Intervista esclusiva
«L’affermazione di AfD è la bocciatura dei governi ammucchiata. E una lezione per l’Europa: abbandoni timidezze e follie green». Parla Fidanza
Politica - di Giovanna Ianniello - 7 Settembre 2026 alle 12:12
Il voto tedesco in Sassonia è destinato a far parlare la politica di tutto il mondo. La vittoria alle urne del partito della destra populista di Alternative für Deutschland (Afd) è certamente una novità nel panorama Europeo. Il Secolo d’Italia ne ha parlato con Carlo Fidanza, Capo delegazione di Fratelli d’Italia- Ecr in Parlamento europeo e autorevole rappresentante proprio del Partito dei Conservatori euroepi.
Onorevole Fidanza, come leggete da FdI il voto in Sassonia-Anhalt che ha visto una forte affermazione della destra populista di AfD, che ha sfiorato la maggioranza assoluta dei seggi?
Intanto il voto di ieri, per quanto ovviamente significativo, va circoscritto. La Sassonia-Anhalt è un land della ex Germania Est, con poco più di 2 milioni di abitanti, nel quale fin dai suoi esordi Afd ha sempre avuto percentuali significative come in tutta la ex DDR. Territori in cui il peso della deindustrializzazione post caduta del Muro e degli squilibri ancora esistenti rispetto alle più ricche regioni dell’Ovest si fa sentire, alimentando un certo risentimento anti-establishment che infatti ha finito col travolgere i partiti tradizionali. Allo stesso tempo, la straordinaria partecipazione al voto testimonia che Afd ha saputo dare voce a un voto di cambiamento molto forte.
Quali sono, a suo avviso, le ragioni di questo voto ampissimo per AfD?
Certamente le urne della Sassonia ci restituiscono altri messaggi molto chiari. Innanzitutto il modello della grosse koalition è in crisi: la gente, anche in Germania, non ritiene più che governi innaturali che tengono insieme popolari e socialdemocratici, con piattaforme e programmi antitetici, possano dare le risposte attese. E se, fino a qualche tempo fa, lo “scudo democratico” contro le forze considerate estremiste sembrava reggere ora invece sta vacillando. E ogni volta che si crea una coalizione di governo, come magari avverrà anche in Sassonia, che mette insieme dai popolari fino ai comunisti della Linke, questi stessi partiti perdono voti. Anzi, a dirla tutta, a pagare il prezzo più alto è proprio la Cdu: gli elettori di centrodestra che non vogliono la sinistra sono stufi di regalare i loro voti a coalizioni variopinte dove la sinistra impedisce di attuare il programma di centrodestra.
Una bocciatura dei governi Frankenstein insomma.
Per quanto sia sempre sbagliato creare parallelismi tra sistemi politici differenti, di certo in Italia noi abbiamo superato le grandi coalizioni e i governi ammucchiata grazie alla coerenza di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia, che è cresciuta a dismisura proprio rimanendo all’opposizione di quei governi e poi ha riportato il centrodestra unito al governo con un pieno mandato politico.
Eppure la prospettiva di riunificare gli elettori non di sinistra anche in Germania sembra lontana.
La Cdu non è riuscita ancora a trovare la giusta lettura per arginare Afd. Mi pare chiaro che la demonizzazione non stia funzionando e anzi stia portando acqua al mulino di Afd. D’altra parte come si può pensare che il 44% degli elettori della Sassonia siano dei neonazisti? Dal mio osservatorio di Bruxelles vedo piuttosto una Afd che, a un certo punto della sua parabola di crescita, dovrà decidere se evolvere in un soggetto di destra maturo e alleabile con il centro democristiano, eliminando le scorie estremistiche e scegliendo – almeno questo è il mio auspicio – una chiara collocazione occidentale a riparo dalle suggestioni filo-russe. Seguendo questo percorso il muro politico eretto contro di loro potrà cadere, probabilmente proprio a partire dai governi locali. È un dibattito che comincia ad aprirsi in Afd e persino in una parte della Cdu. Non so quanto tempo ci vorrà ma la politica ha le sue regole non scritte e ineluttabili.
Teme un effetto emulazione pro Vannacci in Italia?
Non lo temo, perché come dicevamo in Italia abbiamo una differenza abissale: c’è un governo di destra-centro, con a capo la leader della destra, che non fa inciuci con la sinistra e che governa bene da quattro anni attuando il programma di centrodestra che i cittadini hanno votato. E io non penso che un elettore genericamente di destra, per avere in teoria un governo più di destra, vorrà rischiare in pratica di ritrovarsi Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni. A proposito…
Dica.
Dalla Sassonia esce un altro dato enorme: se è innegabile che la Cdu abbia delle difficoltà, va detto con chiarezza che la sinistra praticamente scompare. La retorica pro-immigrazione, l’ambientalismo ideologico che porta alla deindustrializzazione, il woke e l’ossessione per i diritti di minoranze presuntamente discriminate non funzionano più. Tutta Europa va in un’altra direzione.
Per concludere, a proposito di Europa, c’è una lezione anche per Bruxelles?
Si, certo. Non è più tempo di attendismo e di timidezze. L’Europa deve tornare a essere una potenza industriale, abbandonando le follie green per scegliere con forza la competitività. E poi proseguire spedita con la linea Meloni sull’immigrazione. Temi su cui, sempre più spesso, a Strasburgo riusciamo a formare una maggioranza alternativa a quelle tradizionali, che non a caso ha preso il nome di “maggioranza Giorgia” perché ricalca il modello del centrodestra italiano. E che, guardando alla Germania, tiene insieme Cdu e Afd, anche se a differenza nostra che lo rivendichiamo, loro la fanno quasi di nascosto: la Cdu per non farsi accusare di flirtare con gli estremisti e Afd per non perdere l’aurea della forza anti-sistema. Eppure questa è la dimostrazione che un’evoluzione è possibile e anche auspicabile. Perché se oggi l’Europa appare ancora troppo bloccata e troppo timida lo si deve non a Afd ma al potere di ricatto che la sinistra tedesca esercita sul cancelliere Merz.