Audizione in Parlamento
Crosetto: “La pace va costruita e protetta”. E lancia l’allarme: “Scenario estremamente degradato”
Guido Crosetto non usa giri di parole e di fronte alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato dice: «Il panorama internazionale continua a consegnarci uno scenario estremamente degradato, caratterizzato da instabilità diffuse e crisi sempre più interconnesse». Nell’audizione fissata di buon mattino, il ministro della Difesa del governo Meloni ha sottolineato che ogni crisi «si propaga ben oltre i rispettivi quadranti, alimentando una dinamica globale nella quale instabilità, conflitti e competizione strategica tendono a rafforzarsi reciprocamente. I principali focolai di tensione risultano profondamente collegati tra di loro».
Libano: situazione preoccupante
Crosetto ha poi declinato questa consapevolezza facendo il punto sullo stato delle cose, a partire dal Libano, dove dice: «La situazione desta quotidiana preoccupazione e il quadro di sicurezza del paese è tornato a deteriorarsi dopo alcuni segnali incoraggianti». Secondo il responsabile della Difesa dell’Esecutivo «la crisi sembra aver riportato il Paese a condizioni che richiamano quelle dei primi anni del 2000, con una crescente presenza militare israeliana nel sud del Libano e un significativo incremento delle operazioni condotte contro Hezbollah. L’obiettivo perseguito sembra essere quello di eliminare in modo permanente la minaccia rappresentata dall’organizzazione sciita, ma questo approccio ha costi altissimi».
Un quadro desolante
Non solo. Per Crosetto «il quadro attuale è desolante. Il Libano sta soffrendo una crisi con quasi un milione e mezzo di sfollati ed è continuamente martoriato nel sud del Paese, praticamente fino alla stessa Beirut». Allo stesso tempo «Israele ha rafforzato la sua presenza occupando militarmente diverse aree e al momento non sembrano presentarsi segnali di rientro oltre la linea di demarcazione tra i due stati. E la connessione con il conflitto in Iran e l’utilizzo del suolo libanese per combattere una guerra per procura rendono lo scenario ancora più complesso da risolvere. Di fronte a una crisi che sta provocando ferite indelebili alla popolazione e al territorio» ha aggiunto.
Ammirevole sforzo degli italiani impegnati in Unifil
Crosetto ha poi definito «ammirevole, lo sforzo degli uomini e delle donne italiani impiegati in Unifil, che continuano a portare avanti la missione assegnata con grandissima professionalità nonostante i rischi elevati». Attraverso i loro comandanti, con i quali il ministero è costantemente in contatto, ha concluso Crosetto, si percepiscono «il coraggio, il senso del dovere e lo spirito di sacrificio, ma anche la determinazione a contribuire a portare sollievo a una popolazione sempre più martoriata e sempre più afflitta dagli attacchi e a continuare a costruire un futuro diverso».
Ucraina: cifra morti e feriti potrebbe avvicinarsi a 2 milioni entro anno
Passando a un altro conflitto che si sta consumando nel cuore dell’Europa, quello in Ucraina, Crosetto fa un bilancio sulle perdite di vite, stimando che il numero totale tra morti e feriti tra le parti coinvolte potrebbe avvicinarsi a 2 milioni entro la fine dell’anno, oltre mille al giorno sul lato russo». Per il responsabile della Difesa «Si tratta di dati difficili da verificare in modo definitivo ma sufficienti da rappresentare l’intensità dello scontro e le sue conseguenze sul lungo periodo» ha spiegato Crosetto sottolineando che si tratta di «un conflitto che da oltre quattro anni dal suo inizio continua a registrare livelli di violenza che l’Europa non conosceva dalla fine della Seconda guerra mondiale. E le ricadute sono molteplici, in particolare quelle finanziarie». Inoltre, ha affermato Crosetto «torna attuale la minaccia atomica che pensavamo aver consegnato ai libri di storia».
Sostenere Kiev nello sforzo difensivo, politico e diplomatico
«È necessario sostenere lo sforzo difensivo dell’Ucraina insieme allo sforzo politico e diplomatico» ricorda Crosetto. «Il conflitto appare caratterizzato da una situazione di stallo. Gli analisti sembrano concordare sul fatto che, mantenendo gli eventuali ritmi operativi, sarebbero necessari dieci anni affinché la Federazione russa possa completare la conquista del Donbass e diversi decenni per conseguire la conquista dell’intero territorio ucraino. Si tratta di una proiezione puramente algebrica, ma che conferma come la volontà di una delle parti di perseguire una soluzione esclusivamente militare appaia difficilmente perseguibile su lungo termine» conclude il ministro della Difesa.