Una Rai per i cittadini
Rai 3 non è più “TeleKabul”: il ritrovato pluralismo manda su tutte le furie i talebani della sinistra
L'Ad Giampaolo Rossi rivendica come un successo l'apertura della rete a voci di vari orientamenti. M5S e Avs lo attaccano e parlano di smantellamento dell'identità del canale
Levata di scudi a sinistra contro il pluralismo in Rai. A scatenare i nostalgici della lottizzazione ideologica sono state le parole del presidente del Cda, Giampaolo Rossi, che ha rivendicato come un successo il fatto che Rai 3 oggi non sia più “TeleKabul”, ma una rete su cui oggi trovano spazio voci di diverso orientamento. In particolare, M5S e Avs, sia attraverso propri parlamentari sia attraverso i consigliere d’amministrazione di riferimento, Roberto Natale e Alessandro Di Majo, hanno parlato di smantellamento dell’identità del canale. Un coro cui si è unito anche il Comitato di redazione del Tg3.
Rossi: «Oggi Rai 3 è una rete plurale, è un grande successo»
Intervenendo alla festa del Foglio, Rossi ha risposto a una domanda del vicedirettore Salvatore Merlo sul tema del pluralismo delle tv in Italia, rilanciato con forza da un intervento di Enrico Mentana, che aveva lamentato come La7 fosse diventata “Tele anti-Meloni”, una tv a voce unica che incarna «una nuova Rai 3». Rossi ha ricordato che «negli ultimi quindici anni Rai 3 era un’anomalia del servizio pubblico, quella che chiamavate TeleKabul: da grande canale del sociale si era trasformata nel grande canale dell’ideologia». «Oggi è una rete plurale nei racconti dove possono convivere Sigfrido Ranucci e Massimo Giletti, Salvo Sottile e Peter Gomez, Roberto Inciocchi e Marco Damilano», ha aggiunto, rivendicando questo cambio di passo «da amministratore delegato della Rai, come un mio grande successo».
Il pluralismo manda su tutte le furie i “talebani” della sinistra
A sinistra, però, l’idea di una rete che dia spazio a voci di diverso orientamento e nella quale tutti i cittadini possano trovare motivi di interesse è stata accolta come un grave vulnus. «Pensavamo che TeleMeloni ci avesse ormai mostrato tutto, ma mancava ancora un capitolo: un amministratore delegato che si dichiara orgoglioso di aver distrutto una rete del Servizio Pubblico», ha detto la pentastellata deputata della Vigilanza Rai, Dolores Bevilacqua. Per il collega di Avs Peppe De Cristofaro «lo smantellamento identitario di Rai3, portato avanti con un progetto fatto di scelte editoriali, cambio di conduttori e di trasmissioni, è una scelta ben precisa dei vertici di TeleMeloni, che preferiscono avere una Rai più attenta agli interessi della destra e del governo che ai telespettatori». Sulla stessa linea i consiglieri di amministrazione d’opposizione Natale e Di Majo e il Cdr del Tg3.
Mollicone: «Dispiace per i nostalgici di “TeleKabul”»
«Dispiace per i nostalgici di “TeleKabul” e per tutti coloro che, in nome di una scadente retorica su presunti grandi ascolti, tutti da dimostrare, preferivano una rete appaltata ai partiti politici e ai soliti circoli intellettuali ideologicamente orientati», ha commentato il presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, ricordando anche che «la Rai è sostenuta dai contributi di tutti i cittadini italiani» e, dunque, la sua linea editoriale non può non tenerne conto, a differenza di quanto può avvenire su La7, dove l’ideologia può anche essere usata per fare cassa con un certo posizionamento di mercato.
«La nostra priorità resta quella di garantire a chi paga il canone un’informazione autorevole, libera da vecchi monopoli ideologici e realmente aperta a tutte le sensibilità del Paese. Il tempo del pensiero unico è definitivamente tramontato», ha concluso Mollicone, sottolineando che le parole di Rossi «confermano una vocazione del servizio pubblico sempre più pluralista e custode dell’alternanza delle voci».
FdI: «La Rai appartiene ai cittadini e deve parlare a tutti»
«Oggi Rai 3 rappresenta, finalmente, un modello diverso rispetto al passato: non più una rete riconducibile a una sola visione, ma uno spazio editoriale aperto, in cui convivono voci, approcci e sensibilità differenti», hanno commentato i componenti di Fratelli d’Italia della commissione Vigilanza sulla Rai. «È comprensibile – hanno aggiunto – che questo cambiamento non piaccia a chi era abituato a un’impostazione monolitica, legata a circuiti politico-culturali ben definiti. Ma il tempo in cui una rete del servizio pubblico poteva essere percepita come espressione di un’unica area ideologica è definitivamente tramontato». «La Rai appartiene ai cittadini e deve parlare a tutti, non a una parte, come può accadere nel caso di emittenti private», hanno concluso i parlamentari di FdI in Vigilanza Rai, ricordando che «il pluralismo non è uno slogan, ma un dovere del servizio pubblico».