FdI non tradisce gli elettori
Ciriani non arretra: “Questa legge elettorale apre la strada al premierato”. E mette nel mirino i franchi tiratori
Dopo la bocciatura delle preferenze, il governo accelera: approvazione alla Camera e possibile modifica a Palazzo Madama
«Una ventina di parlamentari di centrodestra», per «istinto di conservazione», ha scelto «di fare i propri interessi, non pensare agli interessi generali del governo, del Parlamento e degli italiani». Luca Ciriani non gira intorno al problema. All’indomani della bocciatura per un solo voto dell’emendamento che avrebbe reintrodotto le preferenze nella legge elettorale, il ministro per i Rapporti con il Parlamento indica con chiarezza i responsabili del passo falso: i franchi tiratori annidati nella maggioranza.
L’esultanza della sinistra: “Reazione disperata”
Il voto segreto ha affossato una delle modifiche più significative del provvedimento, offrendo alle opposizioni l’occasione per inscenare in Aula festeggiamenti, abbracci e saltelli tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Un’esultanza che in molti in Fratelli d’Italia hanno liquidato come la reazione disperata di uno schieramento privo di una proposta comune e di una vera leadership.
“Il governo resta al suo posto”
Giorgia Meloni lo ha detto chiaramente: è stata «un’occasione persa per gli italiani». Ciriani, in ogni caso, esclude conseguenze sulla tenuta dell’esecutivo. «Non intendiamo concludere la nostra esperienza di governo. Abbiamo lavorato bene per quattro anni, c’è stato questo episodio che intendiamo superare», ha spiegato a Sky Tg24. Nessuna crisi, dunque, ma un incidente politico che il centrodestra vuole lasciarsi alle spalle per tornare a impegni e scadenze già da subito.
La priorità ora è approvare il testo alla Camera. «È un peccato che la legge vada al Senato senza le preferenze, ma l’altra Camera può correggerla. In Senato non è previsto il voto segreto», ha ricordato il ministro. L’obiettivo è chiudere il passaggio a Montecitorio entro domani e riaprire successivamente la partita a Palazzo Madama.
“Le preferenze erano solo una battaglia”
Sulla bocciatura interviene anche Fabio Rampelli, che rimarca l’opportunità mancata e denuncia un sistema nel quale, da oltre trent’anni, le candidature vengono decise dalle segreterie «spesso in modo discrezionale e opaco». Secondo il vicepresidente della Camera, «sarebbe stato giusto che centrodestra e centrosinistra si scontrassero su tutto, ma convergessero sull’emendamento per la reintroduzione delle preferenze o, almeno, non fosse richiesto dalla sinistra il voto segreto».
«La sinistra non è proprio interessata a lavorare per il bene dell’Italia», incalza Rampelli. «Parte dei parlamentari hanno avuto in regalo da alcuni leader il loro seggio, spesso senza essere passati nemmeno per i consigli municipali. Ce la si poteva fare solo con la schiettezza del voto palese o con una convergenza bipartisan nel nome del popolo italiano e della democrazia, contro le tentazioni oligarchiche».
Invece, accusa, «abbiamo visto un altro film, alcuni parlamentari dell’una e dell’altra parte si sono sentiti capponi e non sono entrati nel forno, altri hanno anteposto l’interesse di fazione a quello della nazione, il piumaggio che portano, la casacca di partito, non fa differenza. La destra ha lavorato mesi per trovare la quadra di coalizione con il compromesso del capolista bloccato, ingiusto ma necessario per avere una prima chance di cambiamento. Ha fallito per un voto di scarto, ma gli sono mancati decine di voti. Troppi». Ma Rampelli invita il centrodestra a non fermarsi: «Le preferenze erano solo una battaglia». La vera «guerra è impedire che chi perde le elezioni possa continuare impunito a governare sotto l’ombrello di poteri che nulla hanno a che fare con la democrazia». Andiamo ad approvare questa legge. Avanti Italia!».
Il primo passo verso il premierato
Per Ciriani, la riforma rappresenta anche «un inizio di premierato», perché afferma un principio politico preciso: chi vince le elezioni deve poter governare con una maggioranza stabile. Il premio è stato ridotto proprio per evitare tensioni costituzionali, ma resta la volontà di sostituire «l’oscurità degli accordi nelle segrete stanze» con la trasparenza della scelta popolare. Perché «in Fratelli d’Italia non si tradisce», come sentenzia questa mattina Tommaso Foti, titolare del dicastero per gli Affari europei.