Il caso Graphite
Quando Conte faceva spiare Casarini: la doppia morale del leader M5S emerge anche dalle carte del Copasir
Il Copasir ha confermato che l'utilizzo degli spyware nei dispositivi degli attivisti delle Ong per migranti è stato utilizzato dall'allora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante il governo gialloverde
Politica - di Gabriele Caramelli - 7 Agosto 2026 alle 15:54
Il Copasir ha messo la parola fine al caso Paragon e all’utilizzo dello spyware israeliano Graphite da parte dell’intelligence italiana, confermando che le operazioni sono iniziate durante il governo gialloverde presieduto da Giuseppe Conte. Com’è noto, nei cellulari di alcuni giornalisti e attivisti delle Ong per migranti era stato inserito lo spyware che l’Italia aveva acquisito dai servizi israeliani. Da subito la sinistra aveva iniziato ad accusare il governo Meloni di aver sorvegliato i membri di Mediterranea Saving Humans, Giuseppe Caccia e Luca Casarini, assieme al direttore di Fanpage.it, Francesco Cancellato.
Già dall’anno scorso il Copasir aveva effettivamente accertato l’uso autorizzato di Graphite da parte dei servizi segreti italiani per attività di esfiltrazione dati e intercettazione nei confronti di Caccia e Casarini nel governo Conte. Ora quelle conclusioni si ritrovano anche nella relazione sull’attività svolta dal primo gennaio al 31 dicembre 2025, approvata e trasmessa in questi giorni al Parlamento. Prima della conferma, però, i pentastellati si riunirono al coro del campo largo chiedendo alla premier Meloni di riferire in Parlamento.
Caso Paragon, il Copasir conferma: è stato il governo Conte a spiare Casarini e gli attivisti delle Ong
Rimane un punto interrogativo sulle operazioni riferibili a Cancellato, che non sono state operate dall’intelligence, dal momento che i giornalisti non possono essere mai intercettati dagli 007, come ricorda oggi Il Giornale in un articolo sulla vicenda. L’aveva ribadito in aula il ministro della Giustizia, Carlo Nordio: «L’operato dei Servizi si è svolto nel rispetto della disciplina in materia». Resta da capire come mai l’allora premier pentastellato avesse acconsentito alle intercettazioni dei servizi segreti verso Casarini e Caccia, che non sono passate dall’assenso di un giudice.
Nel 2025 era arrivata anche un’ammissione di Conte, che si era nascosto dietro la richiesta «debitamente autorizzata alla Procura generale della Corte di Appello di Roma per l’accertamento della legittimità di un’attività di gestione di flussi migratori», ossia per scoprire le relazioni tra Ong e scafisti che utilizzano l’arma dei profughi per far saltare i governi. «C’era un certo clima sulla gestione dei flussi» aveva spiegato Conte proprio a Fanpage, sottolineando che l’indagine preliminare dei servizi voleva accertare se i salvataggi avvenissero «o meno in piena conformità con le leggi, con i regolamenti e trattati internazionali».
La smentita del Copasir mette in braghe di tela i pentastellati
È anche risaputo che lo stesso Conte e l’intero Movimento 5 stelle avessero in precedenza appoggiato l’ipotesi che a spiare i giornalisti e gli attivisti fosse stato l’esecutivo di centrodestra. Ma il Copasir l’ha messo nero su bianco: «Casarini risulta tra i soggetti attenzionati nell’ambito di due operazioni condotte dai servizi. La prima, la cui delega è stata rilasciata al termine del 2019 da Conte senza il ricorso a Graphite e si è conclusa a marzo 2020».