Nihil difficile volenti”: più che una semplice iscrizione, una dichiarazione di intenti che prelude a un’esperienza costruita con passione e volontà. Ad accogliere l’avventore più salette elegantemente arredate e allo stesso calde, grazie alle splendide credenze in legno e ai soffitti a piccole volte. I tavoli sono generosamente dimensionati e apparecchiati di tutto punto. Da segnalare la presenta del bagno attrezzato per persone con disabilità alle quali è riservato un ingresso con ascensore.