La premier asfalta la polemica
In un post la lezione di Giorgia Meloni che zittisce la sinistra radical chic: altro che passerella, la moda è l’Italia che lavora
Giorgia Meloni che presenzia istituzionalmente alla Fashion Week di Milano sconvolge la sinistra di antica memoria proletaria e scatena polemiche inesistenti. Ebbene, a distanza di poche ore da agguati mediatici e attacchi social, la lezione della premier alla sinistra radical chic arriva con un post di poche parole e molta essenza critica. E disintegra quella sorta di favoletta recriminazionista raccontata dalla solita sinistra lancia in resta, a cui la premier ha rispedito come un boomerang accuse e lamentazioni. Perché se c’era una volta la sinistra che diceva di difendere i lavoratori, le tute blu e l’artigianato locale. Oggi, invece, il campo largo e gli “armocromisti” di turno preferiscono snobbare un settore da oltre 90 miliardi di fatturato pur di orchestrare la solita polemica a orologeria contro Giorgia Meloni che, non per niente, rispedisce al mittente polemiche e pretestuose accuse.
Polemiche sulla Fashion Week, Meloni affonda la sinistra
La colpa del presidente del Consiglio? Per la sinistra è quell’essere andata alla Fashion Week di Milano anziché fare un viaggio a New York per presenziare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove peraltro l’Italia era autorevolmente rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, esattamente come accaduto per molte altre nazioni europee. Ma tant’è. E così arriva dai social la replica al fulmicotone di Giorgia Meloni, che in poche parole rimette al loro posto gli scudieri della critica a prescindere.
La premier risponde coi numeri dell’economia reale agli attacchi della sinistra sulla sua presenza alla Fashion Week
«Leggo le polemiche della sinistra perché non sono andata all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove l’Italia è rappresentata dal ministro degli Esteri come accade per molti Paesi europei, e perché lunedì sera ero invece alla cena inaugurale della settimana della moda a Milano. Ci sono andata per dire a un settore che vale oltre 86 miliardi di export che il Governo c’è. Non solo a parole: 100 milioni per gli investimenti e un lavoro serio sulla formazione e sul capitale umano, perché è lì che quelle imprese faticano di più a trovare le competenze che servono».
E ancora. «Prendo atto che per la sinistra la settimana della moda è una passerella – incalza la premier in replica –. Per me sono le persone che ci lavorano: sarte, modellisti, pellettieri, tecnici, piccole imprese che tengono in piedi la parte di Italia che il mondo ci invidia. Chiamare “figuraccia” la vicinanza a un comparto in difficoltà dice tutto di quanto conoscono l’Italia reale».
Parole chiarissime e mirate, quanto esaurienti
Parole chiarissime, che smontano pezzo per pezzo la retorica dei progressisti salottieri. Dove le opposizioni vedono solo riflettori e gaffe immaginarie, la realtà economica parla di 554mila addetti, quasi 60mila imprese e un indotto turistico che per la sola settimana milanese supera i 219 milioni di euro. E pazienza (per loro) se persino il sindaco Beppe Sala ha dovuto riconoscere l’onore di avere il premier a Milano. Come altrettanta pazienza si deve invocare se la memoria della sinistra dimentica quando nel 2016 fu Matteo Renzi – oggi tra i primi ad attaccare – a inaugurare in pompa magna la Fashion Week.
Il doppiopesismo della solita sinistra da Renzi in poi…
Allora infatti venne considerata come era «attenzione alle eccellenze». Oggi, con Giorgia Meloni, lo stesso impegno in presenza diventa una «figuraccia». Un doppiopesismo grottesco che conferma l’abissale distanza tra chi vive nell’Italia reale dei lavoratori e chi, invece, resta aggrappato all’ennesimo cavillo ideologico con mani e denti… Peccato per loro, però, che lo stridio delle unghie sullo specchio si senta e risuoni fastidiosamente…