Follie d'Oltralpe
Macron diserta le messe di Papa Leone: troppa attenzione a non scontentare il voto musulmano?
Seicentomila fedeli attesi nel cuore di Parigi. Monsieur le Président resta fuori: prudenza religiosa o semplice calcolo politico? Dall'Eliseo però assicurano: "Alcuna tensione"
Politica - di Alice Carrazza - 23 Settembre 2026 alle 17:25
Emmanuel Macron accoglierà Leone XIV a Orly, gli aprirà le porte dell’Eliseo, poserà per le fotografie e lunedì salirà sul palco con lui a Metz. Ma a messa non ci andrà. Mai, durante l’intera visita. Dal 25 al 28 settembre il Papa celebrerà a Parigi, Lourdes e Metz; Monsieur le Président non assisterà a nessuna funzione, a riportarlo Le Figaro. Sabato, davanti alla folla di Place de la Concorde, verrà pure «rappresentato dal primo ministro» Sébastien Lecornu e dalla première dame Brigitte Macron, ha precisato l’Eliseo.
Sarà che, dopo cinque primi ministri dal 2022, governi caduti, maggioranze evaporate e una dissoluzione dell’Assemblée Nationale che continua a produrre conseguenze, persino la parola “fede” deve suonare un po’ impegnativa dalle quelle parti.
Ma c’è il precedente opposto
Peccato che appena tre anni fa Macron fosse molto meno tormentato. Nel settembre 2023 infatti partecipò alla liturgia celebrata da papa Francesco allo Stade Vélodrome di Marsiglia. La sinistra mélenchonista insorse: esponenti di Lfi contestarono la presenza del capo dello Stato e Jean-Luc Mélenchon annunciò persino che i fischi in Chiesa fossero per lui. Il presidente, allora, non fece una piega. Rivendicò il diritto di esserci come presidente di una Repubblica laica, non «come cattolico». Tre anni dopo, evidentemente, qualcosa è cambiato.
La Francia cristiana non è scomparsa
La Francia però resta cristiana. Secondo l’ultima rilevazione Ifop, il 48% degli adulti della Francia metropolitana si identifica ancora in questa confessione: il 43% cattolica, il 4% protestante o evangelica e l’1% ortodossa. I musulmani rappresentano invece il 7%. L’Islam è la seconda religione del Paese, certamente; ma tra la prima e la seconda c’è ancora una distanza di proporzioni difficilmente equivocabili.
Insomma, davanti alla fede che ha riempito la Francia di cattedrali, abbazie e campanili oggi Macron sembra ora fare un passo indietro. Che a palazzo si tema di urtare altre sensibilità religiose? O che, più semplicemente, pesi anche l’aritmetica elettorale? Perché i musulmani votano e, quando l’81% dei francesi esprime un giudizio sfavorevole sull’operato del presidente, nessun bacino elettorale può essere dato per irrilevante. In politica, del resto, le battaglie si combattono con i soldati che si hanno.
Il problema è che, questa volta, anche i numeri dall’altra parte rischiano di diventare imbarazzanti. Per la messa tra Place de la Concorde e gli Champs-Élysées sono attese oltre 600mila persone, tanto da costringere gli organizzatori ad ampliare gli spazi previsti. Una folla abbastanza grande da rendere difficile sostenere che i cattolici d’Oltralpe sia soltanto un ricordo.
Notre-Dame sì, ma senza Macron
Poi c’è Notre-Dame. E qui il cortocircuito diventa quasi perfetto. Macron avrebbe voluto incontrare il pontefice al termine dei vespri, mostrargli personalmente il lavoro di ricostruzione della cattedrale, presentargli uomini, cantieri e protagonisti della rinascita del monumento. Una scena perfetta: il presidente, il Papa, Notre-Dame restaurata e la Francia finalmente restituita alla propria grandeur.
Peccato che l’appuntamento non sia entrato nell’agenda. Papa Prevost a Notre-Dame andrà eccome. Vi celebrerà i vespri. Semplicemente, farà a meno del cicerone dell’Eliseo.
Ed è forse questo il dettaglio curioso. Perché Notre-Dame come monumento nazionale funziona magnificamente: è pietra, storia, patrimonio, ricostruzione. Lo scatto perfetto per un leader. Notre-Dame quando torna a essere ciò per cui venne costruita — una chiesa — diventa improvvisamente assai meno comoda di questi tempi.
Dall’Eliseo assicurano naturalmente che con la Santa Sede non esiste «alcuna tensione». E Macron sarà irreprensibile negli appuntamenti istituzionali: Orly, Eliseo, discorsi, strette di mano, Metz. Tutto ciò che appartiene alla diplomazia sarà rispettato con precisione repubblicana. Il tutto resta difficile da ignorare. Il Papa capo di Stato va bene. Il Papa interlocutore sull’Europa ancora meglio. Il Papa ricevuto all’Eliseo è perfetto. È quando il Pontefice smette di essere un dignitario straniero e torna semplicemente a fare il Papa che Macron scompare.