Prevaricazione e elargizione
Immobili concessi “in regalo” ai centri sociali: da Torino a Milano fino a Bologna, la mappa della “generosità” dei comuni rossi e lo spot dei sindaci
Spazi a Askatasuna e compagni in nome del "bene comune": il patrimonio pubblico "in condivisione" con gli abusivi da parte della sinistra che amministra. E il dubbio sorge spontaneo: si premia l'illegalità? E chi è ancora sommessamente in lista d'attesa?
Non c’è solo il caso Spin Time a Roma, che ha scatenato l’indignazione di residenti e cittadini: ora arriva lo spot dei sindaci dei comuni rossi in soccorso dei centri sociali, che da Torino a Milano, passando per Bologna, “regalano” agli abusivi immobili pubblici…
Quanta generosità (selettiva?) dai sindaci dem alla guida dei comuni rossi che, da Torino a Bologna, passando per Milano –come rilancia Il Tempo in edicola oggi in un emblematico servizio – «offrono in concessione agli abusivi immobili pubblici»… Ergo, mentre l’Italia del lavoro e dei sacrifici paga regolarmente affitti, mutui e utenze, c’è una parte del Paese dove l’illegalità viene progressivamente istituzionalizzata e premiata. Una risoluzione, quella in oggetto, con cui sembra proprio che tre grandi amministrazioni di sinistra – Bologna, Milano e Torino – abbiano finito per “concedere in convenzione” e regolarizzare, (al lettore l’ardua sentenza), importanti spazi pubblici in favore di sigle legate al mondo dei centri sociali e delle occupazioni abusive, veemente avocate e virulentemente rivendicate in piazza. Ma procediamo con ordine.
I sindaci dei comuni rossi in soccorso dei centri sociali
Il caso più eclatante, non a caso evidenziato dalla testata romana, riguarda Bologna. Dopo lo sgombero dell’ex caserma Masini nel 2017, l’esperienza del centro sociale Làbas – che “occupava” «dal 2012» – ha trovato continuità “abitativa” tramite l’associazione “Nata per Sciogliersi” in un immobile in Vicolo Bolognetti messo a disposizione dal Comune. Si tratta – scrive Il Tempo – di «quasi duemila metri quadrati complessivi nell’ex convento dei Santi Leonardo e Orsola, tra 797,60 metri quadrati di spazi chiusi e altri 1.131,91 di portico scoperto». La formula? Una «concessione gratuita per quattro anni, estendibili di ulteriori quattro» a canone zero, a fronte del solo pagamento di utenze e manutenzione.
I casi di Bologna, Milano, Torino
Non esattamente una stridente priorità politica per la città che, come sottolinea lo stesso quotidiano capitolino, presenta una graduatoria per le case popolari che «conta 6.247 domande ammissibili». Mentre «altre 2.108 richieste hanno ottenuto accesso al contributo affitto». E, ciliegina (al vetriolo), sempre secondo la fonte citata «a inasprire il resoconto è poi la formula scelta dal Comune: una concessione gratuita per quattro anni, estendibili di ulteriori quattro. Il concessionario sostiene Tari, utenze, custodia, pulizia, arredi e manutenzione ordinaria, mentre il canone resta pari a zero».
Comuni rossi e centri sociali: “Offerti” in concessione agli abusivi immobili pubblici
Stessa musica, identica solfa, medesimo spartito assistenzialista anche a Milano, dove nei documenti di Palazzo Marino figura una concessione comunale di ben «18 anni» per l’immobile di Via Rizzoli assegnato all’associazione “Mutuo Soccorso Milano“, oggi sede del C.S. Lambretta, approdo istituzionale arrivato dopo una lunga scia di occupazioni e sgomberi in varie zone della città che Il Tempo non manca di elencare. E che vanno «da Via Ferravilla a Via Cornalia», passando per «Via Val Bogna», fino all’esperienza di «Via Edolo, durata dal 2018 al 2023».
Dalla prevaricazione al dono istituzionale: il caso di Torino
Infine, l’immancabile Torino: dove per lo storico covo dell’estrema sinistra di Askatasuna in Corso Regina Margherita, Palazzo Civico aveva promosso – «almeno per una parte della storica sede occupata» – una sorta di “patto di collaborazione” sancito in nome di una «gestione condivisa» per trasformare una porzione dello stabile occupato in un percorso di «gestione di un bene comune».
Concessioni, assegnazioni e patti di collaborazione: l’espediente del “bene comune”
Un accordo, sottolinea Il Tempo, «attraverso il quale alcuni spazi al piano terra e l’area esterna dell’immobile sarebbero stati gestiti insieme da un gruppo informale di cittadini, dall’associazione Dopolavoro 47 e dall’amministrazione». Un tentativo di sanatoria – con una co-progettazione avviata nel 2024 e proseguita nel 2025 – prima che la Giunta decidesse di interrompere la procedura a inizio 2026.
Una linea chiarissima, quella seguita dai tre comuni rossi di Lombardia, Piemonte e Emilia Romagna, che parte inesorabilmente dai blocchi di partenza della tolleranza ideologica della sinistra e che, passando per sentieri amministrativi che deviano sulla strada della legittimità e della sicurezza, trasformana il sopruso in un diritto e premia chi viola la legge a scapito dei cittadini onesti e tuttora in attesa di risposte e spazi abitativi.