Una foto in bianco e nero
Francia a due facce: la piazza rosso sangue di Mélenchon e il Paese dei valori che accoglie il Papa. Nel mezzo il disastro di Macron
Oltre 5.000 fermi, scuole incendiate e brutali aggressioni in strada: la cronaca rilancia l'immagine di una nazione spaccata tra l'odio della sinistra radicale e la risposta identitaria scesa in piazza per il Papa. Un corto circuito che mette a nudo tutti i limiti dell'Eliseo
Alla faccia di «Liberté, Égalité, Fraternité»… Quella che arriva da oltralpe è la fotografia di una Francia a doppio volto: quello virulento degli studenti in piazza oggi (ma ieri erano i manifestanti in strada contro la riforma delle pensioni, e poi gli agricoltori; i Gilet gialli, i rivoltosi in piazza per Nahel e i rivendicazionisti sulla campagna Nuova Caledonia). E quello ecumenico che si è stretto intorno a Papa Leone.
I due volti della Francia: una fotografia in bianco e nero
Volendo trovare un comune denominatore alle varie insurrezioni urbane che hanno colpito al cuore il Paese, la Francia delle mobilitazioni di categoria estremamente conflittuale, che ha inchiodato città e intere aree con la presidenza Macron ad assistere impotente a blocchi autostradali e minacce reiterate di “assedio” a Parigi. Azioni e intimidazioni simboliche che oggi diventano violenza incendiaria – nel senso letterale del termine – con la protesta studentesca.
Poi c’è la Francia vista nella recente ed emozionante visita di Papa Leone XIV. Quella rappresentata dalle centinaia di migliaia di fedeli scesi in strada: una marea umana composta, fiera e silenziosa, che ha riempito le piazze per inneggiare al Pontefice e riscoprire le radici cristiane della nazione.
E nel mezzo, sfumature di rosso sangue…
In mezzo, ad oggi, le ultime drammatiche notizie che arrivano da oltralpe, e che raccontano di oltre 5.000 fermi in una sola settimana. Di scuole incendiate a Metz. E di aggressioni brutali a Marsiglia con spray infiammabili, con un quindicenne sospettato del brutale agguato a una passante a margine delle manifestazioni degli studenti, e in queste ore posto in stato di fermo. Insomma, la cronaca descrive una Francia spaccata a metà, lacerata da due volti inconciliabili.
La Francia della devastazione, distruttiva e virulenta
Da un lato, allora, la Francia della devastazione. Quella che la cronaca racconta con gli oltre 5.000 fermi in una sola settimana. Quella delle piazze incendiate dalla retorica radicale di Jean-Luc Mélenchon e della France Insoumise, capace di soffiare sul fuoco dell’odio sociale e di trasformare la protesta studentesca e giovanile in cruda guerriglia urbana.
Quella che cavalca l’esplosione di violenza cieca contro istituzioni, forze dell’ordine, e persino ignari passanti. Frutto avvelenato di quel modello di integrazione fallito che la tecnocrazia di Emmanuel Macron non ha mai saputo né prevenire. Né contenere, né tanto meno includere. La Francia del “macronismo” intrappolato nel suo freddo illuminismo d’élite, che ha finito per spalancare le porte all’estremismo e per lasciare lunghi corridoi alla rabbia. Permettendo alla pancia del Paese di sfogarsi col vandalismo più bieco…
E la Francia costruttiva, ecumenica e aggrappata ai valori fondanti della civiltà europea
Sul fronte contrapposto, invece, si staglia l’immagine di una Francia che non brucia i cassonetti, ma si aggrappa al senso di comunità, all’ecumenismo e ai valori fondanti di una civiltà europea che la politica parigina sembra aver deliberatamente dimenticato e che la cronaca di questi giorni annega in una ferocia che tutto può dirsi, meno che “civile”… Probabilmente, allora, il dramma politico di Monsieur le Président risiede proprio qui: nell’aver ignorato questo patrimonio d’identità e coesione, incapace di miscelare l’ordine democratico con le istanze di un popolo che chiede risposte.
Macron ingessato a metà strada
Macron ha isolato la Francia credente ed edificante, abbandonando le periferie al nichilismo e alla rabbia della sinistra radicale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. L’Eliseo si trova oggi ad assistere impotente a una drammatica frattura sociale: mentre le piazze militanti incendiano il futuro del Paese, l’anima vera della Francia continua a cercare disperatamente un’alternativa al caos.