L'inchiesta della procura
Spuntano le mail e la piattaforma web dei medici anti-Cpr: proteste contro gli agenti e trucchi per evitare i rimpatri
Un ambiente militante in cui i partecipanti avevano l'opportunità di consultare documenti che indicavano come comportarsi in determinate situazioni. Negli ultimi, all'interno dell'ambiente online, alcuni utenti contestavano la pm che conduceva le indagini sui medici "rossi"
Politica - di Gabriele Caramelli - 29 Settembre 2026 alle 10:08
Prosegue l’inchiesta sui medici “rossi” che si opponevano alle espulsioni dai Cpr. Secondo La Verità, esisteva anche un indirizzo email dal nome [email protected], che era il portale con cui procurarsi l’accesso alla rete, carpire informazioni, partecipare agli incontri, reperire i link delle assemblee online e per entrare in un gruppo ristretto intitolato “NoCprSalute”. Nell’ultimo caso si trattava di un canale di raccolta e organizzazione per gli operatori sanitari. Per ora, la procura di Ravenna si è concentrata sulle «modalità di interazione utilizzate dagli indagati». Inoltre, il decreto di perquisizione eseguito la scorsa settimana, che conteneva l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’emissione di false inidoneità per il trattenimento nel Cpr, elencava tra i comportamenti «la pianificazione di specifici interventi propagandistici sui social» e la promozione di incontri in rete per organizzare «le modalità di realizzazione dei falsi» certificati.
Ecco come funzionava il network dei medici “rossi” anti-Cpr
Le discussioni della community online, come ha ricostruito il quotidiano milanese, si evolve su due piani diversi: il primo, quello fondamentale, sull’elaborazione di strategie di sensibilizzazione e di comunicazione, con le riunioni che avvenivano online ogni martedì sera. Il secondo livello, invece, è quello di «NoCprSalute» ed è un gruppo, che include la mailing list, riservato agli organizzatori della rete e a soli medici, psicologi, infermieri e studenti di medicina: quest’ultimo gruppo si ritrovava online un lunedì al mese e appariva come una piattaforma con svariati canali di conversazione.
I temi su cui si dibatteva di più erano le comunità ristrette da cui passavano gli immigrati irregolari con decreto di espulsione. Ma c’erano anche conversazioni su situazioni igienico-sanitarie, denunce su abusi di psicofarmaci, assenze affermate di protocolli e di trasparenza, ma anche di garanzie e isolamento. Insomma, l’obiettivo dichiarato era quello di creare un ponte tra attivisti, medici, operatori sanitari e associazioni come la Simm, ossia la Società italiana di medicina delle migrazioni, in cui c’è Nicola Cocco, indicato nell’inchiesta come il promotore della presunta associazione a delinquere, e l’Asgi, ovvero l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione.
Le mail e i messaggi contenuti nel portale
Tra le email scambiate dagli attivisti No-Cpr ce n’è una, del 19 novembre 2023, che sembra assumere un certo rilievo: «L’idea è quella di cominciare quanto prima a sperimentare l’utilizzo del modulo di supporto che abbiamo ideato per chi vuole accompagnare la propria valutazione di inidoneità con un documento che la motivi con ragionamenti argomentati». Il modulo non viene descritto come un certificato alternativo, ma come un documento destinato ad affiancare la valutazione del medico e a sostenerla con una motivazione già strutturata. È proprio la disponibilità di questo strumento e la sua circolazione tra realtà ospedaliere diverse dal Santa Maria delle Croci di Ravenna (ospedale dal quale è partita l’attività investigativa) ad aver destato in modo particolare l’interesse degli investigatori.
L’ordine di perquisizione cerca anche «documentazione riconducibile alla Simm, nonché ad altre associazioni» che, attraverso «vademecum e prestampati», avrebbero spronato i dottori a esprimersi negativamente sull’idoneità dello straniero al Cpr. In una mail risalente allo stesso periodo c’è una guida che in un pezzo sembra proseguire oltre la semplice discussione politica.
Alla domanda «la polizia può ignorare il mio certificato?», viene presentata una risposta netta: «No, la polizia deve attenersi al certificato perché esprime una valutazione medica che esce dalle competenze di un agente o di un funzionario. Il certificato può essere messo in discussione esclusivamente da un giudice attraverso una contro-valutazione eseguita da personale medico da discutere in sede giudiziaria». Il dossier, nei fatti, non si limiterebbe a spiegare come motivare una non idoneità, ma fornirebbe anche una linea di atteggiamento, qualora il certificato venisse contestato dalle forze dell’ordine. «Gli facciamo il culo a ’sti sbirri maledetti», aveva commentato in una chat sequestrata proprio Cocco.
Gli attacchi alla pm che indaga sui medici rossi
I frequentatori del network muovevano i propri passi in un ambiente ideologico: basti pensare alle accuse sui decreti sicurezza e Cutro, o gli attacchi agli agenti per l’utilizzo dei taser. Dal medesimo ecosistema militante, a seguito delle perquisizioni, sono iniziate le attestazioni di solidarietà verso i perquisiti e le contestazioni contro la pm titolare delle investigazioni, Angela Scorza. Non a caso, come aveva anticipato La Verità una settimana fa, l’inchiesta sui Cpr è finita proprio all’attenzione del Csm.
Lunedì, 12 consiglieri hanno richiesto ufficialmente l’apertura, dentro al Csm, di una pratica per proteggere la Scorza. Nella nota dal titolo «Critiche sì, delegittimazione no», i firmatari tutelano «l’attività di inquirenti impegnati ad accertare ipotesi di reato», bersagliati da «affermazioni che non esprimono un dissenso nel merito, ma si traducono in una denigrazione generica della funzione giudiziaria».