Presentato il documento Ecr
‘No-go zones’: rapporto sull’islamizzazione dell’Europa. FdI: “Basta società parallele”
Gli esponenti di Fratelli d'Italia, Procaccini e Kelany raccontano i risultati del report. La responsabile dell'immigrazione di via della Scrofa: “Basta ipocrisie sul separatismo islamico. Governo Meloni inverte la rotta: difendiamo identità e sicurezza degli italiani”
FdI rilancia sul tema della sicurezza e dell’immigrazione e presenta alla Camera, dopo averlo fatto con il gruppo Ecr in Europa, il rapporto in materia della fondazione ‘New Direction- Foundation for European Conservatorism’. Al centro della ricerca il tema delle ‘no-go zones’ nel Vecchio Continente, presentato a Montecitorio dall’europarlamentare Nicola Procaccini, co-presidente del Gruppo Ecr al Parlamento Europeo e dalla responsabile immigrazione di Fratelli d’Italia, la deputata Sara Kelany e dal direttore del Tempo, Daniele Capezzone.
I codici della radicalizzazione
Nell’introduzione al documento, di oltre 40 pagine, l’eurodeputato Nicola Procaccini sottolinea che si tratta di aree urbane nelle quali si assiste «all’emergere di società parallele in cui le leggi dello Stato sono progressivamente sostituite dai codici della radicalizzazione e della legge della violenza». Procaccini cita Angela Merkel e il fallimento del multilateralismo, Kelany cita il democraticissimo Macron e la sua legge sul «separatismo islamico».
Kelany: cecità ideologica sul separatismo islamico è finita
La deputata Kelany ha sottolineato: «Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome: il separatismo religioso è una realtà che minaccia le fondamenta della nostra civiltà. Per troppo tempo, per paura di essere tacciati di islamofobia o xenofobia, la politica ha voltato lo sguardo altrove, permettendo la nascita di enclave dove la legge dello Stato viene sostituita dalla Sharia. Oggi, grazie al lavoro di Fratelli d’Italia e di questo Governo, quella stagione di cecità ideologica è finita».
In Europa fallimenti stratificati
Secondo Kelany «L’immigrazione massiccia e incontrollata voluta dalle sinistre negli ultimi dieci anni non è stata accoglienza, è stata una gestione irresponsabile che ha creato degrado nelle nostre periferie. Noi stiamo passando dalle parole ai fatti. Abbiamo presentato in Parlamento un disegno di legge contro il separatismo religioso per accendere un faro sui finanziamenti esteri alle moschee e impedire infiltrazioni radicali. Non tollereremo più che in Italia si predichi l’odio o che si calpestino i diritti fondamentali delle donne: il velo integrale, i matrimoni forzati e i certificati di verginità sono pratiche incompatibili con la nostra cultura e con il principio di uguaglianza».
Sicurezza: torna lo Stato
Sul fronte sicurezza poi «le operazioni ‘Stazioni Sicure’ e l’impiego dell’Esercito, sono la prova che lo Stato è tornato. Ma i cittadini devono sapere che la sicurezza non dipende solo dal Viminale: i Sindaci hanno il dovere di collaborare e non possono nascondersi dietro l’ideologia. Mentre le opposizioni a Palazzo Madama fanno ostruzionismo con migliaia di emendamenti al Decreto Sicurezza, noi tiriamo dritto. Difenderemo i nostri confini, la nostra legge e la nostra libertà» ha concluso la parlamentare del partito di Giorgia Meloni.
Il rapporto in sintesi
Il documento rappresenta il primo rapporto dettagliato sulle cosiddette ‘no-go zones’, cioè quei quartieri, talvolta anche intere città, dove sono nate società parallele, soprattutto a causa dell’immigrazione illegale di massa. E’ stato realizzato dall’osservatorio francese OID (Observatoire de l’immigration et de la demographie”) per la Fondazione “New Direction – Foundation for European Conservatism” che è la fondazione di riferimento del gruppo dei Conservatori e Riformisti al Parlamento europeo (Ecr).
Integrazione mancata
Basandosi su dati comparativi di diversi Stati membri dell’UE, lo studio individua modelli ricorrenti di frammentazione territoriale, indebolimento dell’autorità statale e consolidamento di norme parallele in alcune aree urbane. Sottolinea il ruolo della mancata integrazione, della persistente distanza culturale e, in alcuni casi, dell’emergere di contro-società islamiste che contestano l’applicazione uniforme della legge e i valori civici condivisi.
