Cortocircuiti sinistri
Burqa, Valente (Pd): «Cancella le donne», ma dice no ai divieti. Poi rilancia l’educazione sessuo-affettiva, con buona pace del femminismo
In attesa del Consiglio dei Ministri che dovrebbe riunirsi oggi pomeriggio e nel quale dovrebbero approdare i provvedimenti annunciati dal Governo sul tetto al 30% degli studenti stranieri per classe e probabilmente anche sul divieto di indossare burqa e niqab a scuola, la discussione e il corto circuito della sinistra vanno avanti. A distinguersi per dichiarazioni in cui si prova a difendere le donne senza offendere gli islamici oggi è una autorevole esponente del Partito democratico, Valeria Valente. La senatrice Pd e membro della Commissione Affari costituzionali e della Bicamerale femminicidio ha rilasciato una intervista al quotidiano il Dubbio che, per rendere omaggio alla testata che la propone, di dubbi alla fine ne lascia non pochi al lettore. A partire dal titolo stesso del pezzo: «Sì, il burqa cancella le donne ma la libertà non si fa coi divieti».
La premessa di essere “femminista”
Premette Valente di parlare «Da femminista» e di vedere «il burqa come uno strumento di cancellazione del corpo e dell’identità di una donna» ma, e c’è un ma anche se non lo dice ed usa un sinonimo più soft «Tuttavia credo che il velo non integrale sia altro e soprattutto penso che si possa sperare di garantire la libertà di ciascuna solo attraverso un lavoro educativo, sociale, culturale che punti all’acquisizione di una maggiore consapevolezza dei propri diritti e che porti quindi davvero a scelte libere. Anche a questo servirebbe l`educazione sessuo-affettiva che vorremmo nelle scuole e che Valditara ha impedito».
Il burqa per il Pd si supera con l’educazione sessuo-affettiva
Secondo l’esponente del partito di Elly Schlein, dunque, alle figlie di famiglie che mandano a scuola queste giovani donne con il burqa, bisognerebbe proporre, con o senza il consenso dei genitori non è chiaro, l’educazione sessuo-affettiva che potrebbe contribuire a risolvere il caso, perché il tema per la sinistra «Si affronta sul piano dell’educazione al rispetto dei diritti, della libertà e della differenza sessuale, a partire anche dalla consapevolezza che non c`è un modello “superiore” da esportare o da imporre».
Pochi centinaia’ i casi di ragazzine che indossano burqa o il niqab, esagerato un decreto?
E poi, in fondo, a mettere il burqa o il niqab sono “poche centinaia” di giovani come fa notare la giornalista che intervista la senatrice Valente, per chiederle se si tratta di “problema reale di oppressione, un caso di islamofobia” o il tentativo di non farsi superare a destra. E a domanda di simile livello la risposta che arriva è dello stesso tenore: alla base del dl c’è «la necessità di Meloni di cercare di contenere lo smottamento degli elettori da Fdi a Futuro nazionale. Non vedo altri reali motivi. Però la premier dovrebbe sapere che in tema di scelte personali, sentimentali e religiose i divieti servono a poco. Con il limite invalicabile del rispetto dei diritti umani e della sicurezza nazionale, credo che le donne debbano sentirsi libere di indossare quello che vogliono, di coprirsi come vogliono».
‘Patriarcato’ e ‘populismo di destra’: risponde la politica progressista…
Ma il quesito politico posto dalla giornalista del Dubbio su come si affronta il tema della “giurisdizione patriarcale e religiosa sulla vita delle donne senza cadere nel populismo di destra” resta. Cosi come deve porsi “la politica progressista di fronte a una ragazza di 15 anni che sostiene di indossare il velo per sua libera scelta”. Domanda a cui la Valente da la sua lettura: «Il limite è il rispetto dei diritti umani a partire dall’integrità personale, che per esempio le mutilazioni genitali intaccano ragion per cui sono divenute reato, e la sicurezza nazionale. Probabilmente ogni ragazza di religione islamica cresciuta in una famiglia tradizionalista, a quell’età, pensa che il velo sia una libera scelta, l’unica possibile. Deve imparare a porsi domande e, soprattutto, che c’è dell’altro, che un’altra vita è possibile anche per una donna». Quindi la soluzione non è offrire risposte, sostegno, prospettive di vera integrazione evitando la ghettizzazione a queste ragazze ma fare in modo che si facciano delle domande. “Eureka” direbbe Aristotele, con buona pace del tanto sbandierato femminismo…