Il compagno è depresso, il 60,5% di chi tifa a sinistra teme il tracollo alle prossime Politiche. Confusi e infelici, canterebbe Carmen Consoli per descrivere gli elettori del Campo largo, altrimenti detto “campo caos”, alle prese con la lotta per la leadership, i veti su Renzi, la mancanza di programmi e la divisione sulle cose da fare. Oggi, sulla
Stampa, la sondaggista Alessandra Ghisleri analizza la
fragilità del cosiddetto Campo Largo, attraverso i numeri del sondaggio Only Numbers per “Porta a Porta”. Il dato principale è inquietante: il 60,5% degli intervistati non considera la coalizione unita e coesa. E il dato più significativo arriva proprio dal centrosinistra: anche il 50,4% degli elettori Pd percepisce divisioni, mentre tra quelli del M5S la quota è del 37,1%, con un ulteriore 33,3% che non prende posizione.
Solo gli elettori di Avs mostrano maggiore fiducia nella compattezza dell’alleanza, come quelli della Cgil.
Campo caos, da Renzi alla leadership: tutte le fratture di Pd e M5S
Le fratture riguardano soprattutto confini, leadership e programma. Il caso più evidente è Matteo Renzi: complessivamente il 45,5% è favorevole al suo ingresso nella coalizione, ma tra gli elettori di Giuseppe Conte il 58% è contrario, mentre Avs si divide esattamente a metà. Il problema, secondo l’analisi, non riguarda soltanto i rapporti personali: dietro Renzi c’è una cultura politica riformista e centrista che entra in tensione con l’ala più movimentista della coalizione. Allo stesso tempo, però, rinunciare al 2-3% attribuito a Italia Viva potrebbe avere un peso in una competizione serrata.
Il “Campo Caos” attraversa anche lo stesso Pd. Base Riformista ha posto alcuni paletti, dall’appoggio all’Ucraina alla possibilità di un proprio candidato alle primarie, segnalando che né la linea politica né la leadership possono essere considerate definitivamente risolte. Le divergenze, dunque, non corrono soltanto tra Pd, M5S, Avs e centristi, ma anche all’interno del principale partito della coalizione.
Per Ghisleri il 60,5% che non vede coesione rappresenta quindi soprattutto un avvertimento politico: le fotografie unitarie non bastano. Per superare l’immagine del “Campo Caos” servirebbero un programma minimo condiviso sui temi più divisivi, regole certe sulla leadership e una decisione esplicita sulla presenza di Renzi. In sintesi, il problema del Campo Largo non è tanto allargare ulteriormente il perimetro, quanto dimostrare agli elettori che forze politiche molto diverse siano effettivamente capaci di stare insieme e decidere.