Approfondire il fenomeno delle no go zones
L’obiettivo del report è quello di approfondire attraverso il metodo scientifico e statistico il fenomeno delle “no go zones” in Europa, individuare le cause sottostanti, le conseguenze a livello sociale e di sicurezza ed elaborare una serie di raccomandazioni politiche basate su dati concreti volte a prevenire la frammentazione e a ristabilire l’autorità dello Stato
Lo studio prende in esame sette paesi dell’UE in cui le “zone vietate” sono più segnalate: Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio, Svezia e Paesi Bassi. Sono state selezionate tre zone per i paesi più grandi e due per gli altri. La selezione si basa su menzioni ricorrenti in rapporti ufficiali, media e fonti accademiche.
Dalla Francia a Bruxelles: le zone più a rischio
Tra le “no go zone” più a rischio individuate nel rapporto ci sono la banlieu Saint-Denis in Francia e il quartiere di Molenbeek a Bruxelles, quartieri dove sono cresciuti e hanno trovato rifugio un numero significativo di soggetti radicalizzati, come Salah e Brahim Abdeslam, figure chiavedegli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 e Mohamed Abrini (successivamente coinvolto negli attentati di Bruxelles), La Castellane a Marsiglia, dove è scoppiata una guerra tra le due bande che si sono spartite a lungo il mercatodella droga: DZ Mafia (da Dzaïr, Algeria in arabo) e Yoda, NeuKölln a Berlino, Chorweiler a Colonia, Raval a Barcellona, il quartiere di Rosengard a Malmö o Feijenoord a Rotterdam.
Tre zone a rischio anche in Italia: a Roma, Milano e Torino
Per l’Italia sono state individuate tre zone a rischio in tre grandi città amministrate dalla sinistra: la stazione Termini a Roma, Quarto Oggiaro a Milano e il quartiere Aurora di Torino.
Presenza di bande giovanili
In tutte le “no go zones” individuate viene riscontrata la presenza di bande giovanili, segnalazioni di antisemitismo, omofobia e restrizioni basate sul genere (tranne in Spagna e a L’Aja) e attacchi contro la polizia. I tassi di disoccupazione in tutte le zone individuate sono più alti (in molti casi sensibilmente) rispetto alla media europea. A Chorweiler(Colonia), Borgerhout (Anversa) e NeuKölln (Berlino) il tasso di violenza sessuale è di molto superiore alla media europea. Il dato schizza rispetto alla media Ue anche a Rosengard (Svezia) e molte altre “no go zones”.
La resa dello Stato
Il report individua una dinamica parallela tra l’aumento dei livelli di immigrazione e il progressivo sviluppo di enclave urbane ad alto tasso di criminalità e in cui lo Stato si è ritirato. Correlazione che non viene riscontrata quando sussiste solamente un’alta diffusione della povertà.
Sovra rappresentazione della popolazione musulmana
La popolazione musulmana è nettamente sovra rappresentata nelle zone designate come no-go. In queste aree, la percentuale media di residenti musulmani raggiunge il 29%,superando significativamente sia la media a livello UE del 4,9% sia la media nelle aree urbane comparabili al di fuori delle zone vietate. Secondo il dossier i legami familiari, la solidarietà etnica e le reti religiose svolgono un duplice ruolo in questi quartieri: forniscono sostegno sociale ma a volte proteggono involontariamente attività illecite.
Rischio terrorismo
Secondo lo studio circa il 63% dei terroristi islamisti che hanno colpito l’Europa tra il 2010 e il 2025 aveva un legame verificato con una no-go zone. I cosiddetti “quartieri sensibili” in Europa rimangono terreno fertile dove tali vulnerabilità possono essere sfruttate: il ritiro della comunità, la percezione di esclusione e la microcriminalità creano un contesto favorevole per i reclutatori jihadisti.
Prima regola: riconoscere il problema
Per preservare la coesione sociale rafforzando l’integrazione l’analisi raccomanda l’adozione di una serie di politiche, tra cui: innanzitutto nominare e riconoscere il problema, contrastare l’immigrazione illegale e controllare i flussi migratori di massa, rendere efficaci le espulsioni per gli immigrati illegali e per gli immigrati legali violenti, riformare le politiche di naturalizzazione eliminando i percorsi automatici di cittadinanza e attuando controlli rigorosi, ristabilire l’ordine pubblico e riaffermare la presenza dello Stato nei territori a rischio separatismo, contrastare l’Islam politico e le interferenze straniere, istituire procedure semplificate o automatiche di revoca della cittadinanza per gli individui di origine straniera che hanno acquisito la cittadinanza e commesso reati gravi.
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