Il caso
Operaio morto a Caivano, arrestato il datore di lavoro. L’assunzione messa in regola solo dopo la tragedia
Salvatore Calignano, 61 anni, lavorava in nero sul tetto di un capannone senza protezioni. Il titolare è ai domiciliari con braccialetto elettronico. Le telecamere ricostruiscono la caduta e smentiscono l'ipotesi dell'abbandono
Un operaio morto, tre lavoratori senza contratto e un’assunzione registrata quando l’incidente era già avvenuto. È quanto emerge dall’inchiesta sulla morte di Salvatore Calignano, il 61enne precipitato il 2 ottobre dal tetto di un capannone industriale di Caivano, nel Napoletano. A una settimana dalla tragedia, il datore di lavoro, un imprenditore di 37 anni, è finito agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il provvedimento è stato disposto dal gip del Tribunale di Napoli Nord ed eseguito dai carabinieri della stazione e della compagnia di Caivano, nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura.
Le contestazioni sono pesanti: omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Ma a rendere ancora più grave il quadro investigativo è un particolare emerso dagli accertamenti: secondo la Procura, il datore di lavoro avrebbe provveduto a formalizzare l’assunzione della vittima soltanto dopo l’incidente, facendola decorrere dal giorno precedente.
La caduta dal capannone e i tre operai in nero
Era venerdì 2 ottobre quando Calignano, originario di Orta di Atella, stava eseguendo lavori di coibentazione sulla copertura di un capannone industriale insieme ad altri due operai. Tutti e tre, secondo gli accertamenti degli investigatori, lavoravano in nero e senza adeguate protezioni contro le cadute dall’alto.
Le immagini delle telecamere di sorveglianza acquisite dall’Arma documentano quella che la Procura definisce una «totale assenza di presidi e cautele» per i lavoratori impegnati sul tetto. Nessun sistema di protezione adeguato, dunque, per un’attività nella quale il rischio di precipitare avrebbe dovuto imporre precauzioni rigorose.
Il 61enne è caduto al suolo riportando ferite gravissime. Trasportato all’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania, è deceduto il giorno successivo, sabato 3 ottobre.
Il contratto registrato dopo l’incidente
C’è poi il capitolo dell’assunzione, uno degli elementi più significativi emersi nell’inchiesta. Gli investigatori hanno accertato che il titolare si trovava sul posto al momento dell’incidente e che, successivamente, avrebbe registrato il rapporto lavorativo di Calignano con decorrenza dal primo ottobre. L’operazione, secondo la ricostruzione della Procura di Napoli Nord, sarebbe servita a far apparire regolare un rapporto che fino a quel momento non lo era. Un tentativo di regolarizzazione a posteriori che non cancella le condizioni nelle quali l’operaio era stato mandato a lavorare.
Le telecamere smentiscono l’ipotesi dell’abbandono
Gli accertamenti hanno chiarito anche un aspetto che nei primi giorni aveva alimentato i sospetti. Inizialmente si era ipotizzato che Calignano fosse stato spostato dopo la caduta e abbandonato in strada, senza ricevere assistenza.
Le verifiche sulle registrazioni delle chiamate al 118, sui dati Gps dell’ambulanza e sui filmati di videosorveglianza hanno però smentito, allo stato delle indagini, questa ricostruzione. Il punto in cui l’operaio è stato soccorso coincide con quello della caduta. A prestargli il primo aiuto sarebbero state persone estranee ai fatti, che hanno chiamato i soccorsi e atteso l’arrivo dei sanitari.
Decisiva anche l’individuazione dei testimoni attraverso le telecamere. Come riferisce la Procura, gli investigatori hanno dovuto superare iniziali reticenze e difficoltà nel reperire persone disposte a collaborare. L’inchiesta coinvolge anche il committente dei lavori e il proprietario del capannone, indagati per omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme di sicurezza, in cooperazione colposa. Ora, le responsabilità penali dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie, nel rispetto della presunzione d’innocenza.