Le priorità di Avs
Avanti Polpo, alla riscossa: la sinistra scatena in Parlamento la battaglia contro lo sfruttamento dei molluschi
Politica - di Luca Maurelli - 14 Ottobre 2026 alle 16:17
Avanti polpo, alla riscossa, bandiera rossa, bandiera rossa. La sinistra italiana ha una nuova priorità, tra quelle già indicate nel programma Frankestein su cui ha chiamato i suoi elettori a votare on line: la lotta agli allevamenti intensivi di polpi, che a giudizio degli ambientalisti integralisti vengono progettati principalmente per ragioni economiche, quella di soddisfare la crescente domanda alimentare di polpo, soprattutto nei Paesi mediterranei e asiatici, senza dipendere esclusivamente dalla pesca in mare.
Roba da ricchi e per tavole gourmet, di ristoranti di lusso, per sushi e piatti di mare che necessitano di prodotti ittici continui e freschissimi. Roba da contrastare, a tutti i costi, in nome del proletariato ittico. Non a caso l’allevamento intensivo dei polpi punta a un mercato di prodotti ittici relativamente costosi, soprattutto nella ristorazione e nei consumi di fascia medio-alta. Il polpo è considerato un prodotto ittico di valore commerciale elevato, ma allevarlo è molto più complicato rispetto a pesci come salmoni e orate. E dunque, scatena gli appetiti di chi vuole fare il business dei molluschi. Per la serie, anche i ricchi mangiano. I polpi, ovviamente.
La sinistra in difesa dei polpi: la proposta di legge di Avs
A portare la questione in Parlamento è il deputato Devis Dori di Alleanza Verdi e Sinistra, promotore di una proposta di legge che punta a impedire la realizzazione di impianti destinati all’allevamento intensivo di queste specie. “Vogliamo dare un segnale politico forte e di testimonianza su queste tematiche», ha dichiarato il deputato di Avs durante la presentazione del ddl evidenziando che si tratta di una battaglia che mette insieme benessere animale, sostenibilità ambientale e futuro della produzione ittica”, ha arringato Dori, che nella battaglia per i polpi ha accomunato anche il tonno rosso (rosso, guarda caso), vittima dello stesso sfruttamento. Scherzi a parte, la questione riguarda soprattutto l’acquacoltura di specie carnivore, che per crescere necessitano di alimenti di origine animale. I mangimi possono contenere farine e oli ricavati da altri pesci, con il rischio di aumentare la pressione sugli ecosistemi marini anziché alleggerirla. Ma a preoccupare le associazioni animaliste sono anche le condizioni di vita degli animali, costretti in spazi limitati e sottoposti a possibili situazioni di stress. «Per questo esprimiamo contrarietà totale a quegli allevamenti intensivi che vanno a compromettere gli ecosistemi e il benessere animale», ha aggiunto Dori.
Un allarme ingiustificato?
A riaccendere l’attenzione è stato anche il caso di Gran Canaria, dove Nueva Pescanova aveva progettato un grande allevamento intensivo di polpi. Ma in realtà sono in tanti, anche tra i biologi, a sostenere che l’allarme sia del tutto ingiustificato. Un esempio è Carlos Rosas, biologo messicano che ha collaborato con Nueva Pescanova. Ha sostenuto che l’obiettivo degli allevatori sia creare ambienti adatti agli animali anche perché il loro benessere favorisce la crescita. Nei suoi impianti sperimentali utilizza rocce, tubi e vegetazione artificiale per riprodurre parte dell’habitat naturale. Nel 2025, ricercatori specializzati in cefalopodi, provenienti da 66 istituzioni di 25 Paesi, hanno pubblicato uno studio su Marine Policy sostenendo che vietare preventivamente tutti gli allevamenti di polpi sarebbe ingiustificato, perché una produzione regolamentata potrebbe offrire benefici economici e ambientali. Dunque, salviamo il polpo, ma in che senso? Lo facciamo alla Luciana, così soffre meno?