Il parroco di Parco Verde
Minori, don Patriciello sta col ddl del governo: “C’è chi si nasconde dietro la non punibilità”
Mentre i benpensanti lamentano del provvedimento varato dal governo Meloni per arginare i fenomeno delle baby gang, arrivando ad accuse di incostituzionalità e mentre c’è chi addirittura lancia manifesti allarmanti come “i vostri figli possono andare in carcere” (vedi la nuova campagna social del Pd) chi davvero conosce il fenomeno della violenza giovanile perché quotidianamente lo vive e lo combatte sul territorio, accoglie con soddisfazione il ddl del governo Meloni.
La posizione di Don Patriciello
È il caso di Don Maurizio Patriciello, parroco del Parco verde di Caivano, che oggi in una intervista rilasciata al Corriere della sera dice: «Credo che dovremmo chiederci oggi chi è il minore. Io so che ci sono minori che continuano a fare ciò che vogliono nascondendosi dietro la non punibilità. E questo non è giusto». E sul carcere come soluzione giusta spiega: «Il carcere deve servire a punire quelli che hanno commesso reati ma anche ad aiutarli a non commetterne altri quando usciranno. Se ciò non accade è perché le carceri sono troppo affollate. Ne vanno costruite altre».
Una riposta netta alla retorica buonista
Alla retorica buonista del “i giovani possono perdersi prima di diventare maggiorenti, risponde senza mezzi termini: «Voglio che non si perda nessuno, ma tra un criminale, anche minorenne, e un poliziotto o un carabiniere, io starò sempre con chi indossa una divisa. E mi batterò sempre contro le ingiustizie» anche se provocate dai giovani che delinquono «perché colpiscono chi è per bene e chi è debole. E un paese civile deve saper tutelare chi vive onestamente, lavora e paga le tasse. Lo Stato ha il dovere di garantire la sicurezza dei suoi cittadini».
L’esperienza nelle carceri e il contatto con le vittime
L’esperienza nelle carceri minorili e il contatto quotidiano con le famiglie delle vittime, di fronte a queste parole, ha un peso specifico importante: «Sono stato a Nisida, e ho visto che lì i ragazzi vengono trattati con competenza e rispetto. Anche con affetto, direi» e «Recentemente parlavo col papà di un ragazzo ucciso a vent’anni da un minorenne con una coltellata. Oggi riflettevo: l’assassino era minorenne, con tutto quello che comporta. Ma il ventenne è morto. Non so se mi spiego».