Sul filo del rasoio
L’economia russa prosegue il tracollo: dipendenza dalla Cina, Pil contratto e aziende insolventi
Ci sono tanti spunti che fanno pensare a un tracollo dell'economia russa: a partire dal gradimento del popolo sulle manovre finanziarie fino alle constatazioni delle evidenti difficoltà in cui si trovano determinate aziende
Esteri - di Gabriele Caramelli - 2 Luglio 2026 alle 18:45
L’economia russa vacilla e da più di quattro anni c’è chi si chiede quanto riuscirà a tenere, dopo l’invasione dell’Ucraina a febbraio 2022. Il conflitto sta diventando una guerra di posizione, mentre gli economisti sono impegnati a tracciare un bilancio delle spese del Cremlino, districandosi tra i dati annacquati dalla propaganda. L’ultima rilevazione di Gallup eseguita tra marzo e maggio ha confermato che il 60% dei russi intervistati ha affermato che le posizioni economiche del Paese stanno peggiorando.
Dal 2006 gli adulti russi non si esprimevano in questo modo sullo stato finanziario della Federazione. Ma ci sono altri dati che dimostrano come lo scontento arrivi da lontano: nel 2020 gli insoddisfatti erano il 45% e nel 2021 il 50%, nel corso della pandemia da Covid-19. Per il momento il governo di Putin è riuscito a superare le difficoltà grazie a un certo controllo sull’opinione pubblica, ma le risorse non sono infinite e a quanto pare neppure il consenso dei cittadini.
L’economia russa retrocede: il Pil si contrae assieme alla previsione di crescita
Un altro report, che fa comprendere quanto le condizioni di vita dei russi siano peggiorate, è quello del Kiel Institute for the world economy. Si tratta di una sintesi efficace, soprattutto per il titolo scelto “Fine dei giochi. La situazione dell’economia di stato russa”. Il dossier afferma che iniziano ad emergere i contorni di «una fase terminale» sul piano economico, mentre la premessa è che «l’economia non è crollata», anche se «le sue fondamenta strutturali si sono erose più rapidamente di quanto non indichino i dati macroeconomici».
Nel primo trimestre del 2026, il Pil ha ottenuto una contrazione dello 0,3% a fronte di uno sviluppo della spessa pubblica a marzo dello stesso anno e del 44% su base annua. Senza dimenticare che il Cremlino ha dovuto ridimensionare allo 0,4% la previsione di crescita per l’anno corrente. Si tratta di una stima che, secondo il report del Kiel Institute, «potrebbe rivelarsi ottimistica alla luce delle crescenti evidenze di scarsità di manodopera e carenza di forniture». Inoltre, rimangono «seri dubbi sull’accuratezza dei dati ufficiali sulla crescita», visto che «qualora l’inflazione fosse sottostimata, i tassi di crescita reale risulterebbero ancora più contenuti».
Le aziende con i bilanci deteriorati non riescono a pagare i debiti
Il report tratta anche un aspetto specifico che spiega perché il punto di non ritorno può essere vicino. Attualmente la Russia sta vivendo una serie di squilibri che sono ormai complessi da invertire. Si parte dalla relazione fra produzione bellica e produzione civile, oltre agli investimenti praticamente fermi e i volumi commerciali ai minimi da quindici anni: «La struttura a due velocità dell’economia fa sì che i dati aggregati sovrastimino notevolmente lo stato di salute del tessuto produttivo”. Inoltre, il quadro complessivo «è quello di un’economia che opera ai limiti della propria capacità produttiva”. Allo stesso tempo, “aumentano i rischi per la stabilità finanziaria», specialmente perché i privati e innanzitutto le imprese con i bilanci deteriorati non riescono più a pagare i propri debiti.
I dati incrociati offrono un punto di vista approfondito
Facendo un confronto tra il sondaggio Gallup e i dati del report del Kiel Institute for the World Economy, si arriva a un finale che apre uno scenario differente. Se si volge lo sguardo all’economia russa, è possibile comprendere che «i margini di manovra fiscali e finanziari della Russia sono ormai in gran parte esauriti; la dipendenza asimmetrica dalla Cina si sta accentuando, comportando costi già elevati e destinati a crescere nel tempo; i proventi delle esportazioni rimangono la variabile fondamentale nel determinare per quanto tempo il Cremlino potrà sostenere lo sforzo bellico». Quanto alle condizioni della popolazione, il peggioramento percepito non può essere messo da parte ancora a lungo. Per questo motivo, utilizzando ancora le parole del rapporto del Kiel Institute, esistono le condizioni per «una vera e propria fase conclusiva sul piano economico».
Ed è proprio qui che sbucano i margini per tornare al punto focale della situazione in Russia: quanto può tenere ancora Putin? L’Europa e l’Occidente, specialmente se il presidente americano Donald Trump dovesse tracciare una linea di demarcazione netta e decidere da che parte stare, possono fare la loro parte. Per il dossier: «La finestra di opportunità per un’azione occidentale incisiva è aperta». Il compito dell’Europa, in sostanza, è «disporre degli strumenti necessari per trasformare la pressione economica in un fattore che possa imporre un cambiamento duraturo nei calcoli strategici della Russia».