Al Financial Times
Marine Le Pen incorona Meloni: «Una politica coerente che non è mai cambiata»
Marine Le Pen tributa la sua stima per Giorgia Meloni e prepara lo scontro con Bruxelles, nel caso in cui dovesse arrivare all’Eliseo. In una lunga intervista al Financial Times, la leader del Rassemblement National riconosce alla presidente del Consiglio italiana una coerenza politica mai venuta meno, ma chiarisce che, in caso di vittoria alle presidenziali francesi del 2027, non intende ammorbidire le proprie posizioni sull’Unione europea.
Le Pen elogia Meloni: «Una politica coerente»
Il giudizio sulla premier italiana arriva in risposta a una domanda del quotidiano economico britannico. Alla richiesta di chiarire se, una volta al potere, adotterebbe «un approccio più moderato» come quello di Meloni, Le Pen risponde definendo la presidente del Consiglio «una politica coerente» che «non è mai cambiata».
La candidata all’Eliseo della destra francese osserva però che Meloni ha dovuto governare in un «contesto con pochi margini di manovra». Una distinzione con cui rivendica la propria intenzione di mantenere una linea dura nei confronti delle istituzioni europee, anche nell’eventualità di una vittoria elettorale.
La sfida a Bruxelles: 11 miliardi in meno al bilancio Ue
Le Pen annuncia una «prova di forza» con Bruxelles sul contributo francese al bilancio comunitario. Se dovesse vincere le presidenziali del 2027, punta a ridurlo di 11 miliardi di euro, con ulteriori risparmi negli anni successivi.
«Sappiamo che ci sarà un dibattito difficile, persino una prova di forza. Ma abbiamo la volontà e la convinzione di poterci riuscire», ha dichiarato.
Una riduzione unilaterale dei versamenti francesi violerebbe però i trattati europei. Per modificare gli obblighi attuali sarebbe necessario un accordo con gli altri 26 Stati membri.
Il bilancio pluriennale e l’accusa alla Commissione
Le Pen contesta anche il tentativo di raggiungere un’intesa sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione prima delle elezioni presidenziali francesi. La leader del Rassemblement National, attesa a Bruxelles, giudica questa accelerazione «profondamente contestabile».
«Rivela il disprezzo della Commissione per i processi democratici in Europa», afferma, criticando la volontà di chiudere una partita finanziaria decisiva prima che gli elettori francesi possano esprimersi.
Von der Leyen nel mirino: «Non gode più della fiducia di molti governi dell’Ue»
Le critiche riguardano anche Ursula von der Leyen. Le Pen mette in dubbio che la presidente della Commissione europea possa restare alla guida dell’esecutivo comunitario fino alla scadenza del mandato, prevista nel 2029.
La leader francese ne è sicura; von der Leyen «non gode più della fiducia di molti governi dell’Ue».
Le Pen conta sui prossimi appuntamenti elettorali in Francia, Italia, Spagna e Polonia per modificare gli equilibri politici europei. Tra i suoi obiettivi c’è quello di restituire agli Stati membri maggiori competenze in politica estera e difesa, contrastando la tendenza della Commissione ad «appropriarsi di competenze».
Il debito francese al 119% e il piano da 140 miliardi
Sul fronte economico, Le Pen ammette che il debito pubblico francese rappresenta il principale ostacolo al suo programma. Arrivato al 119% del Pil, viene definito «gigantesco, enorme» e potenzialmente «fuori controllo».
La leader del Rassemblement National difende comunque il proprio piano quinquennale da 140 miliardi di euro per ridurre il deficit, attraverso tagli alla spesa pubblica e riduzioni fiscali. Il programma prevede anche sgravi per i consumatori e tutele per i pensionati.
«La politica è, in realtà, una questione di convinzioni confrontate con i vincoli. Non ho intenzione di perdere le mie convinzioni», ha affermato.
Le Pen respinge inoltre le preoccupazioni degli economisti che temono un rallentamento della crescita. A suo giudizio, tagli fiscali alle imprese e deregolamentazione possono rilanciare l’economia francese.
«Faremo entrambe le cose: tagli massicci alla spesa statale e rilancio dell’economia».
Marine Le Pen boccia Bce e trattati «un po’ malleabili»
Un altro terreno di confronto con Bruxelles riguarda la Banca centrale europea. Le Pen vorrebbe che la Bce finanziasse prestiti su larga scala destinati alla transizione energetica e alla difesa.
La banca centrale, sostiene, non deve essere considerata un «dinosauro fossilizzato», ma uno strumento capace di rispondere alle necessità economiche e strategiche dell’Europa.
La proposta incontra però un ostacolo nei trattati, che vietano il finanziamento monetario diretto degli Stati. Marine Le Pen ritiene che queste regole possano essere interpretate con maggiore flessibilità e definisce i trattati «un po’ malleabili». Una cosa è certa: Le Pen e Meloni potrebbero costituire un’alleanza potente per riscrivere le regole e la storia dell’Europa, dal suo interno.