Il genio
Nobel per la Fisica 2026 a Francis Halzen, l’uomo che ha trasformato il ghiaccio dell’Antartide in un telescopio
Il riconoscimento allo scienziato belga-americano per gli studi sui neutrini ad alta energia e il progetto IceCube. L’intuizione risale al 1988: usare un chilometro cubo di ghiaccio del Polo Sud per intercettare i “messaggeri fantasma” provenienti dal cosmo
Per guardare più lontano nell’universo non ha costruito un telescopio rivolto verso il cielo. Ha guardato sotto i piedi, fino a migliaia di metri dentro il ghiaccio dell’Antartide. È questa l’intuizione che è valsa a Francis Halzen il premio Nobel per la Fisica 2026, assegnato allo scienziato per i contributi decisivi all’IceCube Neutrino Observatory e per la scoperta dei neutrini ad alta energia di origine astrofisica.
Nato a Tienen, in Belgio, nel 1944 e da decenni professore alla University of Wisconsin-Madison, Halzen ha aperto una finestra sull’universo servendosi di alcune delle particelle più elusive conosciute dalla fisica: i neutrini. Minuscoli, privi di carica elettrica e dotati di una massa estremamente piccola, attraversano continuamente la materia quasi senza interagire con essa. Proprio questa caratteristica, che li rende terribilmente difficili da catturare, consente loro di arrivare sulla Terra portando informazioni praticamente intatte dai fenomeni più violenti e remoti del cosmo.
L’intuizione: trasformare il Polo Sud
L’idea prese forma alla fine degli anni Ottanta. Nel 1988 Halzen propose di utilizzare il ghiaccio profondo del Polo Sud come gigantesco rivelatore di neutrini. Sembrava quasi un azzardo: una particella che attraversa indisturbata pianeti e corpi umani doveva essere intercettata nel luogo più inospitale della Terra. Proprio l’Antartide, però, offriva ciò che serviva: enormi masse di ghiaccio trasparente, stabilità e pochissime interferenze.
Quando, molto raramente, un neutrino interagisce con la materia circostante, le particelle prodotte generano un debole lampo di luce. È quel segnale che IceCube deve trovare.
Da qui è nato un osservatorio senza precedenti: oltre 5mila sensori ottici distribuiti in circa un chilometro cubo di ghiaccio antartico, spinti fino a circa 2.500 metri di profondità. Più che osservare stelle e galassie attraverso la luce, IceCube cerca le tracce lasciate dai loro messaggeri invisibili.
La Royal Swedish Academy of Sciences ha sottolineato che la «visione e la leadership scientifica» di Halzen sono state fondamentali per trasformare quella scommessa in uno strumento capace di inaugurare un modo completamente nuovo di fare astronomia.
Quei segnali arrivati da fuori il Sistema solare
La perseveranza ha pagato. Una volta completato IceCube, i ricercatori hanno cominciato a identificare neutrini con energie enormemente superiori a quelle normalmente osservate. Nel 2013 la collaborazione annunciò le prime solide prove dell’esistenza di neutrini astrofisici ad altissima energia, provenienti quindi da sorgenti esterne al nostro Sistema solare. La conferma indipendente della loro origine cosmica sarebbe arrivata negli anni successivi.