Campo largo agitato
A volte tornano. In soccorso di Schlein arriva D’Alema per provare a sabotare le Primarie su cui punta Conte
Il “Lider Maximo” raduna i sindaci scettici sui gazebo, definisce la sfida una «follia» e prova a indicare un’altra strada al centrosinistra. La segretaria dem si presenta solo per guardare da vicino
Politica - di Alice Carrazza - 16 Settembre 2026 alle 09:22
Massimo D’Alema non fonda partiti. Non incorona candidati. Non prepara operazioni. Lui, naturalmente, offre soltanto «un modesto contributo». Quasi una versione in salsa dem del Padrino: niente “offerte che non si possono rifiutare”, solo qualche consiglio ai compagni. Ma quando l’ex premier si offre di dare una mano, nel centrosinistra sarebbe prudente controllare dove ha messo l’altra.
Perché il “Lider Maximo”, come lo chiama La Stampa quest’oggi, potrà anche aver rinunciato da tempo alle scene in primo piano, ma non sembra aver perso il gusto di “apparecchiarne il tavolo”. Stavolta attorno ci ha fatto sedere i sindaci. Non uno o due: Roberto Gualtieri a Roma, Giuseppe Sala a Milano, Gaetano Manfredi a Napoli, Matteo Lepore a Bologna, Sara Funaro a Firenze, Vito Leccese a Bari, Massimo Zedda a Cagliari, Vittoria Ferdinandi a Perugia. Tutti convocati in Campidoglio per presentare l’ultimo numero della rivista Italianieuropei — prodotto della sua fondazione. Con un titolo, tutt’altro che timido: “Governare le città, governare l’Italia”.
Una coincidenza, ma certo! Come è una coincidenza che parecchi dei presenti rappresentino proprio quell’area del centrosinistra che guarda con crescente diffidenza alla resa dei conti tra Elly Schlein e Giuseppe Conte attraverso le primarie. Manfredi, come a suo tempo anche il vaccinista Roberto Speranza, è stato esplicito: «Se le evitiamo è meglio». Lepore apre a una leadership individuata diversamente, Sala ricorda che i gazebo «non devono essere un dogma», Ferdinandi li definisce addirittura una possibile «trappola». Più che una corrente organizzata, per ora, è un malumore diffuso. Ma politicamente il terreno esiste.
Schlein arriva, D’Alema rassicura. Più o meno
E infatti in Campidoglio si presenta anche la segretaria del Pd Elly Schlein. Meglio scrutare da vicino quest’esperimento, no? D’Alema la accoglie con tutti gli onori e subito provvede a tranquillizzare gli animi: «Sono enormemente grato a Elly per la sua presenza. Ci aiuta forse a eliminare un’ondata di sciocchezze».
Poi precisa: «Il partito dei sindaci… d’altro canto, fino a ieri la sciocchezza era che sostenevamo la candidatura di Conte». E infine la frase che sembra costruita apposta per lasciare aperta ogni interpretazione: «È meglio incoraggiare una varietà di sciocchezze, così si eliminano una con l’altra».
Schlein può anche sorridere. Il problema è che, mentre liquida come fantasie le manovre sui sindaci, l’eminenza grigia continua a spiegare che concentrarsi ora sulle primarie sarebbe «una follia» e che il centrosinistra deve ancora trasformare la propria opposizione in un vero progetto di governo.
Tutte quelle consulenze… avran pur fatto scuola
Poi arriva l’esempio che rende tutto più interessante: Andy Burnham. Per anni sindaco della Greater Manchester, passato da una forte leadership territoriale alla guida del Labour e, dal giugno 2026, a Downing Street. Che un amministratore locale possa trasformarsi nel federatore nazionale, dunque, non è più un esercizio teorico britannico.
Ed è proprio qui che la “passione dalemiana” per i sindaci smette di sembrare soltanto una discussione sulle buche, gli autobus e gli alloggi popolari. Se il problema del centrosinistra è trovare qualcuno capace di tenere insieme mondi che oggi litigano persino sulla politica estera, il profilo di un sindaco può apparire meno divisivo di quello di un leader di partito.
Con l’Inghilterra, peraltro, D’Alema ha avuto anche rapporti professionali assai concreti. La sua DL&M Advisor nel 2024 registrò 1,22 milioni di euro di ricavi nel Regno Unito, quasi quanto in Italia. Nel bilancio 2025 quella voce britannica è invece scomparsa. Consulenze private, sia chiaro: nulla autorizza a parlare di rapporti economici con Downing Street. Ma il “London calling” dell’ex premier è scritto nei numeri della società.
Altro che innocuo pensionato
E prima di trasformare D’Alema nel rassicurante pensionato della politica che produce vino e pubblica riviste, conviene ricordare anche il capitolo Colombia. L’ex premier fu coinvolto nell’inchiesta sulla trattativa da circa quattro miliardi di euro per una fornitura di navi e aerei militari a Bogotà, nella quale avrebbe dovuto svolgere un ruolo di mediazione. L’affare non si concluse e l’inchiesta per corruzione internazionale fu archiviata, su richiesta della stessa Procura: dunque nessuna condanna e nessun processo.
Il punto non è riaprire giudiziariamente ciò che la magistratura ha chiuso. È semplicemente ricordare la dimensione del personaggio prima di scambiarlo per un innocuo commentatore della res publica. E ricordarlo soprattutto alla cara Elly. Non è che Massimo ci pensa? E forse, si dice forse, in testa ha già pronta l’alternativa? Si chiamerà Silvia Salis?
Perché alla fine resta la fotografia politica: D’Alema considera le primarie una follia, raduna i principali sindaci del centrosinistra, pubblica un numero intitolato “Governare le città, governare l’Italia” e invita tutti a non vedere trame. Naturalmente sarà soltanto «un modesto contributo». Ma anche Don Corleone, in fondo, cominciava sempre offrendo una mano.