L'editoriale
Governicchi e tecnocrati? La ricreazione è finita. Ecco la Terza Repubblica
Con lo Stabilicum si chiude finalmente la stagione degli esecutivi tecnici, delle larghe intese, delle alleanze impossibili e dei governissimi che stritolano la volontà popolare
L'Editoriale - di Antonio Rapisarda - 8 Ottobre 2026 alle 16:51
Lo Stabilicum, appena divenuto legge, rappresenta più di una pur importante e necessaria riforma del sistema elettorale (l’attuale sistema, il Rosatellum, fu maldestramente concepito dal Pd per frenare l’avanzata dei Cinque stelle: ricordatelo sempre ai “sinceri democratici” della sinistra). Lo Stabilicum, dicevamo, è il contributo “epocale” che il destra-centro intende portare a un sistema politico italiano che fatica, storicamente, a presentarsi con un’idea organica e organizzata davanti alle sfide del tempo. Condizione che oggi espone anche gran parte dei governi europei – Spagna, Francia e Germania in primis – alle turbolenze di tante crisi a cui le rispettive guide non riescono a rispondere. Non è così nell’Italia governata da Giorgia Meloni.
Perché? La risposta è semplice: la destra politica ha trovato da tempo e al suo interno la formula per presentarsi con un’identità programmatica chiara al corpo elettorale. La coalizione di destra-centro ha individuato un metodo condiviso, un principio meritocratico che certifica e responsabilizza la leadership. Questa formula intercetta e interpreta soprattutto, in profondità, i desideri e le aspirazioni di un blocco sociale maggioritario. Il record di longevità di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi – con tutti gli effetti virtuosi in termini macroeconomici, geopolitici e sociali per l’Italia – è esattamente il prodotto di questa dinamica. La dimostrazione, come ha affermato Giovanbattista Fazzolari al Foglio, che con l’azione della prima premier donna e di destra siamo entrati ufficialmente nella Terza Repubblica.
L’obiettivo della nuova legge elettorale è proprio questo: spingere il resto dell’arco parlamentare a fornire ai cittadini un’idea precisa di che cosa si intende fare una volta al governo, con chi e in quale modo. Con una figura, il premier proposto al capo dello Stato, che se ne assume politicamente la responsabilità di fronte agli elettori. Una rivoluzione copernicana? No, è quello che gli italiani dall’inizio della Seconda Repubblica in fondo si aspettano dalle coalizioni che votano. Peccato però che le “regole del gioco” permettevano ai partiti, fino a ieri, di decostruire senza alcun vincolo politico e morale questa legittima e fondamentale aspettativa.
Il risultato? Lo scempio che abbiamo subito in quell’arco terribile durato dal 2011 al 2022: con la scusa dell’emergenza di turno la volontà politica del corpo elettorale è stata stritolata da una serie infinita di governi tecnici e tecnocratici, di larghe intese, di alleanze impossibili e governissimi. Incredibile la sequenza: nessun elettore ha votato al governo, rispettivamente, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte I e II e Draghi. I frutti anti-nazionali e anti-sociali di questi “inciuci” di ogni ordine e grado sono ormai letteratura. Non a caso il governo Meloni, nonostante abbia dovuto affrontare l’incrocio terribile di guerre, inflazione da offerta e crisi energetica, è riuscito a ristabilire fiducia nell’Italia e migliorare tutti i parametri vitali: a partire da occupazione, spread ed esportazioni. Per un motivo semplice: l’esecutivo ha risposto al mandato degli elettori, non al vincolo esterno.
E allora sì che lo Stabilicum rappresenta una rivoluzione modernissima – quella della responsabilità – di fronte a una situazione internazionale che richiede governi realmente rappresentativi e attrezzati. Da qui deriva la forza del “diritto” degli elettori: quello di indicare una coalizione, un programma, un perimetro definito e – udite, udite, dopo più di trent’anni – i propri rappresentanti. Con un premier chiamato a fare da cerniera politica. Sono questi i motivi per cui la riforma è così osteggiata – in Parlamento e fra le burocrazie – dal “partito della palude” e dei trasformismi. Ma anche da tutti coloro, “specialisti” della materia tanti contraenti del campo largo, abituati a governare nonostante gli italiani. Ecco, per tutti costoro la ricreazione è decisamente finita.