Occhi puntati su Islamabad
Usa-Iran, il giorno dei colloqui. Trump: «Riapriremo Hormuz. Il nucleare è il 99% della questione»
Le delegazioni americana e iraniana sono arrivate in Pakistan. Da Teheran arrivano notizie su uno slittamento di alcune ore dell'avvio dei colloqui e di precondizioni poste dall'Iran prima per sedersi al tavolo. Il punto tra speranza e diffidenze
Giornata di speranza e di attesa per i colloqui tra Usa e Iran che prenderanno il via oggi a Islamabad, in Pakistan. Un’attesa che, in base alle notizie che arrivano dall’Iran, sembra destinata a prolungarsi rispetto alle attese: secondo l’agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, ha diffuso la notizia che i colloqui sono stati posticipati di alcune ore rispetto all’orario inizialmente previsto. Inoltre, ha riferito che le due delegazioni incontreranno separatamente il premier pakistano Shehbaz Sharif prima dell’avvio formale dei negoziati e che quella iraniana porrà delle precondizioni prima di sedersi al tavolo, tra le quali anche il cessate il fuoco in Libano.
Le delegazioni a Usa e Iran a Islamabad
La delegazione Usa, guidata da JD Vance e che comprende l’inviato speciale di Donald Trump Steve Witkoff e il genero del presidente Jared Kushner, arrivati separatamente, è atterrata nella prima mattina italiana. Ma gli occhi sono tutti puntati sul vicepresidente, che secondo fonti del Golfo, sarebbe interlocutore gradito all’Iran. La delegazione iraniana, composta da 71 membri e guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, considerato un “falco”, è arrivata già da diverse ore. Ne fanno parte, tra gli altri, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, il governatore della banca centrale Abdolnaser Hemmati e il responsabile per la sicurezza Ali Akbar Ahmadian. Per il Pakistan, al tavolo dei negoziati ci saranno il primo ministro Shehbaz Sharif, il ministro degli Esteri Ishaq Dar e il capo di Stato Maggiore Asim Munir.
Da Hormuz al nucleare: i temi sul tavolo
L’esito dell’incontro è cruciale rispetto a quello del conflitto: i colloqui, che secondo quanto emerso si svolgeranno nell’arco di una sola giornata, serviranno a tentare di stabilizzare la fragile tregua e trasformarla in un accordo di pace più duraturo. Sul tavolo il futuro del programma nucleare iraniano, la presenza militare americana in Medio Oriente e il controllo dello Stretto di Hormuz.
Le precondizioni dell’Iran per avviare i colloqui
Secondo quanto trapelato, la delegazione iraniana solleverà la questione di una presunta violazione degli impegni da parte americana in un incontro con il premier pakistano, prima dei colloqui con la delegazione americana a Islamabad, e porrà sul tavolo delle precondizioni prima dell’avvio vero e proprio dei negoziati. Tra queste, il tema del rilascio dei beni iraniani e il cessate il fuoco in Libano.
L’esortazione di Guterres: «Si compia ogni sforzo»
Alle due delegazioni è arrivata l’esortazione del segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, a compiere uno sforzo concreto per raggiungere una soluzione duratura. L’invito è a utilizzare l’incontro come un’opportunità «per impegnarsi in buona fede verso un accordo duraturo e globale, con l’obiettivo di una de-escalation e di prevenire una ripresa delle ostilità», ha dichiarato il portavoce Onu Stéphane Dujarric.
Trump: «Niente armi nucleari. Questo è il 99% della questione»
«Vedremo quello che succederà», ha detto Donald Trump nella notte. «Sono stati sconfitti militarmente e ora riapriremo presto lo Stretto di Hormuz, con o senza di loro», ha aggiunto, chiudendo a qualsiasi ipotesi di pedaggio: «Non lo permetteremo». «C’è una buona squadra al lavoro con Jd, vedremo come andrà a finire. Penso che si risolverà piuttosto rapidamente. E se non sarà così, riusciremo a concludere la questione in un modo o nell’altro», ha aggiunto a proposito degli sforzi per garantire il libero passaggio nello stretto di Hormuz che l’Iran ha di fatto bloccato.
Trump, parlando alla Joint Base Andrews prima di una visita in Virgina, ha poi ribadito che la sua priorità in un accordo con l’Iran è limitare le capacità nucleari del Paese. «Niente armi nucleari. Questo è il 99% della questione», ha spiegato.
La diffidenza del “falco” iraniano Ghalibaf
«Abbiamo buone intenzioni, ma non ci fidiamo»: sono state le parole di Ghalibaf, al suo arrivo a Islamabad, secondo quanto riportato dalla tv di Stato iraniana. «La nostra esperienza nei negoziati con gli americani si è sempre conclusa con fallimenti e promesse non mantenute», ha aggiunto Ghalibaf.
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