L'operazione di sicurezza
“Ultimo segnale”: a Secondigliano va a segno l’inibitore per i cellulari dei detenuti. FdI: “Un altro colpo alla criminalità”
L'aveva già anticipato il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni che, con il nuovo provvedimento, «I telefonini in carcere saranno del tutto inutili». In occasione della sperimentazione sono stati schierati 250 agenti per sedare le eventuali proteste, che alla fine non si sono verificate
Politica - di Gabriele Caramelli - 24 Settembre 2026 alle 18:45
«I telefonini in carcere saranno del tutto inutili». L’aveva anticipato con fermezza già mercoledì il sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni, in occasione della sperimentazione dell’inibitore nel carcere di Secondigliano a Napoli con l’operazione “Ultimo segnale”, sottolineando che grazie a questa nuova misura «i detenuti sarà d’ora in poi impossibile trasmettere e ricevere attraverso qualunque dispositivo introdotto illegalmente nell’istituto». Oggi, in conferenza stampa a Palazzo di Governo, Balboni ha dato nuove delucidazioni sull’applicazione del provvedimento, che ha già sortito un effetto immediato e positivo: «Sono stati calcolati 24mila tentativi di accesso, ovviamente andati tutti male perché c’era l’inibizione delle telecomunicazioni in corso».
Nel ribadire i dati forniti dal capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Stefano Carmine De Michele, sul collaudo del sistema, il sottosegretario ha precisato che l’operazione ha richiesto lo spiegamento di 250 agenti di Polizia Penitenziaria per motivi di sicurezza. «C’era il rischio di disordini e proteste da parte della popolazione detenuta – ha evidenziato -. Li priviamo di uno strumento fondamentale di comunicazione, soprattutto per i vertici delle organizzazioni criminali e comunque per coloro che hanno un’attitudine a delinquere superiore a quella del comune detenuto». Alla fine, tutto è andato per il verso giusto, visto che non si sono registrate proteste.
Ultimo segnale, l’inibitore per i cellulari dei detenuti a Secondigliano ha funzionato
Alberto Balboni ha poi chiarito le statistiche in merito all’inibitore del carcere di Secondigliano, in cui non ci sono 24 mila persone, bensì «1.500 in tutto. Ma è chiaro che se un detenuto ci ha provato cento volte si fa presto ad arrivare a 24mila. Inoltre, il sottosegretario ha sottolineato che il sistema consente comunque l’utilizzo dei cellulari da parte del personale autorizzato. «Un numero limitato di numeri telefonici può essere abilitato a oltrepassare la barriera», ha affermato, ricordando che la necessità di garantire le comunicazioni di servizio ha contribuito alla complessità della messa a punto del sistema. A dimostrazione dell’efficacia del provvedimento, Balboni ha raccontato che nella sola giornata di ieri le richieste dei detenuti di poter effettuare telefonate autorizzate «sono quadruplicate».
Per motivi di riservatezza, è stato spiegato ai giornalisti che non possono essere resi noti né l’ammontare degli investimenti e tantomeno il numero degli istituti penitenziari che saranno interessati dalla misura. Come ha spiegato il sottosegretario alla Giustizia, «Ci sono 196 carceri in Italia. Questo è uno strumento costoso. Noi abbiamo in programma già nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, di estenderlo in molte altre carceri in Italia». Con lui, in conferenza stampa, c’erano anche il prefetto di Napoli Michele di Bari, il capo del dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Stefano Carmine De Michele e il dirigente generale di Polizia penitenziaria, Augusto Zaccariello.
FdI: una grande notizia per il contrasto alla criminalità
L’operazione “Ultimo segnale”, che «ha portato all’installazione dell’inibitore per i telefoni cellulari introdotti illegalmente nel carcere di Secondigliano è una grande notizia. Un grazie al Dap per aver reso possibile e portato avanti questa misura, che rappresenta un importante passo avanti nel contrasto alla criminalità organizzata». A scriverlo sui social è stata la deputata e presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo sui social, sottolineando che «con Secondigliano si apre una nuova fase nella risposta dello Stato alla camorra: più sicurezza, più controllo e strumenti più efficaci per impedire che il carcere possa essere utilizzato per mantenere e rafforzare i legami criminali con l’esterno».
Le fa eco Giovanni Donzelli, che ha parlato di un «ennesimo colpo del governo Meloni contro la criminalità organizzata». Sull’operazione di sicurezza è intervenuta anche Augusta Montaruli, sottolineando che «fino ad oggi la pena detentiva veniva di fatto svilita e vanificata, impedendo ogni distacco reale dalle organizzazioni criminali. Questo Governo sta facendo contro la criminalità organizzata quanto mai si era ipotizzato in precedenza». Poi ha concluso, evidenziando che «24mila inibizioni in un solo giorno su una popolazione detenuta di 1.500 ne sono una prova. Significa che ogni detenuto ha in media provato 16 contatti con l’esterno, contatti che fino all’arrivo di Giorgia Meloni erano candidamente possibili anche se vietati».