La protesta di FdI
Pelù trasforma l’esibizione di Pescara in un comizio. Proteste social: “Il mio nome è mai più, a un suo concerto”
Doveva essere la grande festa per il quarantennale di 17 Re, uno degli album simbolo dei Litfiba. Ma il concerto sold out di Piero Pelù al Porto Turistico di Pescara si è trasformato in un caso politico. Tra un brano e l’altro, il frontman della storica band fiorentina ha alternato musica e interventi su temi politici, fino a sventolare il tricolore dal palco e scandire: «Viva l’Italia libera e antifascista. Questa è la nostra storia. Non vi offendete: è semplicemente la nostra storia».
Parole che hanno provocato l’immediata reazione del deputato di Fratelli d’Italia Guerino Testa, presente all’evento. «Ancora una volta la cultura, in questo caso musicale, viene politicizzata», afferma Testa. «A Pescara Piero Pelù è riuscito a intervallare ogni brano con pensieri politici più ideologizzanti che concreti. La cultura dovrebbe essere scevra da condizionamenti ideologici».
Il parlamentare di FdI critica l’abitudine di alcuni artisti a utilizzare il palco come tribuna politica. «Continuiamo a vedere persone sicuramente ben pagate, che conducono una vita senza privazioni, dirci cosa fare e come fare secondo le loro ideologie, per lo più teoriche. È come se uno scienziato durante un convegno si mettesse a fare proclami ideologici».
Testa (FdI): un santone politico, a Pescara è stato un comizio
Secondo Testa, gli artisti hanno già strumenti per esprimere il proprio pensiero. «Hanno le loro canzoni, i loro scritti, le loro opere per dire ciò che pensano, lasciando al pubblico la libertà di farsi una propria idea. Usiamo la cultura per accrescere il sapere e non per professare una posizione politica».
Il deputato richiama anche le parole di Francesco De Gregori, che in più occasioni ha respinto il ruolo dell’artista come guida politica: «Ha ragione De Gregori quando rifiuta fermamente l’idea dell’artista come “santone” o educatore politico».
Sui social il concerto ha infiammato il dibattito. «È stato veramente scandaloso. Ho preferito andare via. Un vero comizio», ha commentato uno spettatore pescarese sui social. Anche tra gli stessi fan di Pelù non sono mancate le critiche. Un sostenitore del cantante ha scritto che «gli si perdona tutto», ma gli rimprovera gli interventi sul patriarcato, le sue posizioni sulla guerra in Ucraina e contro il governo. Tra i numerosi commenti pubblicati sui social, c’è chi parafrasando un suo celebre brano con Jovanotti e Ligabue, ha sintetizzato: “Il mio nome è mai più. A un concerto di Pelù”.