Statistiche incoraggianti
Fuga dei cervelli, è dietrofront. Dal 2021 oltre centomila giovani sono rientrati in Italia
Molti di loro, dopo aver acquisito una certa esperienza all'estero, hanno deciso di tornare nel proprio Paese d'origine. Per lavorare, principalmente, ma anche per accudire i propri figli o per stare vicino alla famiglia
Negli ultimi anni molti giovani italiani hanno deciso di ritornare in patria, portando con loro un bagaglio di esperienze dall’estero. Nel quinquennio 2021-2025, sono stati più di 129mila i ragazzi che hanno deciso di tornare nella propria terra: numeri alla mano, i rientri sono stati il 32,9% in più rispetto ai 97.353 del quinquennio 2016-2020 e più del doppio rispetto ai 51.385 registrati tra il 2011 e il 2015. A definire con maggiore precisione le statistiche sono stati la Fondazione studi dei consulenti del lavoro e il Cnel.
A quanto pare la maggior parte dei giovani che viaggia all’estero per studiare, lo fa con l’ eventuale obiettivo di rientrare nel proprio Paese una volta completato il percorso di studi. Nel focus di Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, intitolato «Il rientro dei giovani dall’estero: numeri e tendenze», nel 2011-2015 rientravano 26 giovani ogni 100 che si trasferivano all’estero, mentre nel quinquennio successivo il rapporto è salito a 31 e nel 2021-2025 ha raggiunto perfino quota 40.
Più di 100mila giovani rientrati in Italia nell’ultimo quinquennio: la fuga di cervelli si affievolisce
Nel solo 2025 i ritorni in patria italiana sono arrivati a 24.264, il 3,7% in più rispetto ai 23.387 del 2024. I trasferimenti verso l’estero, invece, sono diminuiti del 26,8% anche se, come hanno sottolineato gli analisti, il dato deve essere interpretato con cautela perché il 2024 ha registrato un valore insolitamente elevato, anche a seguito delle nuove sanzioni amministrative legate all’iscrizione all’Aire.
Dall’Italia partono soprattutto i giovani più istruiti e questo talvolta può costituire una criticità nel tessuto socio-economico italiano. Secondo i dati contenuti nel rapporto del Nel dossier intitolato «Giovani Expat. Come farli tornare», nel 2024 il numero tra migranti italiani di 18-34 anni era pari al 40%, contro il 19% dei coetanei residenti nel proprio Paese. Inoltre, in base a quanto riportato nello studio. la condizione ritenuta più importante per valutare un ritorno è rappresentata da retribuzioni più elevate. L`83% degli intervistati considera, infatti, questo elemento come «estremamente rilevante». Il tema, quindi, si inserisce in un differenziale salariale che, stando al rapporto, tra il 2000 e il 2024 è aumentato rispetto ai principali Paesi avanzati.
Cosa vogliono i ragazzi formati all’estero
I giovani formati in Italia e arricchiti dalle esperienze all’estero, in sostanza, vogliono trovare una risposta chiara dal nostro sistema produttivo. Per loro, rientrare non vuol dire soltanto trovare un lavoro. Come ha infatti riportato il report curato dalla Fondazione studi dei consulenti ha rilevato che il ritorno in Italia non è motivato soltanto da ragioni professionali. Nel 2025, infatti, il 67,7% dei giovani rientrati ha indicato motivi familiari o personali. La nostalgia dell’Italia è stata indicata dal 32,4% dai giovani, mentre incentivi fiscali e qualità della vita sono stati indicati entrambi dal 23,5%. Il 20,6%, invece, ha indicato un’interessante occasione di lavoro in Italia e soltanto l’11,8% ha deciso di tornare perché non amava il lavoro o per la qualità della vita dell’estero.
Il giovane che torna, non per forza sceglie il nostro Paese perché trova condizioni professionali migliori di quelle sperimentate all`estero. Può scegliere di tornare per stare vicino alla famiglia, recuperare relazioni, crescere i figli in Italia, riavvicinarsi ai luoghi di origine oppure perché attribuisce un valore crescente alla qualità della vita. I dati sull’occupazione confermano questa interpretazione: tra i giovani rientrati, infatti, il 48,5% disponeva già di un lavoro, con il 22,9% che era rimasto nella stessa azienda per cui lavorava all`estero e il 25,7% che aveva trovato un’occupazione prima del rientro. Un altro 37,1%, infine, ha trovato lavoro dopo essere tornato in Italia, mentre soltanto il 14,2% risultava alla ricerca di un’occupazione o inattivo.