Contro i dogmi del green deal
“L’ecologia dei conservatori”: il libro di Procaccini conquista Dante Maffia. La prefazione è di Giorgia Meloni
«Avere tra le mani un’opera che tenta “Il ritorno al sacro della natura” mi convince, se ce n’era bisogno, che non tutto è perduto, che se apriamo gli occhi possiamo ancora trovare i rimedi giusti per non andare alla deriva».
E’ con queste parole che che Dante Maffia, scrittore e poeta tra le voci più significative della letteratura italiana contemporanea, ha raccontato il libro dell’europarlamentare di Fratelli d’Italia Nicola Procaccini: “L’ecologia dei conservatori – Il ritorno al sacro della natura”, con la Prefazione di Giorgia Meloni, (Giubilei Regnani editore).
La sua lunga e articolata recensione è stata pubblicata sul blog specializzato in temi di ecologia www.terradeifigli.it.
Maffia inoltre sottolinea come le pagine di Procaccini evidenzino che «l’ecologia dei conservatori è una realtà ben definita e finalmente intesa nella sua essenza». E aggiunge: «Procaccini conclude con una poesia di Pier Paolo Pasolini, a dimostrazione che a lui preme fare luce obiettiva e non persistere sul “clamoroso errore” del Green Deal. Un libro che sarebbe piaciuto sicuramente a Tommaso Campanella, che molti hanno dimenticato, si tratta dell’autore de“La città del sole”», conclude Maffia.
Un libro che nasce dall’amore per la propria casa
Nicola Procaccini, europarlamentare di Fratelli d’Italia dal 2019 è responsabile del Dipartimento Ambiente ed Energia di Fratelli d’Italia e al Parlamento europeo è co-presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti (ECR). Nel suo libro sviluppa una riflessione articolata sull’ambientalismo reinterpretato in chiave conservatrice, partendo da un presupposto tanto semplice quanto ambizioso: la vera ecologia nasce dall’“amore per la propria casa”, concetto riconducibile all’idea di oikophilia elaborata da Roger Scruton. In questa prospettiva, la difesa dell’ambiente non è il prodotto di un’ideologia recente, ma l’espressione naturale di un sentimento radicato nella storia, nella cultura e nell’identità dei popoli.
La prefazione di Giorgia Meloni
A firmare la prefazione è la premier Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e già presidente dei Conservatori europei prima della vittoria alle elezioni Politiche del 2022 che l’hanno portata a Palazzo Chigi. In un passaggio del suo messaggio che apre il volute, Meloni spiega che «In queste pagine, Nicola Procaccini ci accompagna in un viaggio che parte dalla critica della narrazione dominante e arriva a presentare la proposta politica e culturale sostenuta dai conservatori italiani, europei e occidentali. Un’ecologia che nasce dal rispetto e dalla consapevolezza che l’essere umano non è il padrone del Creato, ma il suo custode. Che tiene insieme sviluppo e tutela, innovazione e tradizione, libertà e responsabilità. Che non pretende di riscrivere l’uomo e la natura secondo schemi astratti. Che non impone sacrifici inutili, ma promuove scelte consapevoli. E che non si fonda sulla paura, ma sul buon senso e sul la realtà».
Una proposta declinata nelle scelte quotidiane
«Una proposta politica – continua Meloni – e culturale che, in questi anni, i conservatori non hanno mai confinato al dibattito intellettuale ma che hanno declinato sempre nelle scelte concrete di ogni giorno. Come ha fatto il Governo italiano che, fin dal suo insedia mento, ha rimesso in discussione il folle dogmatismo ideologico alla base del Green Deal europeo 8 e ha lavorato per cambiarlo. Perché è un approccio sbagliato, che ha messo in ginocchio l’industria e i lavoratori europei e ha legato l’Europa a nuove dipendenze strategiche, per di più senza ottenere risultati sul fronte della riduzione delle emissioni globali. Anche grazie all’Italia, in questi anni, si sono raggiunti i primi risultati e si sono compiuti alcuni importanti passi avanti per arrivare a una transizione ecologica davvero sostenibile e compatibile con i nostri sistemi economici. Ma, ovvia mente, non basta. Non ci accontentiamo e continueremo a lavorare in questa direzione, facendo ogni sforzo possibile per coniugare difesa dell’ambiente e produzione, cura del territorio e attenzione alle persone».
Ambientalismo e narrazione dominante
Procaccini conduce il lettore in un percorso che intreccia riflessione teorica, esperienza personale e osservazione diretta del dibattito politico contemporaneo, in particolare a livello europeo. Il racconto prende forma anche attraverso episodi vissuti nelle istituzioni, che diventano occasione per mettere in discussione quella che viene definita la narrazione dominante dell’ambientalismo: una visione ritenuta spesso ideologica, astratta e distante dalle esigenze concrete dei cittadini, dei lavoratori e dei sistemi produttivi.
A partire da questa critica, il libro costruisce progressivamente una proposta alternativa. L’ecologia conservatrice viene descritta come un equilibrio tra elementi apparentemente opposti: sviluppo economico e tutela ambientale, innovazione e tradizione, libertà individuale e responsabilità collettiva. In questa visione, l’essere umano non è visto come un nemico della natura, ma come il suo custode, chiamato a prendersene cura con consapevolezza e senso del limite, senza cedere né al dominio indiscriminato né a una visione che lo escluda o lo colpevolizzi.
Il dibattito sul green Deal
Ampio spazio è dedicato al contesto europeo e al dibattito sul Green Deal, interpretato come il simbolo di un approccio che, pur nato da obiettivi condivisibili, avrebbe assunto tratti dogmatici e prodotto effetti controproducenti sul piano economico e sociale. L’autore evidenzia i rischi di una transizione ecologica non sufficientemente attenta alle ricadute su industria, lavoro e sovranità delle nazioni, proponendo invece un modello più graduale, pragmatico e compatibile con la realtà dei sistemi produttivi.
Un manifesto culturale
Il testo si configura così non solo come un saggio politico, ma come un vero e proprio manifesto culturale. Al centro vi è l’idea che la questione ambientale sia anche, e soprattutto, una questione di civiltà: riguarda il modo in cui le comunità si percepiscono, custodiscono le proprie radici e progettano il futuro. Difendere l’ambiente significa quindi anche difendere un’eredità fatta di tradizioni, valori e legami sociali, da trasmettere alle generazioni successive.
Attraverso uno stile che alterna analisi critica e slancio ideale, il libro invita a superare le contrapposizioni ideologiche e a recuperare una visione più concreta e responsabile dell’ecologia. Una visione che rifiuta sia il fatalismo catastrofista sia l’ottimismo superficiale, e che si fonda invece sul buon senso, sull’esperienza e sulla capacità dell’uomo di prendersi cura della propria “casa” comune, accompagnandola nel tempo senza snaturarne l’essenza.