Tutti contro tutti
Primarie, a Prato volano gli stracci su Pd e Campo largo: e lo scontro a distanza Quartapelle-Appendino su Kiev innesca la bomba
Tra lo show dei cespugli dem a Prato e il "no" senza appello del M5S sul riarmo all'Ucraina, l'alleanza di centrosinistra crolla miseramente sotto il peso di veti incrociati e insanabili divisioni sulla politica estera
Primarie, a Prato volano gli stracci su Pd e Campo largo: e la summa si raggiunge nello scontro a distanza tra Quartapelle e Appendino. Ma procediamo con ordine. L’ostentato show dei cespugli del Pd, tra riformisti perplessi e indefessi militanti lancia la sfida (e la fronda) a Elly Schlein e istituzionalizza la spaccatura con gli ami-nemici del M5S dalla cui frastagliata galassia Conte tenta la scalata a mani nude. E sin dalle prima battute volano gli stracci sul nodo Ucraina. Il pomo della discordia resta soprattutto Kiev, ma con buona pace di aspiranti federatori e istanze ecumeniche impossibili, per l’alleanza impossibile del Campo largo il pomo della discordia si concentra soprattutto sulla politica estera.
Primarie, Quartapelle ostenta sicurezza, ma i riformisti Pd a Prato non convincono
E allora: un gessetto, una lavagna da aula scolastica e un calendario di incontri e interventi di buone intenzioni che però non possono bastare. Si consuma così, all’insegna del “vorrei ma non posso” l’incontro di Prato e il nuovo capitolo della saga dei riformisti Pd, riuniti sotto il cartello “Cambiare”. Ma tra perorazioni d’area e timidi colpi di fioretto indirizzati al Nazareno, la minoranza dem che prova a scaldare i motori per le ipotetiche primarie del centrosinistra non arriva a risolvere l’enigma e a trovare la formula di una fusione a freddo.
La fronda sfida Schlein e mina il Campo largo
Tutto, nel segno della solita, incorreggibile ambizione: asseverare che il Pd di Elly Schlein non è soltanto massimalismo ed estetica ultra-radical. Un postulato assiomatico che nemmeno la più avanzata geometria euclidea riuscirebbe a dimostrare. Così, a prendere la parola in apertura parte lancia in resta Lia Quartapelle, che mette subito in scena lo sprint deciso a tavolino per la giornata: «Non vogliamo limitarci a battere la destra, vogliamo cambiare l’Italia». Fin qui, insomma, la solita retorica da tribuna. Peccato che è quando la deputata dem entra nel merito delle regole e della politica estera che il castello del Campo largo crolli miseramente sotto il peso delle sue stesse insanabili contraddizioni che minano il terreno fin qui infertile della coalizione di sinistra.
L’esortazione ecumenica (?) di Quartapelle: «No alle primarie online, vogliamo primarie di popolo»
Eppure ci prova la Quartapelle, a partire dalle primarie su cui ingaggia da subito una crociata contro le votazioni da divano: «Siccome non siamo il partito del capo, abbiamo bisogno di far partecipare le persone. Visto il numero dei candidati, le primarie è consigliabile che siano a doppio turno, per allargare la partecipazione… E vogliamo che la gente ci metta la faccia quando viene a votare. No alle primarie online, vogliamo delle primarie di popolo, fatte di persona, tra le persone».
Primarie, il nodo della leadership ancora da scioglere
Un messaggio chiaro ad Elly Schlein e Giuseppe Conte: la selezione della leadership non si risolve su una piattaforma web o nei gazebo di facciata. Ma è solo un innesco: perché la vera bomba ad orologeria calata sul tavolo delle alleanze riguarda, come detto, l’Ucraina. Per i riformisti, ha scandito la Quartapelle, «il sostegno a Kiev non è un impiccio o un tema da nascondere sotto un giro di parole per trovare un accordo nella coalizione: è una questione cruciale. Ed è lo spartiacque nella storia d’Europa».
E sull’Ucraina, Quartapelle (Pd): «Tema non negoziabile, Kiev non è un impiccio»
Asserendo esplicitamente a furor di popolo dem: «Per noi, in questa sala, l’Ucraina non è una delle cose che andranno negoziate nel programma. Non è un fastidio, non è un impiccio. È una questione cruciale, è lo spartiacque nella storia d’Europa ed è da lì che uscirà il nostro futuro”, ha sentenziato Lia Quartapelle, deputata del Pd, intervenendo all’assemblea nazionale dei Riformisti Pd Cambiare!. Aggiungendo in calce anche: Non può essere una cosa che nascondiamo sotto un giro di parole perché si deve trovare un accordo nella coalizione. Se vogliamo costruire un’Europa forte e unita, una nuova Europa, questa nuova Europa passa dal continuare a sostenere la resistenza di Kiev».
Parole d’ordine e contrordine: scontro a distanza Quartapelle/Appendino
Parole d’ordine chiare… Peccato che sbattano violentemente contro il muro eretto dai presunti alleati del M5S. Infatti, ancor prima dell’avvio del tavolo riformista in Toscana, proprio mentre a Prato si recitava la parte dei “battaglieri”, dalle colline pentastellate l’ex sindaca Chiara Appendino, per quanto si impegni a dichiararsi «fiduciosa sulla sintesi con il Pd», in un’intervista al Corriere della sera di oggi ribadisce anche: «Con Nova mi sento di nuovo a casa perché è riemerso il nostro spirito radicale e battagliero. E ci ha dato un mandato chiarissimo, lo stop alle armi è un nostro caposaldo e non lo tradiremo». Parole che spengono ogni illusione e che rilanciano quel “no” al riarmo e all’invio di armi a Kiev come un punto di non ritorno, non negoziabile per il Movimento.
Primarie e tabù: tra scontri e annunci trionfali la sinistra si ingessa su stessa
Un punto che crea distanza con gli alleati del Partito democratico. E alla fine della fiera, Prato Nova che sia, il quadro che emerge dal dietro le quinte delle primarie è al limite del grottesco. Da una parte, i riformisti che rilanciano ipotesi e tesi per il “game over” al Pd a trazione radicale. Dall’altra, una coalizione frammentata dove su difesa, sicurezza e posizionamento internazionale si parla con lingue del tutto incompatibili. Morale della favola (gotica a dir poco?): il Campo largo dimostra ancora una volta di non avere uno straccio di visione comune. E prima ancora di sfidare il governo, la sinistra finisce regolarmente per imballarsi sui propri tabù…