Fra altri 250 anni
Un iPhone e una Coca-Cola per raccontare l’America: il messaggio degli Usa al futuro
In occasione dei 250 anni dell'Indipendanza, davanti a Independence Hall di Filadelfia, è stata sepolta una capsula del tempo da aprire tra altri 250 anni: ciò che contiene è la fotografia senza imbarazzi degli Stati Uniti di oggi
C’è qualcosa di profondamente americano nell’idea di raccontare un Paese attraverso un iPhone e una bottiglia di Coca-Cola. Per il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, gli Stati Uniti hanno seppellito una capsula del tempo davanti a Independence Hall, a Filadelfia. Tre metri sotto terra. Una tonnellata di acciaio destinata a riemergere il 4 luglio 2276, quando la Repubblica compirà 500 anni. Dentro ci sono documenti, lettere dei presidenti, simboli dei cinquanta Stati, opere d’arte. Ma ci sono anche un iPhone e una Coca-Cola.
La capsula del tempo americana: grande storia e cultura popolare
È difficile immaginare un gesto più coerente con il carattere americano. Perché gli Usa hanno sempre avuto una straordinaria capacità di mettere sullo stesso piano la grande storia e la cultura popolare. Thomas Jefferson, John Stith Pemberton e Steve Jobs. La Dichiarazione d’Indipendenza e la bibita più famosa del mondo, senza imbarazzo. In Europa avremmo probabilmente scelto un trattato, magari un monumento in miniatura. Qualcosa destinato a ricordare la profondità della nostra storia. E tanti rimorsi. Gli americani hanno fatto altro. Hanno deciso che anche un oggetto di consumo può raccontare una civiltà. E la sua identità.
Il racconto della nazione attraverso l’iPhone e la Coca-Cola
Non è superficialità. È la consapevolezza che la cultura non sta soltanto nei libri, o nei musei. Vive anche negli oggetti che cambiano il modo di vivere delle persone. L’iPhone racconta un’America che continua a credere nell’innovazione come motore della società. È un telefono, certo, ma è anche il simbolo di un’idea: la tecnologia come estensione della libertà individuale. La convinzione che un’invenzione possa arrivare nelle mani di milioni di persone e cambiare il mondo.
La Coca-Cola, invece, è molto più di una bibita. È uno dei pochi marchi che hanno smesso da tempo di essere soltanto marchi. È un linguaggio comune. Ha attraversato guerre, ricostruzioni, missioni spaziali, crisi economiche. Ha dissetato soldati e astronauti, presidenti e studenti. Ha accompagnato l’espansione dell’influenza americana molto più di tanti discorsi politici. Un po’ come il vino per l’Impero romano.
L’idea che gli Usa hanno di sé
In quella capsula del tempo non c’è soltanto ciò che gli Stati Uniti producono. C’è ciò che pensano di essere. Ed è forse questo l’aspetto più interessante. In un Occidente spesso impegnato a rileggere il proprio passato soprattutto attraverso le sue colpe, gli Stati Uniti fanno un’operazione diversa. Non cancellano le contraddizioni della loro storia. Ma decidono comunque che valga la pena conservarla. Quel cilindro contiene un messaggio semplice: questo siamo stati. Toccherà a voi giudicarci. Ma prima aprite la scatola.
La fiducia nel futuro
È un gesto che presuppone una forma rara di fiducia. Fiducia che tra 250 anni esista ancora qualcuno disposto a scavare. Fiducia che esista ancora un Paese chiamato Stati Uniti d’America. Fiducia, soprattutto, che il futuro abbia ancora interesse per il passato. In fondo è lo stesso esercizio di fiducia compiuto nel 1776 dai firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza. Anche loro scrivevano per persone che non avrebbero mai conosciuto.
Per questo l’immagine più significativa di questo 4 luglio non sono i fuochi d’artificio che illuminano il cielo, ma quel cilindro che scompare lentamente sotto la terra di Filadelfia. Una Costituzione, un iPhone e una Coca-Cola. Il modo più semplice che gli americani abbiano trovato per dire ai loro pronipoti: se volete capire chi eravamo, partite da qui.