L'atterraggio da marte
Sanchez contestato a Ceuta: insulti, fischi e «dimettiti». Lui dà la colpa ai trafficanti e scopre disonesti
Il premier in visita nell'exclave apre una modifica della legge sui rimpatri. Il Partito popolare: «Arriva sempre tardi sulle crisi». Il presidente di Ceuta concorda: «C'erano segnali e avvertimenti di ciò che sarebbe potuto accadere»
La crisi dei migranti a Ceuta ha fatto ammettere a Pedro Sanchez che l’immigrazione incontrollata è un pericolo, che dietro cela gli interessi della criminalità organizzata e che richiede una risposta ferma in termini di controllo. Arrivato nella exclave che in una manciata di giorni ha visto l’ingresso di circa 60mila migranti e la morte in mare di almeno di 40 persone (un bilancio in drammatico aggiornamento nel corso delle ore) il premier spagnolo ha finalmente riconosciuto che il fenomeno richiede politiche e leggi rigorose. Una presa d’atto un tantino tardiva, come ha fatto notare il Partito popolare e come hanno sottolineato anche i cori di protesta con cui il premier spagnolo è stato accolto in quel pezzo di territorio nazionale al di là dello Stretto di Gibilterra, sulla punta del Marocco.
Sanchez contestato a Ceuta
Arrivati a Cauta, Sanchez e il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska sono stati accolti da insulti, fischi e contestazioni varie da parte di decine di cittadini che si erano radunati davanti al Municipio. «Sanchez dimettiti», «fuori, fuori», «Questi pagliacci ci hanno tradito» sono stati alcuni degli slogan urlati all’indirizzo del premier e del ministro, letteralmente presi anche a parolacce, secondo quanto riferisce El Mundo.
Il premier scopre che i trafficanti di uomini sono disonesti
Nel corso del suo intervento, Sanchez ha addebitato la crisi a un’azione delle «mafie» che avrebbero divulgato messaggi distorti rispetto alla recente sentenza del Tribunale supremo spagnolo secondo cui non è possibile procedere con il respingimento immediato per chi arriva a nuoto a Ceuta e Medilla. «Dai nostri colloqui con le autorità marocchine emerge un’interpretazione opportunistica da parte delle mafie dedite al traffico di esseri umani, di una sentenza della Corte Suprema spagnola», ha detto Sanchez, con un’affermazione che suona piuttosto bizzarra, poiché spinge a chiedersi se sia rimasto sorpreso dalla disonestà intellettuale e dalla scarsa moralità dei trafficanti di uomini.
L’apertura alle modifiche della legge sui rimpatri
Comunque sia, per il premier spagnolo a questo punto è evidente che occorre intervenire per «recuperare al più presto la normalità a Ceuta e non mettere a rischio a convivenza».«Quanto accaduto merita tutta la nostra riprovazione e tutta la nostra condanna nel modo più energico possibile», ha detto ancora Sanchez, parlando di «deplorevole attacco e violazione dell’integrità territoriale di una città spagnola come Ceuta». Dunque, il premier socialista, che di recente ha lanciato una maxi sanatoria per migranti irregolari, ha annunciato di aver chiesto alle autorità marittime di creare una sorta di frontiera marina fisica con le boe e ha manifestato la volontà di puntare sui rimpatri, anche valutando eventuali modifiche di legge.
Il presidente di Ceuta: «C’erano i segnali di ciò che poteva accadere»
«Sanchez arriva sempre tardi sulle crisi», ha commentato il segretario generale del Partito popolare spagnolo, Miguel Tellado, invitando il premier a «farsi da parte», poiché «non sa, non vuole o non può difendere la Spagna». Di risposta «tardiva» e «insufficiente» del governo spagnolo ha parlato anche il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas. «C’erano segnali e avvertimenti di ciò che sarebbe potuto accadere», ha detto Vivas, in una conferenza stampa dopo l’incontro con Sanchez, in cui ha definito «drammatica» e «assolutamente insostenibile» la situazione in città, chiedendo un «urgente, energico e immediato» piano d’azione.
Así reciben a Pedro Sánchez en Ceuta.
Poco me parece para lo que se merece el felón de Mohamed VI. pic.twitter.com/7GBb8Yk1Ww
— Emilio Montilla (@EmilioMontilla_) July 31, 2026