A "Lo stato delle Cose"
“Totò Riina si nascondeva nella villa del ministro maltese”, lo scoop di Giletti sul capo di Cosa Nostra
Un’approfondita inchiesta giornalistica ha individuato i rifugi del “capo dei capi” sull’isola di Gozo. L'esponente di governo estraneo ai fatti
Totò Riina si nascondeva a Malta, quando era latitante, nella villa dell’attuale ministro dell’agricoltura dell’isola, Anton Refalo, risultato comunque estraneo ad ogni accusa. E’ l’ultimo scoop di Massimo Giletti, che andrà in onda lunedì 6 aprile su Raitre, nel programma “Lo stato delle cose”.
La latitanza “du u curtu” a Malta
Un’approfondita inchiesta giornalistica ha individuato i rifugi del “capo dei capi” sull’isola di Gozo, a Malta, rivelando che una delle due ville utilizzate dal boss appartiene oggi all’attuale ministro dell’Agricoltura maltese, Anton Refalo.
La scoperta è frutto del lavoro del giornalista Silvio Schembri per il programma televisivo “Lo Stato delle Cose”, condotto da Massimo Giletti.
L’indagine è partita da un indizio decisivo: una lettera anonima recapitata al giornalista Pino Maniaci, nella quale veniva descritta con precisione un’abitazione su due piani, dotata di terrazzo e vista mozzafiato, indicata come rifugio di Riina in più occasioni durante la sua latitanza.
Seguendo questa traccia, Schembri si è recato più volte a Gozo, raccogliendo le testimonianze dei residenti. Il quadro che emerge è strabiliante: i vicini ricordano la presenza del boss, descritto come un “turista sui generis”, sempre educato, silenzioso e mai incline a discussioni; solo anni dopo, riconoscendo la sua foto quale simbolo del male assoluto, ne hanno collegato l’identità. Il ministro maltese, però, è estraneo ad ogni accusa. E ha dichiarato di avere acquistato la villa, “successivamente”, al periodo di latitanza di Totò “u curtu”.
Una lunga latitanza
Il sanguinario boss di Corleone è rimasto latitante per oltre venticinque anni, venendo arrestato solo nel gennaio del1993 e dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio. In quegli anni, uccidendo prima Stefano Bontate e poi altri mafiosi di spessore, conquistò la primazia nelle famiglie mafiose. Riina e i corleonesi, come Provenzano, “scalarono” i vertici di Cosa Nostra, rivoluzionando ancora in peggio tutte le regole della mafia. Decisiva per la sua cattura fu la prima condanna all’ergastolo che gli fu inflitta al Maxiprocesso grazie alle rivelazioni di Tommasino Buscetta. Rimase in carcere per 24 anni, fino alla sua morte, nel 2017. Senza smettere mai di essere una “belva”, anche al 41 bis.
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