L'analisi dello studioso
«Abbiamo accolto generazioni che ora vogliono vederci bruciare»: ecco chi incendia la Francia. Il monito dello studioso
"Persone che non nutrono alcuna lealtà né amore per il Paese": la disanima di Douglas Murray su 'The Free Press' utile per capire quanto sta accadendo in Italia: "Allontanate coloro che vi odiano"
Rivolte studentesche? Lo storico e giornalista francese traccia un identikit dei devastatori che hanno messo a ferro e fuoco le città d’oltralpe. Un’analisi sui “cattivi maestri” che potrebbe essere presa a modello per quanto visto in Italia. “Sono agitatori adulti incalliti di estrema sinistra, ecologisti e pro Pal che hanno portato disordini e conflagrazione”. Douglas Murray lo scrive su ‘The Free Press’. “Ogni volta che la Francia va a fuoco, si cercano dei precedenti, il termine di paragone più calzante per le rivolte del momento. Vengono evocate date come il 1968 o, a volte, il 2005. Chi ha una memoria più lunga cita il 1848 o il 1789”.
“Non serve uno storico per capire chi alimenta la protesta”
Però “non serve essere storici per notare che gli eventi attuali non assomigliano a proteste scolastiche. Anche ammesso che alcuni studenti stiano protestando per questioni legate al proprio percorso di studi, non avrebbero comunque alcuna giustificazione per farlo”, spiega l’editorialista che snocciola la spesa che la Francia ha messo in campo nel settore scuola. “L’anno scorso, la spesa pubblica francese ha raggiunto l’impressionante cifra del 57 percento del prodotto interno lordo. E la spesa per l’istruzione in Francia si colloca al di sopra della media dei paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Il tutto in un Paese in cui il rapporto debito/PIL è pari al 115%. Se non altro, la Francia sta spendendo troppo per l’istruzione dei propri giovani. O meglio, sta contraendo debiti per istruire una generazione, una parte della quale oggi protesta contro un’istruzione costosa”.
Murray: i cattivi maestri: attivisti di estrema sinistra, anticapitalisti, attivisti ecologisti e pro Pal”
Figli “ingrati”. Lo stesso si può dire delle risorse stanziante dal governo in Italia nella riforma della scuola. E allora? Lo studioso entra nel merito delle proteste fin dal loro primo esplodere: “Quando dico che non serve uno storico per capire cosa stia succedendo questo mese, intendo dire che, per individuare ciò che alimenta queste proteste, basta semplicemente aprire gli occhi”. E chiama Specifica: “Certo, ci sono degli studenti coinvolti. Ma, fin dai primi giorni delle manifestazioni, gruppi di agitatori adulti e incalliti si sono inseriti, portando i disordini a un livello di vera e propria conflagrazione. Il risultato sono state scene apocalittiche, tra cui l’incendio dello storico municipio di Limoges e il saccheggio delle Galeries Lafayette a Parigi. I responsabili non sono studenti che chiedono un migliore insegnamento della matematica; si tratta di attivisti di estrema sinistra, anticapitalisti, attivisti ecologisti e fanatici della causa palestinese”.
“Accolta una generazione che nutre amore per la Francia”
Poi l’analisi più feroce, ma reale: “L’aver accolto generazioni di persone che non nutrono alcuna lealtà né amore per il Paese – molte delle quali desiderano addirittura vederlo andare a fuoco – ha contribuito al clima di disordine che regna in Francia”. Un’analisi che ci ha molto colpito in quanto si rispecchia anche sulla situazione italiana, su una generazione che trova scuole, welfare, sanità e servizi e pure è di fatto “sradicata”. Devastatori che detestano l’Italia, così come i giovani delle banlieu detestano la Francia. Sono il frutto del fallimento dell’ottimismo progressista e liberista.
La prova sarebbe data dal “tono sarcastico, intriso di una sorta di compiacimento per le sventure altrui che caratterizza gran parte del commento internazionale, è di per sé rivoltante. ‘I francesi se la sono cercata’, hanno commentato molti ‘combattenti’ da tastiera. Osservando i negozianti francesi in lacrime mentre tentavano di impedire a folle inferocite di distruggere le loro attività, e dunque i loro mezzi di sostentamento. Ma non è vero- spiega- . L’opinione pubblica francese non ha mai votato per tutto questo. Al pari dei cittadini di altri Paesi europei, della Gran Bretagna e persino dell’America, i francesi hanno costantemente eletto governi che promettevano di mettere in sicurezza i confini nazionali; mantenere l’ordine pubblico e scongiurare quegli scenari da guerra civile che in molti – sia dentro che fuori dai confini nazionali – avevano previsto”.
Avvertimenti inascoltati
Le avvisaglie sono state sottovalutate. “I loro leader, semplicemente, non hanno mai dato ascolto a tali avvertimenti, oppure hanno fallito nel tentativo di agire di conseguenza”, stigmatizza Murray. “Ogni volta che qualcuno ha provato ad avvertire che il modello francese non è affatto un modello – se non di disastro – la reazione è stata sempre la stessa. Che si trattasse di avvertimenti provenienti da scrittori come Renaud Camus e Michel Houellebecq, o da politici che spaziano da Manuel Valls a Marine Le Pen, la risposta da parte della classe dirigente è stata il silenzio, l’ostracismo o la persecuzione”.
Chi aveva avvertito del fallimento in materia di immigrazione
“E, caspita, di avvertimenti ce ne sono stati. Nel 2021, decine di generali in pensione e altri alti ufficiali dell’esercito francese hanno firmato una lettera congiunta. In cui avvertivano che, se il governo francese non avesse preso il controllo dei fallimenti in materia di immigrazione e integrazione che stavano scuotendo il Paese, una guerra civile sarebbe potuta diventare una possibilità concreta. Il governo e i media avrebbero potuto prendere in considerazione l’idea che questi uomini avessero ragione. Le autorità francesi, invece, hanno scelto un’altra strada – la stessa intrapresa dai governi di tutta Europa: hanno colpito i messaggeri”.
“Allontanate coloro che vi odiano”
Quindi l’editorialista stigmatizza il comportamento di quella “generazioni di politici, commentatori, attivisti e altri esponenti francesi che hanno contribuito a creare questa situazione. Eppure, proprio come bambini che appiccano un incendio, non hanno la minima idea di come spegnerlo. Per ora, quasi tutti si danno alla fuga: si dimostrano all’altezza né del momento né della sfida. Nel frattempo, la sinistra socialista si sta allineando politicamente agli immigrati scontenti, dando vita a un movimento abbastanza ampio da poter ambire a un potere reale”. Di qui l’avvertimento: “Se non si affrontano e si allontanano coloro che vi odiano, proprio nel momento in cui danno ampia dimostrazione di tale odio, allora anche la Francia — persino la Francia — non diventerà altro che un bel nome”. Una disanima utile per leggere quanto sta accadendo anche in Italia.