La tragedia di Genova
Strage del Ponte Morandi, la sentenza per i 43 morti: 12 anni a Castellucci, 45 condanne, 12 assoluzioni
Non la pena massima chiesta dal pm ma una sentenza pesante per l’ex Amministratore Delegato di Aspi e Atlantia Giovanni Castellucci, condannato in primo grado a 12 anni, per il crollo del ponte Morandi, avvenuto a Genova il 14 agosto 2018, che provocò la morte di 43 persone. Castellucci, già condannato per la strage di Avellino, si trova attualmente nel carcere di Opera a Milano. Nei suoi confronti la procura aveva chiesto una condanna di 18 anni e sei mesi. Castellucci è stato condannato per crollo colposo e omicidio stradale. Assorbito il reato di omicidio colposo semplice. Secondo il dispositivo della sentenza di primo grado pronunciata oggi dal Tribunale di Genova, sono stati condannati 45 dei 57 imputati, mentre 12 sono stati assolti.
Strage del ponte Morandi, la sentenza per i 43 morti
L’ex direttore vigilanza Mit su concessioni autostradali Mauro Coletta è stato invece condannato a 5 anni. Nei suoi confronti la procura aveva chiesto la condanna a dieci anni. Carmine Testa, ex direttore ufficio ispettivo Mit Genova a 4 anni e 2 mesi. Assolto, in parte per avvenuta prescrizione, Giovanni Proietti, ex dirigente vigilanza del Mit sulle concessioni autostradali. Assolto anche Bruno Santoro, ex dirigente della divisione tecnica del Mit.
Condannati anche gli ex vertici di Aspi e di Spea. Michele Donferri Mitelli, ex responsabile delle manutenzioni di Aspi, è stato condannato a 11 anni, Gabriele Camomilla, ex direttore centrale delle manutenzioni di Aspi è stato condannato a 6 anni, Mauro Malgarini, ex direttore ufficio manutenzione opere strutturali di Aspi a 7 anni, Riccardo Mollo, ex direttore generale di Aspi a 8 anni e 6 mesi e Paolo Berti, ex direttore operazioni centrali di Aspi a 5 anni e 6 mesi. Sono queste le condanne in primo grado nei confronti degli ex dirigenti Aspi, lette dal presidente del collegio Paolo Lepri alla sentenza del processo per il crollo del ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018 che costò la vita a 43 persone. La procura aveva chiesto 15 anni e 6 mesi per Donferri Militelli, 14 anni per Camomilla, 13 anni e 6 mesi per Malgarini, 12 anni e 8 mesi per Mollo, e 12 anni e 6 mesi per Berti.
Oggi, a otto anni dai fatti, la sentenza di primo grado nei confronti dei 57 imputati coinvolti nel processo sul crollo del ponte Morandi, avvenuto a Genova il 14 agosto 2018 e a causa del quale 43 persone persero la vita.
Il 14 agosto 2018, alle 11-36, un violento nubifragio si abbatte su Genova. La città è vuota per le ferie e il cattivo tempo non invoglia chi è rimasto a uscire di casa per andare al mare. E’ a quell’ora che il viadotto Polcevera, infrastruttura della A10 progettata dall’ingegnere Riccardo Morandi e realizzata nel 1967, si sbriciola stroncando la vita di 43 persone. Otto anni dopo arriva la sentenza per le 57 persone che secondo la procura sono i responsabili di quel disastro
Il 18 agosto per loro funerali di Stato con il presidente Sergio Mattarella e le più alte cariche dello Stato, ma soprattutto 8mila persone dentro e fuori la tensostruttura allestita per il rito funebre. Nel processo, in 284 udienze, sono stati sentiti oltre 280 testimoni e sono costituite 168 parti civili (diventate poi 168 per la rinuncia di 46 di loro). Esaminati da pm e difensori 12 imputati e raccolte 21 dichiarazioni spontanee. I capi di imputazione contestati agli imputati sono stati 112, e 67 i difensori degli imputati e 33 quelli delle parti civili.
Matteo Rosso: “Nessuno dica più che la manutenzione è un costo”
“Le sentenze non si commentano, si applicano e oggi quella pronunciata sul crollo del Ponte Morandi rappresenta un monito ben chiaro: la manutenzione non è un costo e quella che in tanti hanno chiamato tragedia oggi possiamo dire che è frutto di molteplici responsabilità a partire dalla negligenza arrivando alla ricerca spasmodica del profitto”. Queste le parole di Matteo Rosso, coordinatore regionale di FdI, a commento della sentenza. “La morte di 43 persone e la vita spezzata di 43 famiglie non potrà mai essere sanata da nessuna sentenza, ma oggi vediamo che c’è più attenzione nella gestione delle manutenzioni. E questa è, forse, l’eredità del Morandi. Ma nessuno si permetta più di dire che una manutenzione, ordinaria o straordinaria, sia un costo: 43 vite spezzate e una sentenza non lo consentono”.