La protesta becera
Marcinelle, La Russa rilancia le accuse alla Cgil: “Dalla platea anche insulti sessisti a un’esponente di FdI”
A Marcinelle “ho preferito ignorare quella manifestazione di intolleranza per non turbare la sacralità della ricorrenza e di quel luogo. E poi non intendevo mescolare l’incarico che avevo ricevuto di leggere le parole del presidente della Repubblica con la bassa e strumentale polemica politica che stavano mettendo in atto. Oggi però non sono a Marcinelle e sento di poter parlare più liberamente: l’atto di girarsi di spalle mentre leggevo il messaggio del capo dello Stato è stata la massima mancanza di rispetto per il luogo e il momento da parte della Cgil”. In un’intervista al Corriere della Sera il presidente del Senato Ignazio La Russa ribadisce le accuse alla Cgil e al segretario Maurizio Landini che ha negato con decisione di aver partecipato a quella forma di protesta, poi rivendicata solo dal sindacato belga che a Marcinelle si presentava insieme alla Cgil, come da locandina. “Vorrei rivolgere un consiglio non richiesto. Prima di fare affermazioni categoriche, come dire che chi ha denunciato la volgare protesta fosse vittima di un colpo di sole, dovrebbe guardare bene chi è a portata di orecchio di certi commenti e di certe risatine”, insiste La Russa.
Marcinelle e le parole sessiste, La Russa accusa
Il riferimento è al fatto che “diversi parlamentari, oltre a una persona vicina a FdI e che ha un incarico in Senato, erano seduti vicino a Landini e hanno ascoltato certe parole sue e di chi gli era vicino: commenti volgari, mentre parlavo io, e anche sessisti, mentre parlava la vicepresidente dell’europarlamento Antonella Sberna, esponente di FdI, a cui pure hanno ostentatamente mostrato le terga. Parole che mi sono state riferite e io non le divulgo di sicuro. Mi auguro non siano state registrate. Sarebbe davvero imbarazzante per chi le ha pronunciate”, riferisce il presidente del Senato.
La Russa si dice “certo che tra quanti si sono girati di spalle c’erano degli italiani”. “Ma soprattutto quella giornata è stata pianificata dalle due organizzazioni che insieme hanno scelto di farsi riconoscere indissolubilmente legate e con il fazzoletto rosso che riportava le sigle di entrambi i sindacati. Poi, diciamocelo, è anche questione di logica: i presunti responsabili ci hanno messo ore a rivendicare quella protesta. Non vorrei dar credito – conclude – alle malignità di chi pensa che quando la questione è diventata grave, istituzionale, qualcuno abbia sollecitato la rivendicazione”.
La solita retorica dell’antifascismo senza argomenti
“C’è che c’è chi utilizza l’argomento dell’antifascismo in modo strumentale, ai fini della battaglia politica. Forse in mancanza di argomenti più solidi. Quando il Msi era messo in condizione di non nuocere, nessuno agitava il vessillo antifascista. Ora che Giorgia Meloni governa il Paese, sì: è evidentemente funzionale agli interessi degli avversari politici. Questa volta però hanno anche clamorosamente sbagliato occasione: Marcinelle è onorata dalla mia comunità politica da molti anni prima che la sinistra la scoprisse. Grazie anche a Mirko Tramaglia e alla scelta, con me capogruppo di An, di dedicare alla data di Marcinelle la Giornata del sacrificio degli italiani nel mondo”. lista bloccati».