Gravi offese
“Tua figlia deve morire”. L’odio social contro Fabrizio Rossi a Grosseto: il deputato-assessore di FdI denuncia
Oltre agli insulti è stata rigata l'auto di un collaboratore del parlamentare che invita tutti a ritrovare la civiltà dei linguaggi
L’odio social non risparmia nessuno. Nemmeno una persona mite ed equilibrata come Fabrizio Rossi, deputato di Fratelli d’Italia e assessore all’urbanistica al comune di Grosseto. Che ha voluto pubblicare i commenti diffamatori sui suoi post, sporgendo la denuncia in Procura, mentre a un suo collaboratore è stata addirittura rigata la macchina.
Gli auguri di morte alla figlia
“Mi auguro che tua figlia faccia la stessa fine del capotreno di Bologna e della mamma di Loreto”, si legge in un commento su un post di Rossi, che ha immediatamente segnalato il fatto alla Procura. Il commentatore del post scrive ancora, “Fabrizio Rossi sei una m..”.
“Il clima di odio non può essere così spinto tra noi italiani- ha detto Rossi-ed è arrivato il momento che tutti noi abbassiamo i toni, perché queste cose sono inconcepibili. Non temo gli insulti, fa parte del mestiere, ma la critica politica non può arrivare a ciò che pubblico “. Il deputato-assessore è stato oggetto di insulti e minacce (e non è la prima volta) a seguito di decisioni sulla viabilità assunte dal comune grossetano. Ma ci sono state anche altre azioni dirette e fisiche a persone a lui vicine.
L’auto rigata
L’odio contro Fabrizio Rossi, però, non si é limitato soltanto ai social. Una persona vicina all’esponente di Fratelli d’Italia, sabato notte, è stata vittima di un atto vandalico. La sua auto è stata rigata, presumibilmente con una chiave inglese, con evidenti graffi rimasti sull’autovettura.
Non si sa se quanto avvenuto sia da collegare alla campagna di odio contro Fabrizio Rossi ma il clima incandescente che si sta registrando nella città di Grosseto in questi giorni non può far escludere niente.
Rossi si dice sereno e certamente non intimorito da questi comportamenti ma ha deciso di dire basta e di rivolgersi ai magistrati. Anche per stanare i “leoni da tastiera”.