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Tra le osterie di ultima generazione che hanno aperto in città, Bianca si conferma un valido indirizzo dove gustare la cucina di Davide del Duca, chef noto al grande pubblico per l’altro suo locale (Fernanda) in zona Portuense. Qui la proposta è più tradizionale, con pietanze di carne, pesce e vegetariane che, nella loro realizzazione, seguono l’andamento stagionale delle materie prime. Rispetto allo scorso anno non c’è più il menù degustazione di quattro portate, ma solo la lista dei piatti da scegliere à la carte, da cui abbiamo tratto sia l’ottimo carciofo alla giudia, dalla consistenza croccante e dalla frittura asciutta, che l’immancabile trippa alla romana, morbida e ben condita, con il tocco finale della profumata mentuccia. Tra i primi abbiamo scelto gli spaghettoni acqua e farina fatti in casa conditi da una (buona) salsa a base di cime di rape frullate, aglio, peperoncino, cipollotto e sarde, a cui è stato aggiunto il crumble di pane aromatizzato alle erbe per dare croccantezza al morso; l’unico appunto che ci sentiamo di muovere è sulla cottura della pasta da scolare qualche istante prima. Buono ma leggermente tenace, il calamaro ripieno scelto tra i secondi, mentre come dessert abbiamo optato per la deliziosa panna cotta con caramello salato, servita in un barattolino. In chiusura un caffè di discreta estrazione.
La sala è dominata dal grande bancone per la mescita, che funge anche da divisorio con la cucina, ed è arredata nei toni pastello, con tavoli e scaffali su cui sono esposte delle antiche zuppiere quasi a ricordare le tradizioni culinarie di una volta.