Difesa decisiva
Zelensky annuncia il via libero americano ai Patriot prodotti in Ucraina. Ecco cosa cambia
La produzione interna rafforzerebbe l’autonomia militare di Kiev, mentre resta aperta l’emergenza degli intercettori necessari contro i missili balistici intercontinentali russi
Volodymyr Zelensky annuncia quella che sarebbe una svolta di peso nella cooperazione militare tra Stati Uniti e Ucraina: Donald Trump avrebbe dato il via libera alla concessione delle licenze necessarie per produrre in territorio ucraino i missili Patriot. La notizia arriva direttamente dal leader ucraino ed è stata rilanciata venerdì 25 settembre da Le Monde. Per ora, tuttavia, manca la conferma del diretto interessato americano. «Durante il nostro ultimo incontro, il presidente ha sottolineato: “Sì, ho preso una decisione definitiva. L’Ucraina otterrà le licenze per la produzione di missili Patriot”», ha riferito Zelensky in un messaggio vocale inviato ai giornalisti.
Il passo avanti annunciato da Zelensky
Il punto non è secondario. Kiev chiede da mesi di poter rafforzare la propria autonomia industriale nel settore della difesa area, specialmente mentre le scorte occidentali di intercettori scarseggiano e gli attacchi russi continuano a mettere sotto pressione città e infrastrutture strategiche.
I Patriot rappresentano infatti uno dei pochi sistemi sui quali l’Ucraina può fare affidamento contro i missili balistici russi. Proprio la disponibilità degli intercettori è diventata uno dei problemi più delicati alla vigilia dell’inverno. La stessa testata che ha ricevuto la notizia ha documentato nelle ultime settimane come le scorte ucraine di PAC-3 siano fortemente ridotte e come gli Stati Uniti abbiano dovuto razionare le forniture anche per effetto delle proprie esigenze militari legate al conflitto con l’Iran.
Il dossier delle licenze, del resto, non nasce oggi. Già nei mesi scorsi Zelensky aveva riferito di una disponibilità statunitense ad aprire alla produzione sotto licenza in Ucraina e in Europa. Reuters aveva già riportato a giugno che Washington aveva reagito positivamente alla richiesta ucraina e che Trump intendeva discutere con le aziende statunitensi della difesa la possibilità di decentralizzare parte della produzione.
Trump aveva frenato
Il percorso è stato tutt’altro che lineare. Dopo aperture pubbliche in estate, il tycoon aveva assunto una posizione più prudente, lasciando intendere che una concessione di tale portata avrebbe richiesto cautele supplementari. La dichiarazione Zelensky punta dunque a presentare quel ripensamento come ormai superato.
Resta però un elemento: una licenza non equivale a una fornitura immediata. Costruire a Est una capacità produttiva credibile richiederebbe tempo, infrastrutture, trasferimenti tecnologici e una catena industriale sufficientemente protetta. Secondo esperti citati da Le Monde, anche con un’intesa politica già definita difficilmente una produzione locale potrebbe entrare a regime prima di almeno un anno.
La vera emergenza è l’inverno
Tuttavia, lo stesso Zelensky nelle settimane passate ha sostenuto che sul campo basterebbe una quota relativamente ridotta Made in US per rafforzare sensibilmente la propria difesa. Il 5% per affrontare l’inverno, stando alle sue stime, mentre una quota doppia consentirebbe a Kiev di aumentare drasticamente la capacità di contrastare i missili balistici russi.
Non si guarda solo all’America. Kiev lavora anche a sistemi antimissile propri e a nuove forme di cooperazione con gli alleati europei.