Numeri reali, non aneddoti
Schillaci: “Liste d’attesa ridotte dopo 20 anni”. Ecco i nuovi dati
Il Ministro della Salute anticipa i numeri dopo l'applicazione del decreto "taglia code": per quanto riguarda "gli esami diagnostici siamo all'87,2% delle prestazioni erogate entro i termini fissati per legge, mentre per le visite specialistiche siamo all'80,9%"
+ Seguici su Google DiscoverChe sulla riduzione dei tempi delle liste d’attesa in ambito sanitario il governo Meloni stia dato delle risposte concrete lo si evince soprattutto dal velo di silenzio calato dall’opposizione sul tema: quello che era uno dei cavalli di battaglia del Pd e della segretaria Elly Schlein da qualche tempo è sparito dai dibattiti e dai comizi. E questa è senza dubbio una buona notizia per gli italiani. Certo come ha ammesso la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella sua informativa alla Camera, c’è ancora da lavorare ma i numeri del decreto “taglia code” parlano chiaro. E a rivendicarli è Orazio Schillaci.
Dopo 20 anni di peggioramento il trend è invertito
In una intervista al quotidiano La Stampa il Ministro della Salute sottolinea: «Per la prima volta dopo vent’anni di peggioramenti documentati, il trend si è invertito», e a dirlo sono i dati ancora inediti della Piattaforma nazionale di Agenas, «che ha analizzato 50 milioni di prenotazioni e che renderemo pubblici il mese prossimo. Numeri reali, non aneddoti».
Esami diagnostici le prestazioni erogate superano l’87%
Per l’esponente dell’Esecutivo, competente in materia di Salute e Sanità «in una netta maggioranza dei casi i dati sono ora ripuliti e lontani dall’aneddotica di questi anni, visto che per gli esami diagnostici siamo all’87,2% delle prestazioni erogate entro i termini fissati per legge, mentre per le visite specialistiche siamo all’80,9%».
Il 20% di visite in Italia è considerato inappropriato
In altre parole il Ministro spiega che il decreto taglia code «funziona dove viene applicato e a dirlo sono ancora una volta i numeri» ma «Quel 20% abbondante di prestazioni urgenti non offerte nei tempi previsti va ancora aggredito. E non basta aumentare l’offerta se il problema ha radici strutturali. Il 20% delle visite e degli esami richiesti in Italia è considerato inappropriato. Un eccesso prescrittivo che costa circa 20 miliardi l’anno, frutto di medicina difensiva e di percorsi diagnostici carenti sul territorio».
Linee guida sulle prescrizioni
Anche su questo versante Schillaci è già al lavoro: «Per aggredire questo fronte, il ministero della Salute, insieme all’Istituto Superiore di Sanità, sta via via pubblicando le linee guida relative alle prescrizioni per le venti visite specialistiche e prestazioni diagnostiche più richieste in Italia. Uno strumento concreto per orientare i medici verso una prescrizione appropriata, ridurre gli esami inutili e liberare risorse per chi ne ha davvero bisogno. Una misura attesa da tempo, che interviene a monte del problema invece di rincorrerlo. La risposta non può essere solo aumentare l’offerta».
Lavorare sui percorsi di cura
Il responsabile della Salute e della Sanità del governo Meloni ha chiare anche le linee di azioni e le priorità: «Serve lavorare sui percorsi di cura e sulla presa in carico dei pazienti cronici e fragili, che per una visita di controllo non dovrebbero passare dal Cup, ma ricevere l’appuntamento direttamente dal centro che li ha in carico. Servirà far lavorare a regime case e ospedali di comunità. Servirà la digitalizzazione: il fascicolo sanitario elettronico per evitare di duplicare esami già eseguiti, e piattaforme come Mia di Agenas – in fase di sperimentazione – che con l’intelligenza artificiale supporterà i medici nelle scelte prescrittive» conclude Schillaci.
Ultima notizia
Vasta operazione
Maxi blitz antimafia a Palermo: 32 arresti, la “metamorfosi strategica” di Cosa Nostra
Cronaca - di Redazione