La svolta
Garlasco, chiusa l’inchiesta su Sempio. I periti della Procura: «Dna sulla bici di Stasi non era di Chiara, ma la prova fu nascosta»
Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, l’inchiesta di Garlasco arriva a un nuovo snodo. La Procura di Pavia ha chiuso per la seconda volta le indagini su Andrea Sempio, mettendo sul tavolo nuovi elementi: l’impronta 33, la compatibilità di una scarpa Frau taglia 42 e ulteriori accertamenti sul Dna.
Il nuovo avviso di conclusione delle indagini è stato notificato alla difesa di Sempio, rappresentata dagli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia. I legali hanno venti giorni per esaminare gli atti e presentare memorie. Secondo l’ANSA, i pm si avviano verso la richiesta di processo per omicidio aggravato.
Garlasco, l’impronta 33 attribuita a Sempio
Uno dei punti centrali riguarda l’impronta 33, rilevata sul muro della scala dove venne trovato il corpo di Chiara Poggi.
Gli ultimi approfondimenti della Procura la attribuiscono ad Andrea Sempio. Secondo quanto emerge dalle consulenze, inoltre, non si può escludere che chi lasciò la traccia avesse la mano imbrattata di sangue.
La scarpa Frau taglia 42 coincidente col piede di Sempio
C’è poi la traccia di una calzatura. I consulenti, dopo avere esaminato anche una relazione trasmessa dalla difesa Poggi il 24 settembre, hanno analizzato le dimensioni di una scarpa Frau taglia 42.
Secondo la Procura, la scarpa è compatibile con le misure del piede di Sempio. Gli accertamenti non consentirebbero quindi di sostenere un’incompatibilità fisica tra il piede dell’indagato e la traccia esaminata.
I nuovi accertamenti sul Dna
Nel fascicolo sono confluiti anche nuovi approfondimenti genetici, altro capitolo centrale della nuova inchiesta.
La chiusura delle indagini mette ora a disposizione delle parti tutto il materiale raccolto dopo gli accertamenti integrativi. Sempio resta indagato e la sua posizione dovrà essere valutata nelle successive fasi giudiziarie.
Il caso dei pedali della bici e le prove che scagionavano Stasi
Intanto emerge un altro elemento destinato a riaprire il confronto sulle indagini del 2007: le analisi sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’esame dei “raw data” delle apparecchiature utilizzate all’epoca dal Ris di Parma avrebbe fatto emergere due test di verifica con esito negativo effettuati il 20 settembre 2007 e non presenti nel fascicolo d’indagine.
La vicenda riguarda il materiale genetico repertato sui pedali della bicicletta Umberto Dei sequestrata a Stasi.
Dopo un primo esame risultato inibito, il 19 settembre 2007 una nuova quantificazione avrebbe rilevato 2,78 nanogrammi di Dna con un profilo attribuito a Chiara Poggi.
Il giorno successivo, secondo la ricostruzione del Corriere, sarebbero stati effettuati altri due test, entrambi negativi. La loro esistenza sarebbe emersa dai dati grezzi delle apparecchiature acquisiti dalla Procura di Pavia nel novembre 2025.
Le ipotesi sui test del 2007
Quei dati sono stati esaminati sia dai consulenti della difesa Stasi sia da quelli della Procura.
Tra le ipotesi tecniche prese in considerazione per spiegare i risultati figurerebbero un errore nella registrazione oppure uno scambio di campioni. Il valore di 2,78 nanogrammi presenterebbe infatti, secondo la ricostruzione giornalistica, caratteristiche sovrapponibili a quelle di un altro reperto contenente il Dna di Chiara Poggi.
Gli approfondimenti non modificano allo stato la condanna definitiva di Alberto Stasi.
Cosa succede ora
La difesa di Sempio ha venti giorni per esaminare il fascicolo e presentare memorie o documenti. Successivamente la Procura deciderà come procedere.
Secondo l’ANSA, i pm si avviano verso la richiesta di processo per omicidio aggravato. Sempio, in quanto indagato, è da considerarsi innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.